Progetto Nuova Energia

venerdì 20 novembre 2009

SurplusHome or Sur+Home

Cube House - Il progetto vincitore del 'Solar decathlon 2009', progettato dalla Technische Universität Darmstadt
Technische Universität Darmstadt
Department of Architecture
Energy Efficient Building Design
Dipl.-Ing. Johanna Henrich
henrich@ee.tu-darmstadt.de
phone: +49 [0]6151 16-54 73
fax: +49 [0]6151 16-52 47
http://www.solardecathlon.tu-darmstadt.de/home/home.de.jsp






SunPower-Etrion, al via 4 impianti solari in Puglia

SunPower torna in Italia con un progetto realizzato in collaborazione con l’azienda Etrion, per realizzazione di nuovi progetti fotovoltaici.
(Rinnovabili.it) – Etrion Corporation, azienda energetica canadese, è in trattativa con la statunitense Sun Power collaboreranno insieme per la realizzazione di quattro nuove centrali fotovoltaiche a inseguimento solare in Italia. Territorio d’elezione la Puglia che con questi 4 MW di potenza, si appresta così a ricevere un nuovo tassello nella produzione rinnovabile regionale. L’accordo annunciato oggi illustra un ampio piano la cui prima fase – relativa alla realizzazione del primo impianto – partirà alla fine del mese di novembre, per iniziare la vendita dell’elettricità prodotta già nel 2010. Sun Power, con 500 MW installati in tutto il mondo grazie ai propri sistemi fotovoltaici tra cui spiccano per importanza in Italia quello da 24 MW di
Montalto di Castro
e quello di Tolentino da 5 MW, si occuperà dei processi di implementazione e dei diversi servizi relativi alla manutenzione e alla gestione degli impianti destinati alla produzione dell'energia solare. Il ruolo che questa svolge è visto dall'Amministratore Delegato di Etrion, Marco Antonio Noethland, come “sempre più importante” nell'intento “di sfruttare fonti alternative di energia rinnovabile e pulita. La scelta di Sun Power – ha aggiunto Northland – che vanta una notevole esperienza nella costruzione di grandi impianti solari fotovoltaici, ci permetterà di realizzare rapidamente e senza problemi questi importantissimi progetti”. L’inseguitore solare SunPower® in tal caso permetterà di raggiungere fino al 25% in più rispetto a quelle tradizionali che dispongono di sistemi ad inclinazione fissa.
“SunPower offre, in termini di tecnologia e attrattiva finanziaria, una soluzione unica ad alto valore aggiunto per chi vuole sviluppare grandi impianti fotovoltaici – ha asserito il Direttore alle vendite per l'Europa di SunPower ,Mario Riello – I nostri inseguitori massimizzano il ritorno sull’investimento per l’investitore, mentre la solidità del nostro bilancio aziendale e i termini contrattuali offrono garanzie indiscusse agli istituti di credito. Siamo lieti di contribuire- egli ha poi concluso- grazie al nostro accordo con Etrion, alla produzione di energia solare pulita e sicura in Italia, un mercato in rapida espansione”.

Un 'grande monolite nero' conquista il Solar Decathlon 2009

Una casa 'sperimentale' capace di produrre 19 kilowatt di energia al giorno
Il gruppo di progettazione composto dagli studenti del Politecnico di Darmstadt (Germania) è stato recentemente proclamato vincitore assoluto del Solar Decathlon 2009 dal Dipartimento per l’Energia degli Stati Uniti d’America, seguito dai team “Illinois” e “California”.
La competizione, tenutasi nell’ottobre passato a Washington D.C., ha visto la partecipazione di 20 gruppi di progettazione - provenienti da università europee e americane - impegnati per nove giorni nella realizzazione e nell’avvio dell’operatività di case-prototipo a emissioni zero di carbonio, energeticamente efficienti ed alimentate da energia solare.
Quasi interamente rivestita di pannelli fotovoltaici, la "Cube House" del team vincitore ha sbaragliato la concorrenza producendo 19 kilowatt di energia al giorno, anche durante tre giorni di pioggia. L’edificio ha convinto la giuria del concorso anche grazie al caratteristico design che gli ha “regalato” il soprannome di “Big, Black Monolith” (“Il grande monolite nero”).
“Il nostro progetto vuole illustrare soluzioni innovative per la progettazione sostenibile e farne un oggetto di discussione. La nostra visione architettonica presenta uno stile di vita alternativo e introduce il concetto di efficienza energetica e di sostenibilità come elemento essenziale della vita quotidiana. La costruzione della facciata si basa sul principio tradizionale del rivestimento di copertura, comunemente praticato con lastre in ardesia o legno. Abbiamo preso questa tecnica e ne abbiamo trasferito il concetto di fondo impiegando un nuovo stile e materiali moderni, come i moduli fotovoltaici in vetro e il vetro acrilico. La facciata offre inoltre ombreggiamento ed un efficace sistema di controllo del sistema d'illuminazione all-in-one. Al fine di realizzare una facciata energeticamente efficiente su tutti i suoi fronti, abbiamo usato celle CIS a film sottile, capaci di sfruttare la radiazione solare diffusa. Per la riduzione del fabbisogno energetico, il guscio dell’edificio è composto da componenti altamente isolati a tenuta stagna a tecnologia, ovvero pannelli isolanti sottovuoto (“Vacuum Insulation Panels - VIP”). Un pannello isolante sottovuoto dello spessore di 5 centimetri ha una proprietà di isolamento equivalente a quella di un comune materiale isolante spesso 25 cm.
Di conseguenza, i restanti 20 centimetri “in eccesso” sono stati aggiunti negli interni della casa. Il legno è una risorsa rinnovabile con un ciclo di vita positivo. Per ridurre l'impatto ecologico della costruzione, abbiamo deciso di realizzare uno scheletro in legno, un materiale resistente ma leggero capace di offrire alta efficienza energetica e bassissima dispersione termica. Abbiamo quindi massimizzato l'uso del legno locale (abete rosso per la costruzione e il soffitto, quercia per pavimenti e finiture). Per sottolineare l'impatto positivo di un simile approccio alla progettazione abbiamo impiegato il metodo di certificazione del DGNB, il Consiglio tedesco per la costruzione sostenibile tedesco sostenibile”.

giovedì 19 novembre 2009

A Malmö le prime 2mila famiglie a zero emissioni

(Articolo di di Giuseppe Caravita per Economia & Lavoro del ilsole24ore )
Sarà il fiore all'occhiello della prossima conferenza Onu sul clima di Copenhagen. Le prime duemila famiglie d'Europa (e forse al mondo) a emissioni zero (anzi negative) e completa sostenibilità. L'area si chiama Western Harbour, baia occidentale, «un milione di metri quadri con ottomila abitanti - spiega Karin Jarl-Mansson, ceo di E.On Heat Sweden - su cui lavoriamo da oltre dieci anni, con un investimento di dieci milioni di euro, di cui sette da parte di E.On e tre dalla municipalità e dal governo svedese».Da Copenhagen basta attraversare il ponte sul Baltico e sbarcare in Svezia, a Malmö. La sua Western Harbour «fino a 15 anni fa era uno dei poli cantieristici più importanti del mondo - racconta Illmar Reepalu, sindaco di Malmö - poi è arrivata una crisi distruttiva. Nei primi anni 90 la disoccupazione era al 20%, ai massimi storici della Svezia». Oggi invece la baia occidentale è una località turistica di moda (in estate il suo litorale è affollato), sede di piccole imprese ad alta tecnologia e di professionisti. La stima è che, in una decade, il suo valore immobiliare si sia moltiplicato per dieci, rispetto ai tempi bui del crollo della cantieristica.Una sorta di miracolo, ma costruito con pazienza e innovazione lungo dieci anni. Oggi il distretto sostenibile di Malmo (eletta tra le prime dieci città "verdi" del pianeta in un rapporto 2007 del Worldwatch Institute) è un combinato di sistemi multipli. Al largo, due grandi campi eolici offshore: Boel, dedicato all'alimentazione della stessa baia occidentale e soprattutto Lilligrund che, con le sue 48 turbine, è una delle maggiori centrali eoliche offshore del Nord-Europa. Capace di rifornire 60mila case. Per un totale di 3,4 milioni di chilowattora a trimestre, stimati dalla E.On. E praticamente, dato il vento abbondante, continui.Ma non solo energia eolica. «È dal 1951 che a Malmö si pratica la cogenerazione e il teleriscaldamento - spiega Jarl-Mansoon - allora su una centrale a petrolio e carbone, oggi con un impianto a gas di ultima generazione e, insieme con un termovalorizzatore per rifiuti che serve 14 municipalità e tratta 550mila tonnellate/anno». E nella rete di teleriscaldamento, oggi, sta entrando anche il biogas, importato dalla miriade di fattorie e allevamenti svedesi. «E nell'area residenziale di Western Harbour abbiamo appena avviato un sistema per la fermentazione dei liquami fognari e dei rifiuti organici - aggiunge Reepalu - proprio per produrre biogas aggiuntivo e versare in mare solo acqua pulita». Il teleriscaldamento (e telecondizionamento d'estate) si avvale di 10 pozzi geotermici di 90 metri a pompa di calore, trivellati nel basamento calcareo prospiciente il Baltico, «dove abbiamo acqua sotterranea a temperatura costante di 15°, e quindi possiamo immagazzinare e prelevare energia termica: cinque milioni di chilowattore di caldo aggiuntivo in inverno e tre milioni di freddo in estate» spiega Reepalu.Ma non è solo fatta di tecnologia, o di investimenti della E.On, la città sostenibile di Malmö. I 2.600 metri quadrati di pannelli solari sui tetti della baia occidentale sono stati messi, in gran parte, dai suoi cittadini. Forniscono il calore in eccesso alla rete e ne prelevano in caso di deficit. E non solo: «Siamo stati i primi al mondo, negli anni 70, a passare ad autobus solo a gas - ricorda Reepalu - e oggi anche a biogas locale». Una fonte energetica su cui la Svezia punta con 200 impianti attivi e l'ambizioso obiettivo del governo, al 2030, di arrivare a coprire l'intera domanda di carburanti del paese. E a Oresund, fuori Malmö, la E.On sta costuendo il più grande impianto svedese, per 75mila tonnellate anno, per rifornire l'intera città. Anche per le (pochissime) auto che si vedono in giro per il distretto della baia occidentale. «Da noi si preferisce la bicicletta, sui 430 chilometri di piste a loro riservate» conclude sorridendo il sindaco.

TETTO FOTOVOLTAICO GRANDE COME 5 CAMPI DI CALCIO

E' il tetto fotovoltaico piu' grande d'Italia, ha le dimensioni di 5 campi da calcio e copre il nuovo polo logistico 'non food' della Coop. Inaugurato ieri, il magazzino sorge nel secondo Macrolotto industriale di Prato ed e' destinato a servire 1.400 punti vendita di tutto il Paese. Progettato da Inres, il tetto e' composto da 15.650 panelli fotovoltaici e produce 3.200.000 kwh di energia elettrica, pari al consumo energetico annuo di poco meno di 1.200 famiglie. Il grande magazzino nasce all'insegna della sostebibilita' ambientale, non solo per i pannelli appena installati sul tetto e dell'autosufficienza energetica. Con la produzione della copertura del magazzino, che si estende su circa 100.000 metri quadrati di superficie meta' dei quali occupati dai piazzali di carico e scarico, sarebbe possibile alimentare per 12 mesi 14.200 frigoriferi di class A+ o circa 22.000 personal computer. Il Consorzio nazionale non alimentari di Coop Italia conta in questo modo di evitare l'immissione in atmosfera di oltre 1.860 tonnellate di CO2 all'anno anche se deve fare i conti con i 210 tir, fra arrivi e partenze, che serviranno ogni giorno il magazzino.

PETROLIERI, SI' A RIDURRE C02 MA VALUTARE COSTI BIOCARBURANTI

Le aziende petrolifere sono disponibili "ad impegnarsi" nel settore dei biocarburanti "in sostituzione parziale di carburanti fossili" ma "la riduzione delle emissioni di Co2 deve essere valutata anche alla luce dei costi connessi all'uso dei biocarburanti". Lo ha detto Pasquale De Vita, presidente dell'Unione Petrolifera, alla Commissione Territorio e Ambiente del Senato che sta svolgendo un'indagine conoscitiva sulle problematiche relative alle fonti di energia alternative e rinnovabili con particolare riferimento alla riduzione delle emissioni in atmosfera e ai mutamenti climatici. "E' necessario considerare - ha sottolineato - che ad oggi i risultati attesi dallo sviluppo dei biocarburanti sono stati scarsamente positivi e gli obiettivi comunitari sul loro impiego al 2020 nel settore trasporti impongono una seria riflessione sullo sviluppo di questo mercato sia sotto il profilo economico che in termini di sostenibilita' ambientale e sociale". Secondo il presidente dell'Up "e' opportuno predisporre un piano di sviluppo a medio termine certo e condiviso, anche alla luce della recente direttiva" sulla promozione delle fonti rinnovabili. De Vita ha sostenuto anche che "gli interventi di riduzione della Co2 attraverso i biocarburanti appaiono assolutamente non competitivi con altre forme di riduzione della Co2, con costi largamente superiori alle attuali quotazioni del mercato della stessa Co2". Occorre poi tenere "in debito conto gli effetti sulla biodiversita', sul notevole consumo d'acqua necessario per la coltivazione delle colture energetiche e sulla necessita' di preservare la fertilita' del suolo ove tale culture crescono". Allontanarsi dalla dipendenza delle fonti fossili non sara' facile. "Va ricordato - ha aggiunto - come nella migliore delle ipotesi, in base alle stime dell'Aie, il contributo dei biofuel al soddisfacimento della domanda di energia mondiale al 2030 non andra' oltre il 6%" e che sempre fino a quella data "circa l'80% della domanda di energia sara' soddisfatta dalle fonti fossili e cio' vale in particolare per il settore dei trasporti". E' in base a questi ragionamenti che "si giustifica il forte impegno dell'industria petrolifera anche sui carburanti tradizionali - ha poi detto -, impegno diretto a garantire un trend di riduzione delle emissioni veicolari verso obiettivi ambientali sempre piu' ambiziosi e tali da traguardare la massima sostenibilita' del settore trasporti e il continuo miglioramento della qualita' dell'aria". Un trend che si e' consolidato negli ultimi anni, ha spiegato De Vita, "attraverso l'effetto combinato del miglioramento della qualita' dei carburanti e lo sviluppo di tecnologie motoristiche particolarmente sofisticate".

LUNGO IL TICINO L'OASI DELL'ENERGIA PULITA A KM ZERO

-"In questo modo ? spiega Marco Menghini, titolare de I Leprotti ? riusciamo anche a tenere pulito il terreno sui quali facciamo crescere i nuovi impianti arborei, evitando la formazione di muffe e di funghi. Inoltre i nostri macchinari sono in grado di utilizzare anche legna verde e fogliame grazie a un complesso sistema di asciugatura prima dell'utilizzo in caldaia. Naturalmente ogni pianta tagliata viene sostituita con un sistema a rotazione che garantisce l'ambiente e la totale sostenibilita' del sistema, con una cura e una pulizia dei boschi, anche di quelli del Ticino, che ne aumenta il pregio e la fruibilita'". Ma la produzione di energia elettrica non e' l'unico risultato. Il progetto prevede l'uso dell'acqua in uscita (fra gli 85 e i 90 gradi) non solo per il teleriscaldamento dell'azienda, ma anche di eventuali insediamenti abitativi nella zona. In futuro servira' pure per una piscina invernale all'aperto, mentre gia' adesso esiste un allevamento di specie ittiche del Ticino che sara' poi affiancato da un altro per pesci che vivono a temperature piu' alte. "Cerchiamo di ottimizzare al massimo le risorse - afferma Menghini ? grazie a un sistema che non scarta nulla. Le acque vengono pulite con un sistema di fitodepurazione basato su canneti che una volta cresciuti vengono a loro volta tagliati e usati come combustibile nella caldaia, garantendo anche qui una completa tracciabilita' del prodotto e trasporti praticamente ridotti a zero". Non si buttera' via neppure la cenere del legname bruciato. Quella servira' come fertilizzate per far crescere meglio le piante. Mentre i fumi residui e gia' filtrati della caldaia verranno sfruttati per gli impianti di essiccazione dei cereali. E a quel punto il cerchio dell'energia a km zero sara' chiuso.

mercoledì 18 novembre 2009

La ricerca condotta da 31 ricercatori di sette nazioni

CO2, l'equilibrio si è rotto. Senza azioni concrete la temperatura salirà di 6 gradi
Tra il 2000 e il 2008 l'aumento delle emissioni di anidride carbonica è stato del 29% nonostante la crisi
L'equilibrio fin qui esistente tra le emissioni di anidride carbonica (CO2) e la capacità di assorbimento da parte degli ambienti naturali, soprattutto gli oceani, si è rotto e, se la rotta non sarà cambiata rapidamente con azioni concrete, la temperatura globale è destinata a crescere fino di 6 gradi, con conseguenze catastrofiche per tutti. Se molti scienziati avevano previsto la rottura del ciclo della CO2, per la prima volta una ricerca internazionale lo dimostra. Lo studio è stato realizzato da 31 ricercatori di sette nazioni (Gran Bretagna, Australia, Stati Uniti, Francia, Brasile, Norvegia e Olanda) ed è stato pubblicato online della rivista Nature Geoscience ed è stata condotto nell'ambito del Global Carbon Project, fondato nel 2001 per quantificare le emissioni globali di anidride carbonica e individuarne le cause.
AUMENTO - Lo studio dimostra che negli ultimi 50 anni la media delle emissioni di CO2 rimasta nell'atmosfera ogni anno è stata pari al 43%, mentre il resto è stato assorbito dal terreno e dagli oceani. In particolare, dal 1959 al 2008 la frazione rimasta nell'atmosfera è aumentata dal 40% al 45%: segno, rilevano gli autori dello studio, di una perdita di efficienza delle riserve naturali. «È la prima evidenza di come le riserve naturali stiano rispondendo ai cambiamenti climatici», dice la coordinatrice della ricerca Corinne Le Quere, dell'università britannica di East Anglia e del British Antarctic Survey.
LA CRISI NON FERMA LE EMISSIONI - Le emissioni di combustibili fossili sono aumentate del 41% fra il 1990 e il 2008. Fra il 2000 e il 2008 l'aumento è stato del 29%, pari a circa il 3,4% all'anno rispetto all'uno per cento degli anni Novanta. Nonostante la crisi economica, nel 2008 le emissioni sono aumentate comunque del 2%. Per il 2009 si prevede un ritorno ai livelli del 2007 e poi una nuova crescita nel 2010. La principale causa è da riscontrarsi nell'utilizzo del carbone per produrre energia. Con il risultato che ora i Paesi in via di sviluppo emettono più gas serra rispetto ai Paesi industrializzati. In particolare le emissioni da parte di Cina e India si sono più che raddoppiate dal 1959.
CASSANDRA - Secondo Le Quere, se alla prossima conferenza sul clima di Copenaghen non si troverà un accordo per stabilizzare e ridurre le emissioni di gas serra, l'aumento della temperatura globale non sarà di 2-3 gradi come fin qui ipotizzato, ma arriverà anche a 5-6 gradi entro la fine dell'attuale secolo o nella prima metà del prossimo. Il fatto è che, dopo il mancato accordo tra Cina e Usa sulla riduzione delle emissioni, la conferenza di Copenaghen appare già destinata a non produrre nulla di concreto ancora prima di iniziare. E questo studio rischia di diventare l'ennesima previsione inascoltata di Cassandra.

First Solar: 2 GW fotovoltaici in Mongolia

I lavori del mega progetto solare nell’interno della Mongolia inizieranno nel giugno 2010 e procederanno a tappe, creando uno degli impianti più grandi al mondo
L’americana First Solar ha annunciato la costruzione di una mega centrale solare da 2 GW nell’interno della Mongolia, nel deserto di Ordos.
L’inizio dei lavori è previsto per giugno 2010 ma si prolungheranno per circa dieci anni, visto che il progetto descrive l’ampliamento progressivo della capacità energetica: si partirà da 30 MW per poi arrivare ai 2 GW previsti.
L’accordo, primo nel suo genere in Cina in quanto include la partecipazione di una società straniera, potrebbe portare alla creazione della più grande centrale del paese.
“Questo impegno, importante per l'energia solare, è il risultato diretto delle politiche progressiste sull’energia in fase di adozione in Cina per creare un mercato sostenibile a lungo termine destinato all'energia solare e un futuro a basse emissioni di carbonio per il Paese”, ha dichiarato il CEO dell'azienda Mike Ahearn durante la cerimonia per la firma.
“Ciò rappresenta un passo incoraggiante verso la diffusione su ampia scala dell’energia solare in tutto il mondo, contribuendo a mitigare le preoccupazioni del cambiamento climatico”.
Il progetto opererà nell'ambito della strategia del feed-in-tariff garantendo i prezzi bloccati per l'acquisto dell'elettricità prodotta dalle centrali elettriche a lungo termine.
“Il feed-in tariff cinese sarà fondamentale per questo progetto”, ha spiegato Ahearn “Questo tipo di politica di governo così lungimirante è necessaria per creare un mercato solare forte e favorire la costruzione di un progetto di queste dimensioni, che a sua volta continua a guidare il costo dell'elettricità solare verso la ‘grid parity' in cui risulta competitivo con le fonti energetiche tradizionali”.
“Siamo molto lieti di poter collaborare con uno dei leader del settore della tecnologia solare a livello mondiale in un progetto di tale importanza per il futuro bassa emissione di carbonio della zona di Ordos”, ha detto Cao Zhichen, vice sindaco di Ordos “Le discussioni con First Solar sulla costruzione di una fabbrica in Cina hanno dimostrato agli investitori locali che si può tranquillamente investire in tecnologie più avanzate”.

TUTTI I NUMERI DELLA GREEN ITALY ECONOMY

Un po' di dati della "green Italy economy". I buoni risultati ottenuti di recente dall'Italia nelle energie rinnovabili dimostrano le potenzialita' del nostro sistema industriale e l'attenzione verso questo settore da parte di molte realta' istituzionali, soprattutto a livello locale. L'Italia vanta un numero significativo di buone pratiche gia' proiettate in un futuro energetico desiderabile, moderno ed economicamente conveniente. Sono circa 6 mila i comuni che hanno installato almeno un impianto per l'energia pulita nel proprio territorio, 2 mila in piu' rispetto all'anno scorso. Anche se il divario rispetto agli altri Paesi europei rimane ancora ampio, l'industria eolica italiana e' molto avanzata, soprattutto per quanto riguarda i processi di gestione, manutenzione e sviluppo degli impianti, come dimostrano i circa 18mila posti di lavoro creati negli ultimi anni. Nel 2008 l'Italia ha raggiunto il terzo posto in Europa e il sesto nel mondo come potenza e generazione di energia derivata dal vento e ha segnato un record assoluto sia per quanto riguarda la potenza installata, pari a 3.736 MW, sia per quanto concerne l'energia prodotta che ha toccato i 6 TWh, pari ai consumi domestici di oltre 7 milioni di italiani. Nello stesso tempo si e' iniziato a installare quantita' significative di solare fotovoltaico superando i 500 MW. In questo settore alcune imprese italiane sono tra le piu' innovative e d'avanguardia. Ma ci sono altri comparti in cui le nostre imprese sanno farsi valere, come quello delle batterie e dei veicoli elettrici. Nel comparto del riciclo di carta e cartone, poi, siamo ormai fra i leader mondiali, a dimostrazione che e' possibile recuperare il ritardo che ancora oggi il nostro Paese ha nei confronti del resto d'Europa per quello che riguarda la raccolta dei rifiuti. Cosi' come siamo al primo posto in Europa nella graduatoria dei prodotti Dop e Igp con 182 prodotti certificati, seguiti da Francia e Spagna, siamo secondi nel continente per diffusione e produzione biologica e insieme a Francia e Germania siamo uno dei paesi in cui e' piu' diffusa la vendita diretta dei prodotti agroalimentari. Anche nei settori della chimica, meccanica, nautica, tessile e ceramica si sta facendo strada una nuova sensibilita' ambientale, senza dimenticare quello del legno?arredamento, secondo comparto italiano per numero di imprese e terzo per saldo commerciale, in cui la sfida ambientale sta poco a poco diventando un importante fattore di competitivita'.

Privatizzazzione Acqua

Se i privati gestiranno l'acqua come hanno gestito Telecom Italia, Alitalia, Autostrade e un sacco di altre cose mi sa che moriremo di sete...

ECO-ETICHETTA, ACCORDO PARLAMENTO E CONSIGLIO UE

Ogni campagna di promozione sul prezzo o l'efficienza energetica di frigoriferi, lavatrici o forni dovra' indicare la classe energetica del prodotto. Lo prevede un'intesa raggiunta dal Parlamento europeo con la presidenza del Consiglio Ue. La nuova eco-etichetta, sui cui si sono trovati d'accordo Consiglio e Parlamento, permette l'applicazione di classi addizionali, con A+++ per i prodotti con la migliore efficienza energetica, ma limita il numero totale delle classi energetiche a sette. Il marchio, spiega una nota dell'europarlamento, aiutera' i consumatori ad accertare i costi del consumo quando comprano nuovi elettrodomestici. Le fabbriche saranno obbligate ad indicare il consumo energetico, indipendentemente dal fatto che il prodotto abbia prestazioni buone o scadenti.

Il ferro nell'oceano divorerà i gas serra

Faremo esplodere la fotosintesi del plancton intorno al Polo Sud
C'è una nave a Cape Town, Sud Africa, che attende l’ok definitivo del ministero della Ricerca tedesco per salpare alla volta dell'Oceano Antartico. Si chiama «Polarstern», stella polare. Missione: «concimare» di ferro i fondali circumpolari per stimolare la fioritura di plancton e microalghe. Se questa biomassa aumenterà in modo significativo, le emissioni di gas serra potrebbero essere abbattute. Fino a un decimo del totale.
L'esperimento si chiama «Lohafex» e nasce da un’idea dell'Alfred Wegener Institute Helmoltz Association (Germania) e del National Institute of Oceanography (India). E vi collaborano ricercatori di tutto il modo, anche italiani. Marina Montresor, coordinatrice del laboratorio di Ecologia e di Evoluzione del plancton alla Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, è il referente italiano. «Le piante acquatiche, come quelle terrestri, svolgono la fotosintesi clorofilliana e per questo - spiega - danno un grande contributo nel sequestrare l'anidride carbonica proprio come le foreste, che respirano CO2 per emettere ossigeno».
Per verificare se l'operazione avrà successo, tra gennaio e marzo scorsi, era stato organizzato un viaggio preventivo nell'Atlantico meridionale: qui sono state depositate 20 tonnellate di solfato di ferro in un area di 300 km quadrati. «E’ fondamentale stabilire con precisione il rapporto tra l'aumento della biomassa seguente alla fertilizzazione e la diminuzione di CO2 - dice - perché è da questo risultato che dipenderà la prosecuzione dell'esperimento».
Il prossimo appuntamento è a dicembre, quando si terrà un workshop a Goa, in India, dove verranno presentati i risultati della spedizione preventiva. Ma intanto - rivela Marina Montresor - le anticipazioni sono incoraggianti: «Il fitoplancton ha risposto istantaneamente all'arricchimento con ferro, raddoppiando la concentrazione. Abbiamo dimostrato che la fertilizzazione produce un aumento notevole di organismi come diatomee, dinoflagellati e microalghe unicellulari, per esempio le phaeocysis, ma anche di organismi più grandi, zooplancton come copepodi, anfipodi e pteropodi». Ed è aumentata anche la fotosintesi? «La concentrazione di clorofilla prodotta dalla biomassa è aumentata di 2-3 volte a seconda delle condizioni, fatto che suggerisce un'influenza significativa sul ciclo del carbonio e sul turn-over della CO2».
Ma l'esperimento «Lohafex» potrebbe avere ulteriori conseguenze. «L’aumento di fitoplancton significa un aumento di cibo per gli animali più grandi, come i crostacei, e quindi effetti su tutta la catena alimentare». Si tratta di alterazioni che hanno sollevato le critiche di alcuni ambientalisti, che temono l’imprevista fioritura di alghe tossiche nelle zone della «perturbazione». «In realtà - spiega la ricercatrice - a beneficiarne sarebbero innanzitutto le balene, che si cibano di plancton». Se il ferro è un oligoelemento essenziale per il metabolismo degli organismi, non è distribuito in modo omogeneo. Nei mari arriva grazie ai venti che soffiano dai deserti - con una massa di circa 16 milioni di tonnellate annue - e soprattutto dal dilavamento delle rocce nei fiumi (quasi 800 milioni di tonnellate). «Esistono tuttavia zone del pianeta povere di ferro e sono quelle lontane dai continenti proprio come i mari peripolari. Qui, poi, la peculiarità delle correnti e la diversa densità e salinità dell'acqua crea sacche autonome, come piscine, che chiamiamo megacosmi». Questo isolamento crea habitat unici: «E’ grazie a queste caratteristiche che è stato possibile spargere i sali di ferro senza che venissero trascinati lontano, osservando gli effetti».
Ora non resta che aspettare l’ok per la partenza, mentre cresce l’eccitazione. «La missione fornirà dati unici anche per capire il clima del passato e quindi su come si sono susseguite le glaciazioni, oltre che per aiutare a prevedere come si manifesteranno in futuro».

martedì 17 novembre 2009

Reattori nucleari fermi, la Francia torna a comprare energia dopo 27 anni

In ottobre la Francia è stata importatrice di elettricità per la prima volta dall'inverno 1982-83. Lo ha reso noto Rte (Reseau de Transport d'Electricité), controllata del gruppo pubblico elettrico Edf. Tradizionalmente esportatrice grazie al suo imponente parco nucleare, la Francia nel solo mese di ottobre ha acquistato 458 Gwh a causa dei numerosi fermi dei reattori nucleari, per incidenti o operazioni di manutenzione. I 58 reattori (che coprono il 75% del fabbisogno del paese) hanno segnato un calo dell'8,9% della produzione di energia rispetto ad un anno prima, così come le centrali idroelettriche hanno accusato una flessione del 19,7% della produzione a causa delle deboli pioggie.

Dalla Bei 80 mln ad un innovativo progetto solare in Spagna

Gamasolar, progetto di punta di Torresol Energy Investment SA, una volta a termine fornirà energia pulita e sicura a 25.000 famiglie, eviterà oltre 30.000 tonnellate di CO2 l’anno in atmosfera e creerà circa 1.000 posti di lavoro diretti durante la fase di costruzione
La Banca Europea degli Investimenti (BEI) ha annunciato il prestito di 80 milioni di euro per il progetto Gemasolar 2006 Sa, destinato al finanziamento della costruzione e messa in esercizio di un impianto di solare termodinamico a Fuentes de Andalucía, in provincia di Siviglia. A firmare l’accordo oggi a Madrid il presidente del Torresol Energia – proprietaria del progetto – Enrique Sendagorta e il Vice Presidente della BEI Carlos da Silva Costa che ha dato il benvenuto a “questo importante sviluppo tecnologico, che si accorda perfettamente con la politica energetica dell'Unione Europea e che la Banca è orgogliosa di finanziare. Le nuove tecnologie energetiche sono essenziali per raggiungere la mitigazione dei cambiamenti climatici, la sicurezza energetica e gli obiettivi di competitività delle imprese europee”.
Con una potenza nominale di 17 MW, l’impianto è un pioniere a livello mondiale nell'applicazione commerciale della tecnologia CSP e l'unico progetto nel suo genere esistente basato su un ricevitore centrale a torre, un campo di eliostati e un sistema a sale fuso per lo stoccaggio del calore stoccaggio. Questo meccanismo di accumulo consente la generazione d’energia indipendente per un massimo di 15 ore senza alcun apporto solare.
Sendagorta ha commentato: “Siamo molto soddisfatti del sostegno della BEI per il lancio di Gemasolar”, sicuri che tale tecnologia offra il maggior potenziale di sviluppo per il futuro, assicurando una produzione di energia elettrica per circa 6.600 ore l'anno, circa 2,5-3 volte tanto rispetto le altre fonti rinnovabili.

L'allarme di Grillo: «Salviamo la Terra»

Presentato a Milano un dvd dal titolo: «Terra reloaded»
Il comico in versione documentarista: «Ho girato il mondo parlando con esperti. Ora occorre cambiare»
MILANO - «Viviamo sulla terra. Non abbiamo altro, ma la stiamo distruggendo». Cosa fare dunque? Se l'è chiesto Beppe Grillo e ha girato la domanda ai massimi esperti mondiali. Dismesso i panni del comico si è trasformato in documentarista e ha intervistato alcune delle migliori menti del pianeta sul futuro che ci aspetta e su come affrontarlo. Ed ecco che come Al Gore, in salsa italica e senza prima candidarsi alla presidenza (almeno per ora), ha raccolto le loro voci in un lungometraggio, realizzato con il supporto di Greenpeace, dal titolo: «Terra reloaded». L'occasione per incontrarlo è la presentazione del dvd alla Feltrinelli di Milano.
LE MENTI - «Mi hanno parlato per ore del presente e del futuro. Di come salvare la terra per i nostri figli, i nostri nipoti». Ma chi sono questi esperti? «Chi sono? Jeremy Rifkin, economista, attivista e saggista statunitense; Lester Brown, scrittore, ambientalista, economista statunitense e fondatore del Worldwatch Institute ; Wolfgang Sachs, scienziato tedesco nonché autore di libri; Michael Pollan, autore del libro "In difesa del cibo" e Mathis Wackernagel, direttore della Global Footprint Network, organizzazione no-profit per lo sviluppo e la promozione di sistemi di misurazione per la sostenibilità ambientale». E citandoli uno ad uno riconquista il suo pubblico parlando quindi di ambiente senza perdere però il «vizio» di lanciare strali sul panorama politico italiano: «Brunetta non è piccolo. È distante». Oppure su Berlusconi: «Il processo-breve? Io ho una causa contro Biagio Agnes dal 1993. Ho parlato con il giudice della prima istanza che adesso ha 87 anni, siamo amici ormai, abbiamo visto crescere i nostri figli, e mi ha dato appuntamento al 6 giugno del 2012 alle 4 e mezzo. Gli ho detto "giudice alle 4 e mezzo non posso. Non si può fare alle 2"? ». I temi trattati dal comico genovese sono stati tanti, dalla mancanza di democrazia nel nostro paese passando per la mancanza di sicurezza degli impianti nucleari che si vorrebbero creare in Italia: «Sono disposto a farmi realizzare una centrale nucleare davanti casa mia a Genova. Basta che mi facciate una piccola assicurazione. Perché? Non c'è un'assicurazione al mondo che possa assicurare una centrale. Così se divento fosforescente mi date qualcosa..». E quando parla delle migliaia di firme raccolte durante i due V Day si arrabbia perché - ha spiegato - che ancora in attesa di riscontro: «Hanno imboscato 1 milione e 650mila firme».
LE RESPONSABILITÀ - Ma quando gli si chiede di politiche ambientali smette di scherzare e si fa serio: «I governi mondiali sono in preda a un'allegria isterica. Hanno salvato le banche, e quindi sé stessi, e si sentono in salvo. Tutto come prima. Sanno produrre incentivi per le auto, stimulus per CO2 e cemento. Per la produzione di beni inutili che alimentano un'economia priva di senso che distrugge il pianeta». E poi rincara: «Questi giocano ai bussolotti con la nostra pelle. Gli interessi economici guidano i governi, non gli interessi sociali. La crisi economica è stata una grande occasione perduta per ridefinire nuove priorità. A questo punto al cambiamento ci dovremo arrivare per necessità. L'uomo è l'unico essere vivente che distrugge l'ambiente che gli permette di vivere. Sembra un alieno venuto dallo spazio con la missione di eliminare la vita dalla Terra».
I GHIACCIAI - Prendiamo un aspetto, i ghiacciai ad esempio. «Bene, il programma per l'Ambiente delle Nazioni Unite (Unep) e il servizio di monitoraggio mondiale dei ghiacciai (Wgms) producono dati e analisi sulla scomparsa dei ghiacci da far venire i brividi. I ghiacciai stanno evaporando sotto i nostri occhi impegnati ad aumentare il parco macchine del pianeta. Le Alpi hanno perso il 22% dei ghiacciai dal 2000, due terzi di quelli dei Pirenei sono svaniti dalla prima metà del secolo scorso. Nel solo torrido 2003 i ghiacciai europei hanno perso tra il 5 e il 10% del loro volume. La Cina e l'India non fanno parte del G8, ma sono molto interessate ai ghiacciai. Con l'attuale ritmo di scioglimento, entro 40 anni i ghiacciai dell'Himalaya non esisteranno più». Così Grillo, che sembra Piero Angela a modo suo però, lancia la ricetta. «L'informazione è il miglior modo per arrestare la scomparsa dei ghiacciai. Siamo avvertiti da mesi della diffusione di un virus influenzale, ma i media non danno importanza alla scomparsa delle riserve di acqua dolce. Chi vedrà il documentario non avrà più alibi». E ottimista? «Non rimane molto tempo, ma ce la faremo».

California: il mini-eolico renderà efficienti i ripetitori

La Helix Wind sperimenterà, nel sud della California, ripetitori telefonici dotati di turbine eoliche in grado di rendere le istallazioni energeticamente autosufficienti ed ecologici
(Rinnovabili.it) – La Helix Wind, fornitrice di mini-turbine eoliche ad asse verticale, ha rivelato l'intenzione di istallare due turbine su altrettanti ripetitori per la telefonia mobile all’inizio del prossimo anno, rendendoli energicamente autosufficienti e totalmente green.
Il progetto pilota prenderà vita nel sud della California grazie alla collaborazione con il Core Communications Group, che si occupa di acquisizione e gestione dei siti impiegati dall’industria wireless.
“I ripetitori telefonici potranno beneficiare delle rinnovabili, e l’energia eolica potrebbe ridurre sensibilmente le emissioni di anidride carbonica”, ha dichiarato Ian Gardner, amministratore delegato della Helix Wind aggiungendo che, con le giuste condizioni, si potrebbe anche essere in grado di fornire energia in surplus da immettere nella rete, creando un ulteriore flusso di entrate per i proprietari del ripetitore.
Attualmente nella California del sud ci sono circa 3.500 torri di telefonia mobile e il volume di dati trattati è raddoppiata nel corso degli ultimi tre anni grazie alla continua espansione della banda larga wireless. Altre mille o duemila torri dovrebbero essere erette nel corso dei prossimi cinque anni portando all’aumento ulteriore della domanda di torri alimentate ad energia rinnovabile.
Le tecnologie basate sulle energie rinnovabili sono diventate molto popolari tra gli operatori di telefonia mobile negli ultimi anni, percorso in linea con la necessità di frenare il costo delle bollette energetiche e la diminuzione delle emissioni di carbonio. Molte antenne di telefonia mobile si trovano in località remote, che rendono costosa la connessione alla griglia o ai generatori di potenza. Per ovviare alla problematica sono in atto numerose sperimentazioni in tutto il mondo volte ad utilizzare l'energia solare e del vento per antenne e centraline.

lunedì 16 novembre 2009

Centrale di Lieberose

Una veduta aerea della centrale solare di Lieberose, la più grande in Germania, entrata in attività il 21 agosto 2009

Cina, 91 MW dal Programma Tetti Solari

Suntech Power prevede di sviluppare circa il 20% dei progetti approvati da Pechino nel programma di efficientamento degli edifici
A marzo di quest’anno il Ministero delle Finanze cinese ha lanciato il programma nazionale Tetti Solari pensato per porre l'accento sulle forme di fotovoltaico nell’edilizia. L’obiettivo è quello di aumentare l'efficienza energetica degli edifici, attraverso l'installazione di sistemi BAPV e BIPV finanziati in parte dai fondi governativi: si tratta rispettivamente di un retrofit aggiunto alla costruzione in secondo tempo e di fotovoltaico altamente integrato nella pelle dell’edificio.
La prima serie di domande sono state presentate nel mese di aprile 2009 e fino ad oggi il governo ha approvato 111 progetti per un totale di 91MW di potenza.
Ben il 20% di questi lavori saranno portati avanti da Suntech che partecipa come proprietario dell'impianto o investitore. L'azienda ha già completato 4MW dei progetti approvati dal piano di sviluppo con la previsione di concludere i rimanenti entro la metà del prossimo anno.
“I consumi del settore edile rappresentano circa il 28% del consumo energetico totale in Cina ed è un fronte critico nella strategia di conseguimento di una più alta efficienza di una riduzione delle emissioni di carbonio”, ha detto il dottor Shi Zhengrong, presidente e CEO di Suntech. “Il Solar Building Program del Ministero delle Finanze riconosce la grande opportunità di compensare tali consumi con la, con integrata la generazione di energia solare. Siamo molto felici di dimostrare la capacità di questa tecnologia e ci auguriamo di vedere questo valido programma ulteriormente ampliato nel 2010”.

Australia: la 'tecnologia delle alghe' mangia la CO2

Allevamenti di alghe nutrite convogliando negli stabilimenti la CO2 prodotta dalle centrali alimentate a carbone. Ecco la nuova frontiera anti emissioni
(Rinnovabili.it) – La MBD Energy , società australiana specializzata nella produzione di biocarburanti, ha dichiarato di possedere la più grande bio-raffineria per la produzione di biofuel che impieghi le microalghe nel processo.
Con una superficie di 5000 metri quadrati l’impianto, situato a Melbourne, sfrutta un'innovativa tecnologia che permette, tramite una canna fumaria, di convogliare la CO2 all’interno dei bioreattori contenenti le alghe nutrendole insieme a liquami e deiezioni animali.
L’azienda ha selezionato specifici ceppi di alghe in grado, attraverso l’intensiva somministrazione di nutrienti, di raddoppiare di volume in 48h.
Giunte a maturazione le alghe vengono pressate: il 35% della massa è trasformata in un olio utilizzato per la produzione di biofuel e plastiche mentre il resto può essere convertito in farine ad alto contenuto proteico (20) destinate all’alimentazione animale o alla creazione di biomasse.
L’azienda ha dichiarato di voler costruire una serie di impianti nei pressi delle principali centrali elettriche dell’Australia citando lo stato Victoria, il Queensland e il New South Wales stimando che un milione di tonnellate di CO2 potrebbe incrementare la crescita di 550mila tonnellate di alghe.
La nuova tecnologia studiata dalla MDB ha catturato l’attenzione dell’opposizione, che la trova una possibilità più convincente rispetto al Carbon Capture and Storage (CCS). Il portavoce del partito, Greg Hunt, ha infatti dichiarato “eravamo diffidenti nei confronti dell’utilizzo della CO2 come nutriente per le alghe ma stiamo cominciando a cambiare punto di vista: il CCS è probabilmente un sistema più lento rispetto alla nuova tecnologia delle alghe ”.

I Paesi del Pacifico affossano il clima

Saltano tutti gli obiettivi sui tagli alle emissioni di CO2
Rinvio di almeno un anno per l’intesa sul clima, duro monito all’Iran e la prima stretta di mano con il capo della giunta militare birmana. La tappa di Barack Obama a Singapore per il summit dell’Apec - il forum dei 21 Paesi del Pacifico - lascia sullo sfondo le convergenze su un mercato unico regionale perché ad imporsi sono gli eventi che avvengono a margine dei lavori.
Il primo è una colazione nella quale si tenta un’intesa sulla difesa del clima in vista dell’imminente conferenza di Copenhagen. Assieme ai capi di Stato e di governo del Pacifico siede anche il premier danese Lars Loekke Rasmussen, arrivato all’ultim’ora per doversi arrendersi all’evidenza di un’atmosfera segnata dalle divisioni: resta il contrasto fra i Paesi più industrializzati, favorevoli a una drastica riduzione dei gas serra, e le economie emergenti, che chiedono tempi più lunghi e maggiori aiuti per acquistare le tecnologie necessarie.
Nelle vesti di padrone di casa il premier di Singapore, Lee Hsien Loong, non può far altro che ratificare il debole compromesso suggerito proprio da Rasmussen: l’accordo sul clima viene trasformato in un «processo in due passi» che punta a raggiungere in Danimarca un vago «accordo politico» rimandando ad un prossimo summit nel 2010 in Messico la sigla degli accordi. Obama, che a Washington deve vedersela con le resistenze del Senato, dà l’avallo suggerendo a Rassmussen di «impedire alla perfezione di essere nemica del buono» ovvero incassare pragmaticamente quanto possibile ora sperando di fare meglio in futuro. In realtà per Obama, che puntava da mesi a un successo pieno di Copenhagen, è un mezzo passo falso anche se comporta il vantaggio tattico di aver tolto l’ostacolo del clima dall’agenda dei colloqui in programma questa settima con il cinese Hu Jintao, capofila con l’India delle posizioni più timide sul clima.
Uscito dalla colazione, Obama ha incontrato il leader del Cremlino Dmitry Medvedev in un bilaterale che ha confermato l’intesa per concordare il taglio degli armamenti strategici entro fine anno ma soprattutto ha visto entrambi usare un’identica espressione per ammonire l’Iran a bloccare il programma nucleare: «Sta per finire il tempo per accettare l’accordo offerto dalla comunità internazionale». «Abbiamo presentato a Teheran proposte concrete affinché possa avere l’energia nucleare senza le atomiche, se non le accetterà discuteremo altre strade da percorrere» ha detto Obama. «Abbiamo fatto offerte ragionevoli all’Iran ma come ogni processo politico è a termine, se falliremo andremo in un’altra direzione» ha concordato Medvedev. Dietro il linguaggio paludato c’è il fatto che per la prima volta i due leader hanno parlato concretamente di rafforzare l’embargo anche se, come spiega il consigliere Usa Mike McFaul, «i russi non vogliono ancora usare in pubblico il termine "sanzioni"».
L’incontro fra il presidente americano e il capo della giunta militare birmana, Thein Sein, è avvenuto durante una pausa della riunione fra i 10 leader dell’Asean - il patto per la sicurezza del Pacifico - ed è stato Ben Rhodes, consigliere della Casa Bianca, a far sapere che «Obama gli ha detto in privato quanto aveva già affermato in pubblico» sollevando «tre richieste»: la liberazione del premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, la fine della repressione delle minoranze e il rispetto dei diritti umani. La stretta di mano fra Obama e Sein ha avuto modalità simili a quella con il venezuelano Hugo Chavez, a margine del summit latinoamericano a Trinidad la scorsa primavera, con la differenza però dell’assenza di immagini.

ANCHE LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE SI ILLUMINA CON INTELLIGENZA

Energia intelligente per la pubblica amministrazione. Con l'atto di indirizzo emanato il 29 ottobre scorso, il Ministero dello Sviluppo economico ha identificato le modalita' con cui il Gestore dei Servizi Elettrici e' incaricato di fornire sostegno e assistenza alle amministrazioni pubbliche in materia di efficienza energetica ed energie rinnovabili. Era stato l'articolo 27, comma 1 della legge 23 luglio 2009 n. 99, che aveva indicato il Gestore dei Servizi Elettrici come interlocutore privilegiato delle Pubbliche Amministrazioni ''per lo svolgimento dei servizi specialistici in campo energetico''. L'atto di indirizzo, che ha definito i criteri attuativi, conferma che le Pubbliche Amministrazioni potranno richiedere al GSE supporti specialistici in campo energetico, ma solo relativamente alla promozione, diffusione e sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili e della cogenerazione; e ai meccanismi di incentivazione per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e da impianti cogenerativi, incluse le modalita' e le condizioni per accedervi. Potranno inoltre ottenere aiuto per quanto riguarda misure generali in materia di efficienza e risparmio energetico. In particolare, il GSE avra' come interlocutori gli Organi Costituzionali (Parlamento, Governo, Presidenza della Repubblica, Corte Costituzionale) e le Amministrazioni centrali dello Stato (Ministeri, Corpo forestale dello Stato, Polizia di Stato, ecc.) per applicazioni specifiche e interventi presso le proprie sedi istituzionali riguardanti l'efficienza energetica, con particolare attenzione alla richiesta di supporto per interventi che aumentino l'efficienza energetica attraverso l'impiego di fonti rinnovabili. Per quanto riguarda invece Regioni e Province Autonome e Comuni, il supporto riguardera' gli aspetti informativi sullo sviluppo territoriale delle fonti rinnovabili ed eventuali servizi concordati in un apposito Protocollo di intesa. Le altre Amministrazioni Pubbliche - Aziende sanitarie locali, Comunita' montane, Camere di commercio, Enti Parco, Enti per il turismo, Enti portuali, Enti per l'ambiente e la ricerca, ecc. - potranno invece essere sostenute nella realizzazione di campagne di sensibilizzazione e informazione volte allo sviluppo delle fonti rinnovabili e all'uso razionale dell'energia.

venerdì 13 novembre 2009

La Groenlandia si scioglie in fretta

contribuendo a un innalzamento del livello del mare
Uno studio rivela che la calotta della «terra verde» sta perdendo massa rapidamente
I ghiacci che ricoprono la Groenlandia si stanno assottigliando sempre più velocemente, a un ritmo che negli ultimi anni in particolare è aumentato sensibilmente. È quanto messo in luce da una ricerca condotta presso la Utrecht University e pubblicata sulla rivista Science .
I DATI – L’analisi realizzata dal team di ricercatori guidati da Michiel van den Broeke ha permesso di stabilire che, nel periodo 2000-2008, lo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia ha portato all’aumento del livello dei mari di circa 0,46 millimetri l’anno, per una perdita di qualcosa come 273 miliardi di tonnellate di ghiaccio. In particolare, a partire dal 2006, l’innalzamento medio ha raggiunto livelli pari a 0,75 millimetri in un periodo di 12 mesi.
PREVISIONI PREOCCUPANTI – «L’aumento della velocità con cui si riduce la massa ghiacciata è quindi più che evidente», ha commentato van den Broeke, spiegando tuttavia che le ultime tre estati sono state eccezionalmente calde e che questo ha contribuito in modo significativo allo scioglimento. Il Professor Roger Barry, direttore del World Data Center for Glaciology, tiene comunque a sottolineare che se provassimo a fare delle previsioni basandoci sui dati emersi dallo studio “andremmo ben oltre le stime per il secolo in corso fatte nel 2007 dall’Intergovernmental Panel on Climate Change”, che calcola un innalzamento del livello dei mari di 28-43 centimetri fino al 2100. Il coordinatore della ricerca ha inoltre spiegato che non si può dire se il trend di crescita degli ultimi anni continuerà, ma che di sicuro gli scienziati si aspettano un ulteriore surriscaldamento del clima. Secondo gli studiosi olandesi, se l’intera calotta ghiacciata della «terra verde» scomparisse, i mari si alzerebbero di circa 7 metri.

La deforestazione dell'Amazzonia calata del 45% nell'ultimo anno

Politiche più severe del governo ed effetti della crisi economica
Cala la domanda di legname, carne bovina e soia prodotti che spingono al taglio degli alberi
Il governo brasiliano è lieto di dare un annuncio che non interessa solo il paese sudamericano, ma dovrebbe riguardare il mondo intero: la deforestazione dell'Amazzonia è crollata. Tra l'agosto del 2008 e il luglio del 2009 il disboscamento della più grande foresta del Mondo si è ridotto del 45%. Livello più basso registrato negli ultimi 21 anni. Lo ha reso noto il governo nel corso di una cerimonia alla quale era presente il presidente Luiz Inacio Lula da Silva, vari ministri, nonché governatori e sindaci dei 43 municipi della regione amazzonica.
I DATI - Secondo i dati diffusi dall'Inpe (Istituto nazionale delle ricerche spaziali), nel periodo preso in considerazione l'aerea disboscata è passata da 12.911 a circa 7.008 chilometri quadrati. «È stata una riduzione sostanziale, la minore da quando abbiamo cominciato a fare i rilevamenti», ha precisato il direttore dell'organismo, Gilberto Camara.
Pur non avendo ancora preso una decisione precisa in merito, il governo brasiliano si propone di far conoscere i suoi programmi per diminuire la distruzione dell'Amazzonia nel corso dell'imminente Vertice mondiale sul clima a Copenaghen. Secondo dati diffusi ufficiosamente, si punta a ridurre la deforestazione affinchè nel 2020 sia dell'80% rispetto al livello del 2005.
ANCHE LA CRISI AIUTA LA FORESTA - Anche le associazioni ambientaliste come Greenpeace hanno riconosciuto l'importanza dei dati presentati da Lula: «Il governo brasiliano ha fatto bene il suo dovere, in particolare contrastando seriamente l'azione illegale, ma l'attenzione deve restare alta e non bisogna scordare che siamo comunque lontani dall'obiettivo finale: portate la deforestazione a livello zero». La strada è ancora lunga anche perché, come ricordano gli attivisti di Greenpeace in un articolo pubblicato dal Guardian, parte del calo della deforestazione nei mesi indicati è la conseguenza della crisi economica mondiale, che ha drasticamente abbassato la domanda di prodotti come carne bovina legname e soia, all'origine della devastazione della foresta.

Eolico Offshore: il Piano di realizzazione per l'Abruzzo

A Bruxelles, in occasione di una recente riunione dell’Assemblea delle Regioni d’Europa, la Regione Abruzzo attraverso alcuni suoi rappresentanti ha mostrato il progetto per la realizzazione di impianti eolici sull’Adriatico
Nuovi prospetti eolici sono in arrivo per le coste Abruzzesi. Il progetto di partnership internazionale ‘Powered’(Production of Wind Energy Research Experimentation Development), presentato in occasione del bando internazionale
IPA Adriatico
(ADRIATIC CROSS-BORDER COOPERATION PROGRAMME), ha l’obiettivo di istituire una sorta di quadro normativo e stabilire regole di riferimento per la realizzazione di piani di lavoro nel campo dell’eolico offshore. Il programma avrà modo di svilupparsi lungo il periodo che va da Maggio 2010 fino alla fine di Aprile 2013 e consterà della presenza, fra i suoi 14 partecipanti tra enti partner ed affiliati, non solo degli Stati Membri UE, bensì anche di alcuni di quelli le cui pratiche di avvio all’integrazione nell’Unione Europea non sono ancora del tutto definite, come Croazia, Albania e Montenegro.
Dovranno essere affrontate diverse problematiche legate direttamente alla costituzione di una mappa del vento che, come sottolineato dal dirigente di Metron, Ercole Cauti e dall’Architetto Antonio Sorgi, Direttore della Giunta regionale Abruzzese, sarà possibile produrre solamente attraverso un ‘modello matematico’ che fungerà da indicatore tra le altre cose anche per la successiva implementazione degli anemometri. Verrà effettuata una ricerca mirata per le pale degli impianti offshore che al momento sono le stesse utilizzate per altre strutture nei Mari del Nord dove si stima ci siano all’incirca 6000 ore di vento, nel Mare Adriatico solamente 2000.
L’elaborazione dei dati finalizzati a creare quindi il ‘quadro generale’ delle caratteristiche necessarie per dare avvio agli impianti eolici, generati da un efficiente sistema di rilevazione, dovranno per tanto fare appello non solo all’intensità e alla direzione del vento ma anche e soprattutto alle modalità di applicazione delle tecnologie dell’eolico nelle zone del mare dove la profondità dei fondali marini è ragguardevole.

Dimas: "Kyoto, Ue in regola e ce la farà anche l'Italia"

Secondo il Commissario per l'Ambiente l'Unione centrerà gli obiettivi di riduzione delle emissioni fissati per il 2012
Quando il prossimo dicembre alla conferenza Onu di Copenaghen sarà interrogata davanti a tutti sulla concretezza del suo impegno ambientale, l'Europa non farà figuracce. Da tempo Bruxelles si presenta al mondo come una secchiona, ma non è un bluff, ha le carte in regola per farlo e nella capitale danese si presenterà con tutti i compiti a casa svolti come si deve. Di questo almeno è convinto il commissario europeo all'Ambiente Stavros Dimas che ha convocato oggi una conferenza stampa per annunciare: "L'Unione Europea sta raggiungendo gli obiettivi di Kyoto".
Cifre alla mano, il politico greco ha spiegato che non solo l'Ue è sulla buona strada per ridurre per il periodo 2008-2012 le emissioni di gas serra dell'8% rispetto ai livelli del 1990, come previsto dall'accordo internazionale, ma che questi obiettivi potrebbero persino essere migliorati.
Le cifre si riferiscono all'Ue nel suo complesso, anche perché il Protocollo per la lotta ai cambiamenti climatici è stato sottoscritto dall'Unione in quanto tale, che ha poi provveduto in un secondo momento a ripartire le quote tra gli allora 15 stati membri. Ma anche le nazioni apparentemente più indietro come l'Italia sarebbero in grado di arrivare a Copenaghen strappando un 6.
Roma, ha precisato Dimas, come altri partner europei, in base alle ultime proiezioni sarà in regola con l'obiettivo su cui si è impegnata individualmente grazie ad una combinazione di politiche e di misure già adottate, oltre ad interventi addizionali. Queste ultime vanno dall'acquisto di crediti di emissione derivanti da progetti realizzati in paesi terzi all'acquisizione di quote e di crediti nell'ambito del sistema Ue di scambio delle quote di emissione (sistema ETS comunitario), e alle attività forestali che assorbono carbonio dall'atmosfera.
Quello italiano è insomma più che altro un 6 politico, che (ma questo Dimas ha evitato di dirlo) ai contribuenti italiani costerà caro, costringendoli a versare in bolletta il sovrapprezzo necessario ad acquistare crediti di emissione dai paesi più virtuosi per un totale di oltre 550 milioni di euro. Inoltre a rendere comunque a portata di mano gli obiettivi di Kyoto, più che lungimiranti politiche ambientali, sarà (questo vale soprattutto per l'Italia, ma non solo) l'effetto che un anno di recessione ha avuto sulle emissioni di CO2. A fine 2009, secondo stime dell'Agenzia internazionale per l'energia, il calo sarà di almeno il 2,6% su scala globale.
Tutto questo secondo Bruxelles conta però poco. Il messaggio che Dimas porterà a Copenaghen è un altro: "L'Europa è disposta ad impegnarsi appieno ma chiede un unico Trattato giuridicamente vincolante che possa essere ratificato a livello universale, in cui ci siano tutti gli elementi essenziali del protocollo di Kyoto". L'Ue auspica inoltre che i paesi sviluppati si impegnino "a ridurre le emissione collettive di circa il 30% rispetto ai livello del 1990 entro il 2020". Per Dimas quindi tutti devono far fronte alle loro responsabilità: sia il mondo industrializzato come le economie emergenti. Oggi però, ha concluso il commissario, "c'è troppo pessimismo in giro, in realtà penso che a Copenaghen ci sarà un accordo significativo".

giovedì 12 novembre 2009

IN ITALIA 31 IMPIANTI GEOTERMICI PER 711 MW

31 impianti per un totale di 711 mw di potenza installata e una produzione annua complessiva di 5.520 Gwh. Questi i numeri degli impianti geotermoelettrici in Italia a fine 2008. I dati sono contenuti nella prima edizione del documento "Il geotermico. Dati statistici al 31 dicembre 2008", pubblicato dal Gestore dei Servizi Elettrici sul proprio sito internet, www.gse.it. Il rapporto - nel quale si descrivono le caratteristiche della fonte geotermica nel suo principale impiego ovvero la produzione di energia elettrica - evidenzia la sostanziale stabilita' nel tempo del parco impianti, la dislocazione territoriale nella sola regione Toscana, il confronto con altri paesi del mondo, per una fonte che rappresenta solamente il 3% della potenza installata da fonte rinnovabile ma ben il 9,5% della produzione totale da Fer. Numerosita' e potenza sono invariate rispetto al 2007, la produzione e' diminuita dello 0,9% (2007: 5.569 GWh - 2008: 5520 GWh). Nella suddivisione per classe di potenza quella piu' rilevante ha capacita' compresa tra 10 e 20 MW e produzione media pari a 132,7 GWh. Tutti gli impianti goetermoelettrici sono situati nella regione Toscana. In particolare oltre il 45% degli impiati si trova nella provincia di Pisa. L'Italia, infine, si attesta al terzo posto al mondo per la produzione di energia elettrica da fonte geotermica tra i principali paesi dove esistono questo tipo di installazioni.

Il governo australiano investe nella geotermia

La seconda Conferenza sull’Energia Geotermica, inaugurata ieri a Brisbane, ha raccolto rappresentanti del settore industriale per gli aggiornamenti sulle ultime novità di ricerca e applicazione delle ecoenergie.
(Rinnovabili.it) – “Se solo estraessimo l'1% dell'energia presente nel sottosuolo otterremmo una quantità pari a 26 mila volte il nostro fabbisogno totale annuo”. Così Martin Ferguson, Ministro delle Risorse ed Energia nonchè Ministro per il Turismo australiano, ha aperto ufficialmente la seconda Conferenza Australiana per l'Energia Geotermica, sede d'elezione per le discussioni in merito alle attività concrete che il settore dovrebbe essere portare avanti, con il sostegno da parte del governo.La tre giorni, coordinata dall'Associazione Industriale Australiana per l'Energia Geotermica, si sta svolgendo da ieri 11 novembre a Brisbane nel Queensland, Australia, e ha radunato l'adesione di diversi esperti del settore, rappresentanti di organi di ricerca, enti governativi e studiosi internazionali da vari Paesi fra i quali spiccano Messico, Inghilterra, Giappone, Cina e Stati Uniti. Evento dedicato gli addetti ai lavori e non solo, il Convegno si presenta come una grande opportunità di ragguaglio per tirare le somme sulle più recenti evoluzioni scientifiche, legislative, di ambito politico,tecnologico e finanziario ma anche come occasione per ribadire l'impegno delle amministrazioni governative verso la ricerca geotermica, che attualmente corrisponde ad un investimento pari a 2,4 milioni di euro.Affianco ad Islanda e Stati Uniti, l'Australia è fra i principali promotori della ‘Partnership Internazionale Energia Geotermica' ed il suo contributo per “il settore geotermico – ha inoltre aggiunto Ferguson- è un buon esempio di collaborazione tra industria e governo per il raggiungimento della sicurezza energetica e della prosperità economica”.

progetti eolici per 1.000 MW in Messico per Enel

Enel Green Power: progetti eolici per 1.000 MW in Messico
Enel Green Power, attraverso la sua controllata Enel Latin America, ha annunciato nei giorni scorsi di aver raggiunto un accordo con Energías Renovables, Térmica e Hidráulica de México (Enerthi), che fa capo alla omonima società spagnola, finalizzato allo sviluppo di progetti eolici in Messico, per una capacità installata totale fino a 1.000 MW.
Con l’accordo raggiunto, Enel Green Power avrà accesso esclusivo a progetti eolici che saranno sviluppati da Enerthi, nonché il diritto di acquisirli una volta che siano stati completamente autorizzati. I siti, che si trovano negli Stati di Baja California, Zacatecas e Oaxaca, hanno ciascuno una capacità installata preliminare tra i 60 e i 200 MW.
La Società del Gruppo Enel ha fatto il suo ingresso nel mercato messicano di settore nel 2007 e attualmente gestisce nel paese centroamericano 3 impianti idro, per una capacità installata totale di 52 MW.
Grazie a questo accordo, Enel Green Power rafforza la sua presenza nel promettente mercato messicano delle rinnovabili, caratterizzato, tra l’altro, da un potenziale eolico di oltre 10mila MW che potrebbero essere sviluppati nei prossimi anni.

Nestlé, parco fotovoltaico per la produzione dei Baci

L’iniziativa rientra nel progetto “Sole Amico” che prevede l’installazione di impianti fotovoltaici negli stabilimenti produttivi di Nestlé Italiana
Nestlé ha inaugurato, presso lo stabilimento di San Sisto (PG), un parco fotovoltaico in grado di fornire tutta l’energia necessaria alla produzione dei Baci e Bacetti Perugina. L’iniziativa rientra nel progetto “Sole Amico” che prevede l’installazione di impianti fotovoltaici negli stabilimenti produttivi di Nestlé Italiana, quello umbro è uno dei primi realizzati dal gruppo a livello mondiale. 2.200 moduli L’impianto, collocato a copertura del parcheggio dello stabilimento, è composto da 2.200 moduli fotovoltaici, per una superficie attiva di 10.000 mq e una potenza installata di più di 450 KWp in grado di produrre fino a 0.55 GWh di energia. Accanto al parco fotovoltaico inaugurato a San Sisto, è già attivo dal 2007 un impianto di cogenerazione per la produzione di energia ad alta efficienza: grazie a queste innovative strutture parte dell’energia necessaria per lo stabilimento viene prodotta senza generare emissioni inquinanti, l’equivalente di quanto servirebbe per soddisfare le esigenze energetiche di più di 3700 famiglie, e allo stesso tempo evitando l’emissione di oltre 8.000 tonnellate di CO2 ogni anno. Sole Amico si inserisce tra le attività sviluppate da Nestlé nell’ambito del suo impegno per la tutela dell’ambiente, lo sviluppo sostenibile e la promozione del benessere dei territori e delle comunità locali, in coerenza con la filosofia di "Creazione di Valore Condiviso".

( Tratto dall'articolo di Enrico Sacchi per B2B24 del sole 24 ore )

IN AUSTRALIA CONFERENZA ENERGIA GEOTERMICA

E' iniziata ieri sera a Brisbane la seconda Conferenza Australiana per l'Energia Geotermica, che fa il punto sugli ultimi sviluppi, in materia di scienza, tecnologia, politica, legislazione e finanza, di questa importante fonte di energia non inquinante. La conferenza di tre giorni, cui partecipano anche esperti internazionali da Usa, Cina, Giappone, Gran Bretagna e Messico, e' organizzata dall'Associazione Industriale Australiana per l'Energia Geotermica, che raccoglie i maggiori operatori del settore, della comunita' accademica e degli enti governativi. Ha aperto i lavori il ministro delle risorse ed energia Martin Ferguson, che ha ricordato l'impegno del governo verso la ricerca geotermica. ''Se solo estraessimo l'1% dell'energia presente nel sottosuolo otterremmo una quantita' pari a 26 mila volte il nostro fabbisogno totale annuo'' ha detto. ''Il settore geotermico in Australia e' un buon esempio di collaborazione tra industria e governo per il raggiungimento della sicurezza energetica e della prosperita' economica''. L'Australia e' uno stato fondatore, insieme a Usa e Islanda, della Partnership Internazionale Energia Geotermica. Oggi il supporto governativo al settore fa parte di un piano da 2,4 miliardi di euro, dedicato alla ricerca e allo sviluppo.

mercoledì 11 novembre 2009

EOLICO; NUOVO RECORD VESTAS IN ITALIA, 2.000 MW

Il mese di ottobre ha segnato un nuovo record per Vestas Italia che ha tagliato il traguardo dei 2000 MW installati nel Paese mantenendo la sua quota di mercato del 50%. Grazie a queste cifre l'Italia ha guadagnato rispettivamente il sesto posto nella classifica mondiale e il terzo in quella europea, per capacita' installata e accumulata. La societa' danese, dal 1998 ad oggi - riferisce la societa' in una nota - ha costantemente incrementato la potenza eolica installata, raggiungendo quota 1.920 turbine per un totale di 2000 MW. Il 2008 e' stato un anno record per tutto il settore eolico in Italia, che ha visto la capacita' totale accumulata raggiungere i 3.736 MW - il 37% in piu' rispetto all'anno precedente - e una capacita' annua installata di 1.010 MW - il 59% in piu' rispetto al 2007. Nei suoi undici anni di attivita', Vestas in Italia, responsabile del mercato eolico in Italia, e' passata da un nucleo di 50 a oltre 700 unita' lavorative impiegate direttamente, oltre ad aver fortemente contribuito al potenziamento di un indotto specializzato per le diverse fasi di realizzazione degli impianti eolici che, nel suo complesso, in Italia corrisponde a piu' di 10.500 unita' lavorative. ''Guardiamo a questa cifra record - dichiara Rainer Karan, General Manager di Vestas Italia - come una tappa e non come un traguardo''.

A Roma arriva l’illuminazione pubblica a led

Dagli inizi del prossimo anno, in alcune zone periferiche della citta’, comincera’ l’installazione di nuove luci a led, una tecnologia innovativa ed efficace sul fronte del risparmio energetico. La svolta si completera’ entro il 2020, data delle Olimpiadi.
Tra meno di due mesi si partirà con l’installazione di 361 nuovi punti luce a Led che producono una luce bianca a impatto zero per l’ambiente. ma l’obiettivo finale e’ la realizzazione di 15mila nuove installazioni entro il 2015.
Una scommessa che tutela l’ambiente ma anche l’immagine della citta’ eterna. Lo ha spiegato il sindaco di Roma Gianni Alemanno: ”Per la candidatura alle Olimpiadi del 2020 vogliamo presentare una citta’ a impatto zero. Abbiamo dieci anni per lavorare sul risparmio energetico, sulla diminuzione delle emissioni e sulla mobilita’ sostenibile”.
Intanto, il pubblico e il privato, Acea in testa, collaboreranno per un piano di illuminazione generale che parte proprio dalle nuove installazioni in diverse strade dei municipi X (Tuscolano.Cinecitta’), XII (Cecchignola, Torrino) e XIX (Trionfale-Primavalle).
Con le lampade a Led ‘’si otterranno diversi benefici – ha spiegato il presidente di Acea Giancarlo Cremonesi – un risparmio di consumi energetici fino al 51% che corrisponde alla diminuzione di anidride carbonica, maggiore durata delle lampade e minori costi di manutenzione”. Ma oltre alle positive conseguenze sull’ambiente, ce ne sara’ un’altra: ”le strade di Roma perderanno la loro luce giallo-arancio per tornare ad un’ illuminazione bianca”.
A spiegare cosa accadra’ e’ stato il direttore dell’ illuminazione pubblica di Acea, Giovanni Vivarelli. ”Fino a vent’anni fa a Roma venivano utilizzati lampioni ai vapori di mercurio che emettevano una luce biancastra. Poi, si e’ passati al sodio in alta pressione che ha modificato l’intensita’ cromatica facendola diventare giallo-arancio. Con il Led si tornera’ a una luce bianca ma, e’ anche possibile che con l’innovazione tecnologica e con il tempo si riesca ad ottenere una tonalita’ piu’ calda”.
L’intervento, presentato oggi, partira’ dai primi mesi del 2010 e ha comportato una spesa di un milione 445 mila euro. Il progetto sara’ accompagnato da un piano piu’ generale che riguarda le periferie e, la messa in sicurezza di alcune strade con l’aumento di illuminazione ma, soprattutto, ha aggiunto il sindaco, ”fa parte di un progetto complessivo, un piano grazie al quale Roma fara’ un
salto di livello e sara’ il primo comune in Italia ad avere un progetto generale di illuminazione a impatto zero”.

Impennata del fotovoltaico tedesco

Installati in 9 mesi 1.471 MW. Probabile il raggiungimento a fine anno di 2,4 GW, con un più 60% rispetto al 2008. La crescita potrebbe essere maggiore se ci sarà la corsa agli impianti di fine anno per il deciso ribasso della tariffa incentivante nel 2010.
Un boom di impianti fotovoltaici in Germania: nuovi 1.471 MW sono stati ufficialmente installati da gennaio a settembre 2009. Lo ha fatto sapere il Bundesnetzagentur, l’autorità tedesca di regolamentazione responsabile delle comunicazioni nel settore elettrico.
Ormai da queste parti la conta non si fa più in megawatt ma in gigawatt e i tassi di crescita restano veramente impressionanti.
Dopo un lento avvio nel primo trimestre, ora la media mensile si aggira intorno ai 300 MW. Interessante è la notizia che proviene dal settore produttivo e commerciale: i maggiori distributori hanno già esaurito la loro scorta di moduli per l’anno in corso.
Secondo fonti tedesche si presume tuttavia che anche nell’ultimo trimestre la media resterà di immutata, così da aggiungere almeno una potenza di circa 900 MW. Questo significherebbe che nel corso dell’anno verranno installati in Germania impianti fotovoltaici per una potenza totale di circa 2.400 MW (2,4 GW), molto vicino al super-record della Spagna del 2008 (2,6 GW).
Si avrebbe quindi un incremento delle realizzazioni del 60% rispetto al 2008 (1,5 GW) e si arriverebbe ad totale installato di almeno 7,7 GW. In Italia forse quest’anno si toccherà il gigawatt, quindi una potenza di quasi 8 volte meno della Germania, anche se il nostrio paese resta nel settore al terzo posto in Europa. In Spagna, seconda nell'UE, quest'anno non si arriverà ad un installato cumulativo superiore a 4 GW.
Secondo il meccanismo incentivante tedesco, la tariffa fissa per il fotovoltaico nel 2010 sarà ridotta, a seconda della tipologia degli impianti e nel caso in cui venga superata la soglia di 1,5 GW (ormai cosa fatta) del 9-11%.
Molti operatori del settore temono che il nuovo governo Merkel possa addirittura ridurre la tariffa ben oltre questo livello. Una eventualità che porterebbe ad un’ulteriore corsa all’installazione e all’allacciamento degli impianti FV entro il 31 dicembre 2009.
Proprio alla luce di questa situazione, si prevede che nel primo trimestre 2010 il mercato tedesco sarà piuttosto basso, ma con buona probabilità per i prossimi anni ancora continuerà ad essere leader mondiale del fotovoltaico.

Energia dalle onde: l'Inghilterra si muove

NEL MARE DEL NORD
Sviluppati due progetti dall'azienda Green Ocean Energy
L’azienda inglese di energie rinnovabili Green Ocean Energy sta sviluppando due dispositivi innovativi per sfruttare l’energia delle acque del Nord Atlantico: Ocean Treader e Wave Treader. Si tratta di apparecchiature progettate per galleggiare sulla superficie del mare mentre le onde, che muovono una serie di estensioni fluttuanti di cui sono dotate, grazie al movimento alimentano i generatori che sono installati sulle piattaforme.
L’elettricità viene poi inviata a terra tramite cavi sottomarini. Ogni macchina è progettata per produrre 500 Kw di energia elettrica, sufficiente per alimentare 125 abitazioni, così - ad esempio - un complesso di 30 piattaforme potrebbe erogare 15 Mw di energia. Le strutture sono progettate per durare 25 anni, e devono resistere alche al mare mosso e alle bufere.

martedì 10 novembre 2009

E. ON, PROGETTO PER IMPIANTO FOTOVOLTAICO A P. TORRES

E.On, la multinazionale che gestisce la centrale termoelettrica di Fiumesanto a Porto Torres, presentera' ufficialmente nei prossimi giorni un piano di investimenti sulle energie rinnovabili, che prevede un impianto fotovoltaico da 40 megawatt, per un investimento da cento milioni di euro, e per uno eolico da 30 megawatt.
La realizzazione delle strutture, in particolare per il fotovoltaico, potra' essere avviata gia' dal prossimo marzo se arriveranno le autorizzazioni necessarie, come auspicato dall'azienda che prevede di ottenerle entro trenta giorni. In nove mesi potrebbero concludersi i lavori che garantiranno occupazione per un centinaio di operai.
Gli impianti saranno realizzati nell'area circostante la centrale. L'hanno annunciato stasera in una conferenza stampa Paolo Venerucci e Marco Bertolino, rispettivamente responsabile risorse umane e sviluppo del territorio e direttore della centrale di Fiumesanto, assieme al sindaco di Porto Torres Luciano Mura. L'annuncio segue un incontro avvenuto in mattinata tra i vertici di E.On e il primo cittadino, che nei giorni scorsi aveva espresso preoccupazione su un atteggiamento dell'azienda giudicato attendista sugli investimenti dell'azienda nel territorio.
In occasione della conferenza di servizi per l'Area Integrata di Fiume Santo, svoltasi il 29 ottobre scorso al ministero dell'Ambiente a Roma, Mura aveva lamentato una scarsa spinta di E.On sulla Regione per l'ottenimento della delibera di autorizzazione alla costruzione del nuovo gruppo, che dovrebbe sostituire i due obsoleti gruppi della termocentrale, fortemente inquinanti e operativi in deroga alla legge vigente.
Ottenuta la delibera di giunta, si costituirebbe poi la conferenza di servizi al ministero dello Sviluppo economico per giungere al decreto autorizzativo che concluderebbe la procedura.
Per spingere la Regione ad approvare la delibera, E. On e Comune di Porto Torres chiederanno urgentemente un incontro congiunto all'assessore regionale all'Industria. Il progetto per la realizzazione del nuovo gruppo, tecnologicamente avanzato e molto meno impattante sull'ambiente, non sara' rallentato dai nuovi investimenti sulle energie rinnovabili.
Dall'ottenimento del decreto, i lavori dovranno iniziare entro tredici mesi. Il successivo abbattimento dei gruppi 1 e 2, non piu' necessari una volta entrato a regime il gruppo 5, restituira' al territorio una fascia litoranea importante e sfruttabile, ha sottolineato il sindaco anche in ottica turistica.

ENEL GREEN POWER, PROGETTI EOLICI IN CALABRIA DA 64MW

Enel Green Power, societa' di Enel dedicata allo sviluppo delle energie rinnovabili, ha firmato un accordo con Micropower, azienda leader nell'eolico e biomasse, per acquisire una quota di maggioranza di due progetti eolici in Calabria per un totale di 64 MW di capacita' installata. I due impianti, gia' completamente autorizzati, sorgeranno nei comuni di Maida, Cortale (56 MW) e San Floro (8 MW) in provincia di Catanzaro - zone entrambe ad alta producibilita' eolica - ed entreranno in esercizio nel 2010. A regime gli impianti produrranno circa 150 milioni di chilowattora, sufficienti a soddisfare i consumi di circa 60.000 famiglie ed evitare cosi' l'emissione ogni anno di oltre 110 mila tonnellate di CO2.

BIOARCHITETTURA E RINNOVABILI PER SVILUPPO PALESTINA

L'utilizzo sistematico delle fonti rinnovabili d'energia, il risparmio energetico e la bioarchitettura possono divenire veicolo di sviluppo e indipendenza economica per il futuro stato palestinese. Con questo messaggio, rivolto ad un 'futuro verde' per la Palestina, il Consolato d'Italia a Gerusalemme e la Cooperazione italiana allo sviluppo, in collaborazione con il ministero degli Affari esteri, l'Autorita' nazionale palestinese e le principali agenzie Onu, lanciano la conferenza internazionale 'Towards a Green Future, Eco-Architecture and Renewable Energy'. L'evento, che si terra' a Ramallah il prossimo 19 novembre 2009, sara' l'occasione per discutere l'opportunita' di realizzare in futuro progetti in partnership pubblico/privato, centrati proprio sull'uso intensivo di risorse naturali come sole, acqua, vento e biomasse per la produzione d'energia pulita. La costruzione di edifici pubblici verdi - ospedali, scuole, uffici - a zero emissioni d'anidride carbonica, sul modello delle 'Passive House' nordiche, risulta centrale. Quattro esponenti del mondo scientifico e della ricerca italiano e internazionale, nella sessione a loro dedicata, spiegheranno come sia possibile declinare i nuovi modelli tecnologici di energia pulita nel contesto palestinese, lasciando intravedere una 'exit strategy' dall'aiuto pubblico allo sviluppo. In particolare, Angelo Consoli, portavoce in Italia dello scienziato americano Jeremy Rifkin, padre delle teorie sull'idrogeno come motore di sviluppo, introdurra' il concetto di Terza rivoluzione industriale a partire proprio dalla Palestina. Idrogeno, solare termodinamico, bioarchiettura ed abitazioni a zero emissioni di anidride carbonica: sono i tre modelli rilanciati dai ricercatori Bruno D'Aguanno, Gaetano Fasano e dall'architetto Mario Cucinella.

Uk, al via dieci progetti per centrali nucleari

Non ci sono alternative: la Gran Bretagna ha bisogno dell'energia nucleare e per questo il Governo ha deciso di accelerare il programma di costruzione di nuove centrali dando il via libera ufficiale a dieci progetti. Questo l'annuncio fatto nel pomeriggio di lunedì da Ed Miliband, ministro dell'Energia e dell'Ambiente.
Solo uno degli undici siti proposti per le nuove centrali – Dungeness in Kent - non è stato approvato per motivi ambientali. Per accelerare la realizzazione delle 10 centrali le leggi sulla concessione di permessi saranno modificate per permettere alla Infrastructure Planning Commission di dare il via libera in tempo record. L'obiettivo del Governo è rendere operative almeno alcune delle centrali entro il 2018. Otto delle dieci centrali verranno edificate su siti dove sono già presenti impianti nucleari dismessi o in via di dismissione perché antiquati o non considerati sicuri.
Miliband ha cercato di placare i timori sulla sicurezza dell'energia nucleare. L'esperienza vissuta finora dalla Gran Bretagna è stata «soprattutto positiva», ha detto il ministro, e le centrali di nuova generazione che verranno costruite saranno ancora più sicure. Il nucleare è necessario ma non esclude il ricorso ad altre forme di energia pulita, ha sottolineato il ministro: «Abbiamo bisogno del nucleare, abbiamo bisogno delle energie rinnovabili, abbiamo bisogno del carbone pulito, abbiamo bisogno di tutte queste cose per realizzare la transizione verso l'energia più pulita».
L'organizzazione ambientalista Greenpeace ha ribattuto che «non abbiamo bisogno del nucleare, che è un modo pericoloso e costoso per affrontare i cambiamenti climatici e assicurarsi l'energia per il futuro».

Contro i cambiamenti climatici serve un'agricoltura "intelligente"

La battaglia per migliorare la sicurezza alimentare e contenere al tempo stesso l’impatto del cambiamento climatico, può essere combattuta su un solo fronte, a partire dalle terre agricole di tutto il pianeta, afferma un rapporto della FAO.
L’agricoltura da una parte è vittima del cambiamento climatico, ma dall’altra ne è anche responsabile, contribuendo con il 14 per cento del totale delle emissioni di gas serra. L’agricoltura tuttavia, può anche essere una parte importante della soluzione, mediante la mitigazione, la riduzione e/o l’eliminazione, di un ammontare significativo delle emissioni globali. E circa il 70 per cento di queste strategie, secondo la FAO, potrebbero essere attuate nei paesi in via di sviluppo.
«Molte delle strategie agricole per mitigare il cambiamento climatico sono positive anche per la sicurezza alimentare, per lo sviluppo e per l’adattamento al cambiamento climatico», dice Alexander Mueller, Vice Direttore Generale della FAO. «La sfida è riuscire a capitalizzare queste sinergie potenziali, e nel frattempo gestire i trade-off rischi-benefici per la sicurezza alimentare». Il rapporto “Food Security and Agricultural Mitigation in Developing Countries: Options for Capturing Synergies” è stato lanciato in occasione dei colloqui sul cambiamento climatico di Barcellona (2-6 novembre) organizzati in preparazione del Vertice di Copenaghen del dicembre prossimo.
Le opzioni tecniche più importanti per far sì che l’agricoltura contribuisca a mitigare il cambiamento climatico consistono nel migliorare la gestione delle colture e delle terre a pascolo ed il risanamento biologico del suolo e delle terre degradate. Circa il 90 per cento del potenziale della mitigazione tecnica da agricoltura proviene dal sequestro del carbonio nel terreno. Questo implica l’incremento del livello di sostanze organiche, delle quali il carbonio è la componente principale, nel suolo. Questo può tradursi in un migliore contenuto di nutrienti della pianta, in un aumento della sua capacità di ritenzione dell’acqua ed in una migliore struttura, tutti elementi che alla fine portano a migliori rendimenti e ad una maggiore resistenza.
Tra le opzioni per incrementare il sequestro di carbonio vi sono: una minore lavorazione del terreno, l’utilizzo dei residui colturali come composto e per la copertura dei terreni, l’impiego di colture perenni per coprire il suolo, la risemina dei pascoli ed una loro migliore gestione. Altre opzioni comportano un difficile compromesso tra azioni positive per la mitigazione ma che hanno possibili conseguenze negative per la sicurezza alimentare e per lo sviluppo.
La produzione di biocombustibili ad esempio, fornisce un’alternativa pulita ai carburanti fossili, ma può entrare in competizione la produzione alimentare per quanto riguarda la terra e le risorse idriche. Il risanamento biologico del suolo consente ad esempio un maggiore sequestro di carbonio, ma può ridurre la terra disponibile per la produzione alimentare. Ed ancora, il risanamento delle superfici destinate al pascolo può incrementare l’opera di sequestro di carbonio, ma può comportare nel breve periodo un calo dei redditi per la limitazione del numero di capi di bestiame.
Alcune di queste sfide possono controbilanciarsi con misure per incrementare l’efficienza o mediante il pagamento di incentivi e di compensazioni. Molte delle opzioni tecniche di mitigazione sono in realtà già disponibili e potrebbero essere messe in pratica da subito. Va tuttavia tenuto presente che mentre questo tipo di interventi generano un vantaggio netto nel lungo periodo, implicano considerevoli costi iniziali.
«Rapportarsi agli sforzi di sviluppo agricolo in corso che affrontano queste stesse questioni è un modo economicamente vantaggioso di operare», dice Kostas Stamoulis, Direttore della Divisione dell’economia dello sviluppo agricolo della FAO.
Il rapporto delinea possibili meccanismi di finanziamento che potrebbero sbloccare i benefici potenziali per una mitigazione del cambiamento climatico, per la sicurezza alimentare e per lo sviluppo agricolo.
Al momento sono all’esame una serie di possibilità finanziarie - pubbliche, pubbliche e private, e mercati del carbonio - per interventi di mitigazione del cambiamento climatico nei paesi in via di sviluppo. Secondo il rapporto potrebbero diventare future fonti di finanziamento per interventi di mitigazione da agricoltura. Lo stesso potrebbe fare un fondo internazionale dedicato specificatamente al sostegno delle azioni di mitigazione da parte dell’agricoltura nei paesi in via di sviluppo ed al coordinamento di finanziamenti provenienti dagli aiuti ufficiali allo sviluppo.
Vantaggi su più fronti Nonostante il suo notevole potenziale, l’attenuazione del cambiamento climatico da parte del settore agricolo è rimasta relativamente marginale nei negoziati sul cambiamento climatico. Per riuscire a trarne pienamente profitto, il rapporto raccomanda per tutte le questioni relative alla sua attuazione, di attenersi al programma di lavoro proposto dall’Organismo.

sabato 7 novembre 2009

Una montagna di amianto

L'INCHIESTA IN UN DOSSIER DI LEGAMBIENTE
La bonifica dei siti inquinati è troppo lenta. L'Istituto superiore di Sanità: 2.000 vittime l'anno
La notte dell’amianto non è ancora passata. A causa di ritardi burocratici, carenza di finanziamenti, conflitti tra istituzioni, la bonifica dei siti più inquinati procede a rilento. E la fibra continua indisturbata a uccidere. Secondo l’Istituto superiore di sanità, duemila persone ogni anno.
È questa la conclusione di un dossier preparato da Legambiente per la Conferenza nazionale sull’amianto comincia ieri a Torino. La polvere killer, un minerale con proprietà isolanti molto usato nell’edilizia, fu dichiarata fuorilegge nel 1992, quando eravamo il secondo produttore europeo. Da quel momento, novemila italiani si sono ammalati di tumore, inalandola. Poiché gli effetti sull’apparato respiratorio si prolungano per decenni, la bonifica è indispensabile per salvare altre vite.
Eppure, diciassette anni dopo, poco è stato fatto. Oggi in Italia l’amianto è ancora presente in alcuni milioni di micrositi: dai cantieri navali alle cisterne sui condomini, dai capannoni ai depositi degli attrezzi in campagna. Ma soprattutto in sette aree dichiarate a partire dal ‘98 «siti di bonifica di interesse nazionale». Cinque sono quelle su cui sorgevano gli stabilimenti che producevano amianto, due le cave dove si estraeva la fibra. In tutto coprono una superficie di 75 mila ettari, quasi la metà della provincia di Milano.
Legambiente, che ha dato una pagella ai sette siti, dimostra che l’emergenza non è cessata. Le eccezioni positive sono Bagnoli (Napoli), dove la bonifica sarà conclusa l’anno prossimo, e Casale Monferrato, l’area più compromessa con oltre quaranta Comuni colpiti. Le buone notizie finiscono qui. Sempre in Piemonte, la Regione che all’amianto ha pagato il prezzo più alto, è molto critica la situazione della cava di Balangero, la più grande d’Europa.
Le polveri sono lì, mancano venti milioni di euro e si rischiano crolli delle strutture di contenimento. Tutto fermo anche nell’altra miniera, a Emarese (Aosta): la bonifica non è stata ancora avviata, Regione e ministero litigano davanti al Tar. Situazioni inaccettabili come quella di Brioni (Pavia), dove non è ancora concluso l’intervento per mettere in sicurezza l’area e della bonifica neanche si parla, in attesa dei trenta milioni di euro necessari. Un po’ meglio va a Bari e a Siracusa, dove almeno i primi interventi di emergenza sono completati.
Il bilancio, dunque, è negativo: solo due voti positivi su sette. «Il ministero dell’ambiente deve darsi una mossa - spiega Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente - su alcuni siti non si fanno riunioni da un anno: una follia».

venerdì 6 novembre 2009

Premio The Green Manager of the Year 2009


Premio The Green Manager of the Year 2009


NICOLA PUMILIA – FIAT GROUP AUTOMOBILES



Milano, Torino, 5 Novembre 2009 – Fleetblog, il blog del noleggio a lungo termine di auto e flotte aziendali annuncia che per l’anno 2009 Nicola Pumilia, Fleet Italian Operations di Fiat Group Automobiles è stato scelto come “The Green Manager of the Year” il premio istituito da Fleetblog per premiare i comportamenti virtuosi verso l’ambiente dei manager italiani di case automobilistiche e società di noleggio a lungo termine.



MOTIVAZIONE


Nicola Pumilia, Fleet Italian Operations di Fiat Group Automobiles, ha avviato nel corso dell’anno 2009 una serie di iniziative in ambito flotte aziendali e noleggio a lungo termine finalizzate a:

1) ridurre la CO2 emessa dai veicoli del gruppo Fiat di proprietà o a noleggio di aziende clienti, sostituendoli con veicoli ad alimentazioni alternative quali GPL e Metano che hanno un minore impatto ambientale arrivando ad una riduzione media del 10% sulle emissioni dei motori diesel (alcuni esempi Würth, TNT Express, Ericcson, Gas Natural Italia, AMA Roma);

2) ideare, implementare e diffondere la prossima versione di eco:Drive, dedicata al mercato della auto aziendali. eco:Drive è l’innovativo software che - attraverso la porta USB del sistema Blue&Me – consente di analizzare il comportamento di guida dell’automobilista aiutandolo a ottimizzare i consumi e quindi le emissioni di CO2.”;

3) fare leva, non unicamente sulla promozione di veicoli ecologici, ma anche su politiche commerciali premianti, rivolte alle aziende e costruite con i vari partner delle società di noleggio a lungo termine operanti in Italia.

Tali iniziative, a nostro parere, sono da premiare.
I bloggers di FLEETBLOG


Informazioni su Fleetblog (www.fleetblog.it)

Fleetblog è il primo blog italiano dedicato a tutti coloro che usano auto aziendali (i driver), le gestiscono per conto della proprie aziende (i fleet manager) o semplicemente le noleggiano per la propria attività professionale (imprenditori, agenti, liberi professionisti, artigiani).
Fleetblog ha una media di 500 lettori giornalieri e raggiunge un bacino di 400.000 aziende italiane: Il social network di Fleetblog si estende fino ad impiegare strumenti quali YouTube, Liquida, Wikio, RSS, Facebook e Linkedin in perfetta logica Web 2.0.
Cosa pensano i clienti del noleggio a lungo termine? Quali consigli possono dare a coloro che si apprestano a fare la loro stessa scelta? Conversazioni tra utilizzatori di auto aziendali, fleet manager, responsabili acquisti, operatori ed esperti del settore.
Fleetblog è il blog su cui parlare di Temi e Tendenze, Case Automobilistiche e politica commerciale per le flotte aziendali, Fornitori di noleggio a lungo termine e fleet management. E’ aperto a diversi contributi (blogger) e l’unico vero obiettivo è contribuire allo sviluppo del mercato fornendo agli operatori suggerimenti su come servire al meglio clienti e utilizzatori di auto aziendali.
Il noleggio a lungo termine è oggetto (e lo sarà sempre più con la sua diffusione nel nostro Paese) di continue conversazioni nel mondo reale tra utilizzatori, gestori di flotte, imprenditori, liberi professionisti e associazioni d’impresa. Un patrimonio di conoscenze, esperienze, giudizi che non potevano rimanere solamente delle conversazioni private. Internet è uno strumento semplice, veloce ed economico per trasformare tali conversazioni private in pubbliche perché possano diventare di utilità per tutti creando una cultura aziendale del noleggio a lungo termine nel nostro Paese. Fleetblog è il modo di dare voce al mondo del noleggio a lungo termine in Italia, passando così dal mondo reale al virtuale.
Fleetblog è edito da Autobynet Srl (ABN). ABN è una società di hardware e software indipendente che opera da diversi anni nel settore automobilistico ed in particolare nel mercato del noleggio a lungo termine e delle flotte aziendali. ABN ha sviluppato una forte competenza in relazione ad internet ed ai nuovi media digitali.

Vestas taglia traguardo 2000 Mw installati

Energia, Vestas taglia traguardo 2000 Mw installati
Il mese di ottobre ha segnato un nuovo record per Vestas Italia che ha tagliato il traguardo dei 2000 MW installati nel paese mantenendo la sua quota di mercato del 50%. Dal 1998, quando la società danese con sede a Taranto e Roma ha installato il suo primo impianto a Montefalcone, in provincia di Benevento (43 aerogeneratori V42 da 600 kW), Vestas ha costantemente incrementato la potenza eolica installata, raggiungendo quota 1920 turbine per un totale di 2000 MW. Vestas in Italia ha registrato un picco nelle installazioni nel 2007 e nel 2008, con 279.35 MW e 341.6 MW installati nel Paese. Il 2008 è stato un anno record per tutto il settore eolico in Italia, che ha visto la capacità totale accumulata raggiungere i 3736 MW – il 37% in più rispetto all’anno precedente – e una capacità annua installata di 1010 MW – il 59% in più rispetto al 2007.
Grazie a queste cifre l’Italia ha guadagnato rispettivamente il sesto posto nella classifica mondiale e il terzo in quella europea, per capacità installata e accumulata. Per quanto riguarda l’anno in corso, le previsioni non dovrebbero discostare molto da quelle appena citate, con 1000 MW di installato sul territorio. “Guardiamo a questa cifra record come una tappa e non come un traguardo,” dichiara Rainer Karan, General Manager di Vestas Italia, “e puntiamo a conservare la nostra posizione di leader sul mercato italiano sforzandoci costantemente di garantire ai nostri clienti la certezza del Business Case e l’affidabilità di chi, come noi, ha installato più turbine al mondo,” conclude Karan. Vestas, leader mondiale nella produzione, vendita e manutenzione di turbine eoliche, opera in Italia dal 1998 e può vantare il ruolo di pioniere del mercato eolico in Italia. Nei suoi undici anni di attività, Vestas in Italia, responsabile del mercato eolico in Italia, Svizzera, Balcani, Libia, Egitto e Giordania, è passata da un nucleo di 50 a oltre 700 unità lavorative impiegate direttamente; oltre ad aver fortemente contribuito al potenziamento di un indotto specializzato per le diverse fasi di realizzazione degli impianti eolici che, nel suo complesso, in Italia corrisponde a più di 10.500 unità lavorative.

Salento, altri 4 parchi eolici scatta il conto alla rovescia

Quattro grandi parchi eolici della «Ergeolica» potrebbero sorgere fra Campi Salentina, Galatina, Soleto e Ve glie. Ma per saperlo con certezza bisognerà aspettare la fine di questo mese, quando scadrà il termine entro cui la Regione dovrà esprimersi sulle autorizzazioni richieste dalla società. Il termine lo ha stabilito nei giorni scorsi il Tar di Lecce, che ha così accolto il ricorso dell’azienda realizzatrice degli impianti, assistita dal professore Ernesto Sticchi Damiani e dagli avvocati Mario Bucello, Simona Viola e Sara Colurci. Si contestava il silenzio della Regione Puglia, che non si è costituita in giudizio.
La società, fra marzo ed aprile di due anni fa - era il 2007 - chiedeva alla Regione Puglia, assessorato allo sviluppo economico, l’autorizzazione unica per la realizzazione di un impianto eolico da 57 megawatt a Campi, uno da 47,5 Mw a Veglie, un altro da 24 a Galatina ed un altro uguale a Soleto. Per tutti e quattro i parchi eolici la Erg Eolica richiedeva anche l’attivazion della procedura di assoggettabilità dei progetti alla valutazione di impatto ambientale. Verso la fine di quello stesso anno, su richiesta della Regione, la società produceva ulteriore documentazione oltre a quella già inviata a Bari. Ma da allora dalla Regione non c’è stato nient’altro che silenzio, che ha portato allo scadere dei i termini previsti dalla legge per rispondere a questo tipo di istanze in tema di impianti energetici alternativi, cioè 180 giorni. Da qui la necessità di imporre alla Regione, con un provvedimento giudiziario, una risposta alle domande di autorizzazione.
Il ricorso è stato discusso alcune settimane fa davanti alla prima sezione del Tribunale Amministrativo di Lecce, presieduta dal giudice Aldo Ravalli, con relatore il giudice Massimo Santini. Con quattro diverse sentenze pubblicate nei giorni scorsi, il collegio del Tar ha ritenuto che «senz’altro sussiste l’obbligo per la Regione di concludere il procedimento, considerato il tenore inequivocabile della formulazione di cui all’articolo 12 del richiamato decreto legislativo, il quale è diretto come noto a dare esecuzione a fondamentali direttive comunitarie in tema di “energie pulite” (e ancor più a monte a precisi obblighi internazionali concernenti la tutela dell’ambiente)».
Per questo il Tar ha ordinato alla Regione Puglia di provvedere alla richiesta della Erg Eolica entro fine novembre, condannandola inoltre anche al pagamento delle spese legali e processuali.

Total e MIT annunciano il progetto "Batterie Solari"

Il sole dentro una pila
La Compagnia del Petrolio Francese ha accordato per un finanziamento di quattro milioni di dollari che serviranno agli studiosi del Mit Energy nella sperimentazione di una nuova tipologia di batteria a ricarica solare
Nel rapporto “Chemistry of Personalized Solar Energy” pubblicato recentemente sull’American Chemical Society’s journal, è ampiamente sostenuto che la maggior parte delle modalità utilizzate per la stoccaggio dell’energia solare sono limitate dalla ridotta densità energetica che nel caso di una tradizionale batteria si aggira tra il -0.1 e -0.5 MJ per Kg. In parole povere, a parità di massa alti valori di densità corrispondono ad una maggiore quantità di energia che può essere immagazzinata o trasportata.
Nonostante tutto la maggior parte delle ricerche in questo campo si stanno concentrando sulla densità di potenza , ossia la velocità con cui una carica può fluire dentro e fuori di una batteria.
Lo scienziato Daniel Nocera del Massachusetts Institute of Technology (MIT), autore del documento, per aggirare il problema ha focalizzato le sue ricerche sulla realizzazione di un sistema basato su combustibili liquidi che permettano di raggiungere una densità energetica di circa 50 MJ per Kg, ovvero cento volte maggiore rispetto a quella ottenuta utilizzando i metodi tradizionali ad oggi sperimentati per la memorizzazione dell’energia solare. Il sistema si basa su un catalizzatore che sviluppa ossigeno e idrogeno a partire dalle molecole d’acqua attraverso un procedimento molto simile alla fotosintesi delle piante, suddivide le molecole dell’acqua separando quelle dell’ossigeno da quelle dell’idrogeno. Ma per il MIT la questione non si esaurisce e in concomitanza con lo studio di Nocera, sta fornendo il supporto scientifico ad alcuni ricercatori della Compagnia petrolifera francese Total nel tentativo di sviluppare una tecnologia rivoluzionaria per l’immagazzinamento dell’energia rinnovabile da fonte solare o eolica.
Il progetto è stato suggellato con un accordo da quattro milioni di dollari all’interno della MIT Energy Initiative, a cui Total ha aderito nel novembre 2008; l’obiettivo: realizzare nel minor tempo possibile batterie solari a basso costo e a lunga durata per immagazzinare l’energia generata dai moduli fotovoltaici.

People Mover, una cintura solare per Bologna

Cinquemila metri di percorso per la people mover che collegherà la nuova stazione ferroviaria centrale all’aeroporto e che si alimenterà solo con l’energia del sole
E’ la proposta avanzata dallo studio di architettura Iosa Ghini Associati per il tessuto urbano di Bologna: un elegante sistema monorotaia, alimentato ad energia solare, che colleghi in circa sette minuti e mezzo di viaggio l’aeroporto Guglielmo Marconi al centro cittadino. A volere il People Mover l’Amministrazione Comunale che aveva proceduto alla pubblicazione di un bando di gara per l'affidamento della concessione al Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna (CCC).
Il progetto, che si è aggiudicato la vittoria, non sarà solo un miglioramento importante per il collegamento tra due punti importanti della città e un tassello nuovo della mobilità sostenibile cittadina ma fornirà anche infrastrutture destinate ad altri usi, vale a dire un passaggio pedonale vicino ai binari ed un sistema solare che corre lungo il lato sud della ferrovia. Ogni stazione, oltre all’istallazione dei moduli fotovoltaici destinati a catturare l’energia per la navetta, sarà avvolta da uno schermo di metallo ricoperto di vegetazione per proteggere i passeggeri da sole e pioggia e per aiutare a filtrare l'aria, fornendo un isolamento naturale.
Si prevede il completamento dell’iter approvativo ed il conseguente inizio lavori nell’estate/autunno del 2010. L’entrata in esercizio, a collaudi eseguiti, è prevista entro fine estate del 2013.

Abiti per salvare il pianeta

Il concetto di «riciclo» si allarga, e coinvolge anche gli armadi delle case
MILANO – Armadi pieni di abiti seminuovi, scarpe mai usate e cassetti colmi di gadget di cui non ci si ricorda nemmeno l'esistenza sono la normalità in molte case, ma dal punto di vista ambientale si tratta di un fenomeno inaccettabile.
IL PROGRAMMA – È il punto di vista del Governo britannico, che per ridurre l’impatto ambientale della mole di beni di consumo che si accumulano nelle case dei suoi cittadini ha in progetto un programma per il riciclo di tutto ciò che dai proprietari non viene utilizzato, ma che invece ad altri potrebbe tornare utile. Alla base del progetto vi è l’idea che un buon punto di partenza ai fini del raggiungimento di risultati concreti nel campo della sostenibilità ambientale sarebbe il superamento, da parte dei consumatori, dell’ossessione per gli acquisti.
SOLUZIONE – In tal senso, l’obiettivo del programma è quello di convertire in affitti un quinto della spesa nazionale per beni di consumo (ossia l’equivalente di circa 164 miliardi di euro all’anno su un totale di oltre 814 miliardi), entro il 2020. Tale risultato potrebbe essere raggiunto coinvolgendo le catene dei rivenditori, che dovrebbero dedicare una parte della propria attività al riciclo dei beni usati. In pratica, quindi, il cittadino che conserva capi di abbigliamento o accessori (ma anche mobili o gadget di elettronica) che non utilizza più potrebbe introdurli nel circuito del riciclo e darli così in affitto a chi invece ne ha bisogno. Così facendo, ogni singolo bene potrebbe essere utilizzato più a lungo da più persone e il costo originario sarebbe ammortizzato completamente. I cittadini potrebbero finalmente liberare a cuor leggero le proprie case da tutte le cose inutili e chi desidera fare acquisti avrebbe la possibilità di farlo in modo più economico e perfino aiutando l’ambiente.

giovedì 5 novembre 2009

In arrivo la bici a idrogeno

Avrà un'autonomia 150 km, un pieno costerà 18 euro e si ricaricherà in 15 minuti
La bici a idrogeno arriverà presto sul mercato italiano. Il prototipo è stato messo a punto dall’Itae-Cnr di Messina. Si tratta di una bicicletta elettrica a pedalata assistita alimentata con il gas non inquinante. La due ruote, pulitissima, ha un’autonomia di 150 km e si ricarica in circa 15 minuti. La presentazione è avvenuta nel corso di H2Roma Energy&Mobility show, in programma fino a giovedì.La ricerca è stata condotta assieme alla Tozzi Renewable Energy - Tre, società con la quale il Cnr svolge attività di ricerca e sviluppo in diversi ambiti. «La bicicletta è alimentata totalmente ad idrogeno con un sistema di accumulo a stato solido in grado di fornire un’autonomia elettrica di 150 km: un pieno costa circa 18 euro per una spesa di circa 12 centesimi a chilometro», spiega Giorgio Dispenza dell’Itae-Cnr, responsabile della ricerca. «Il prototipo sviluppato è parte integrante di un ambizioso progetto, condotto dal laboratorio congiunto Cnr-Itae/Tre, che prevede la possibilità di creare flotte di bici», aggiunge Vincenzo Antonucci, coordinatore del gruppo dei sistemi dell’Itae-Cnr. «Le flotte avranno un sistema di rifornimento idrogeno composto da una fonte di energia rinnovabile (solare fotovoltaico) e un elettrolizzatore per la produzione di idrogeno da acqua. Questo - spiega - abbasserà di molto il costo del combustibile e chiuderà il cerchio in termini di emissione zero».Quali i vantaggi della bici a pedalata assistita. «Rispetto ai sistemi elettrici attualmente in commercio alimentati da batterie tradizionali - afferma Dispenza - si ha una maggior autonomia a parità di peso e tempi di ricarica molto ridotti rispetto alle sei-otto ore di ricarica di una batteria convenzionale». Un aspetto, questo, particolarmente vantaggioso nella gestione di flotte, poiché consente di ridurre il numero di mezzi per garantire la continuità del servizio. Il progetto bici è inserito nell’attività gruppo sistemi dell’Itae-Cnr che attualmente è impegnato con riferimento alla mobilità nello sviluppo di un bus elettrico-ibrido a idrogeno (Hbus), di mini veicoli a fuel cell (progetto Meccano ind. 2015 coord Cr Fiat) e allo sviluppo di un trattore ad idrogeno ottenuto da biomasse o rinnovabili (HyTractor).

Porte girevoli per l'energia dalle onde

Il progetto finlandese ha ricevuto un contributo di 3 milioni di euro
Ogni porta, posizionata da 6 a 23 metri sotto la superficie del mare, può generare 300 chilowatt
L'idea è venuta a un tuffatore che, dopo un volo plastico, per poco ha picchiato una testata contro la porta di una nave affondata. Un'idea che ha ricevuto ora un contributo di 3 milioni di euro. L'idea del finlandese Rauno Koivusaari è semplice: una sorta di porta girevole dal peso di 20 tonnellate che, posizionata a una profondità compresa tra 6 e 23 metri sotto il mare, bascula sotto l'azione delle
MOTO ELLITTICO - Ogni porta è in grado di produrre 300 chilowatt, collegata in serie di tre arriva a una capacità di quasi un megawatt. E in un campo di produzione se ne possono aggiungere quante se ne vogliono, senza contare che, essendo sotto il mare non ci sono problemi di impatto ambientale. Sono quindici anni che Koivusaari sta sviluppando il progetto insieme alla sua società, la AW-Energy e ora ha posizionato un modello-pilota al largo del Portogallo. Il WaveRoller funziona sfruttando il fatto che il modo ondoso, avvicinandosi alla costa, prima che si rompa la cresta dell'onda e formi il classico «cavallone», sotto la superficie marina fa muove le particelle d'acqua con un moto ellittico. Quindi in avanti e all'indietro e questo movimento di andata e di ritorno è proprio quello che sfruttano le porte basculanti intorno a un perno per funzionare in entrambi i sensi.

Dalla Canadian Solar moduli solari da record

Efficienza record per due nuove tipologie di modul PV grazie alla nuova tecnologia ESE, presentata dalla Canadian Solar in occasione di Solar Power International 2009
La Canadian Solar in occasione di Solar Power International 2009, manifestazione svoltasi nella città californiana di Anaheim, ha presentato due serie di innovativi moduli fotovoltaici che hanno raggiunto importanti record dei valori PTC, vale a dire PVUsa Test condition (irraggiamento di 1000 W/mq, temperatura della cella di 45°C e velocità del vento di 1 m/s) i cui test sono obbligatori in California. Un valore PV più elevato indica una maggiore produzione di energia per watt installato, che vale ai cittadini una quota maggiore in termini di agevolazioni finanziarie.
I modelli High Performance, sono proposti nelle versioni da 190 e 250 Watt e sono già disponibili sul mercato.
“Canadian Solar contribuisce ad ampliare il settore fotovoltaico grazie al suo costante impegno in ricerca e sviluppo. I record di efficienza PTC dei moduli High Performance CS confermano i progressi che abbiamo compiuto nei confronti di prodotti di alta qualità che garantiscono affidabilità a lungo termine nei progetti fotovoltaici di tutto il mondo. La tecnologia Enhanced Selective Emitter (ESE) rappresenta una rivoluzione in termini di funzionalità e di valore aggiunto per i nostri clienti. Continueremo a investire in ricerca e sviluppo e nei processi di produzione al fine di implementare le prestazioni dei nostri moduli, migliorare le strutture dei costi e ridurre il costo stesso del fotovoltaico”, ha dichiarato Shawn Qu, presidente ed amministratore delegato di Canadian Solar.
Grazie alla nuova tecnologia ESE la Canadian Solar si sta mettendo in linea con l’obiettivo di migliorare la performance delle celle in silicio monocristallino fino al 18,5% e fino al 17% per quelle al silicio policristallino, contribuendo alla riduzione delle emissioni di gas serra sfruttando fonti energetiche rinnovabili nel pieno rispetto delle nuove normative in materia di salvaguardia ambientale.

MAROCCO, AL VIA MEGA PROGETTO PER ENERGIA DAL SOLARE

Il Marocco costruira' impianti per la produzione di energia solare con una capacita' di 2.000 Megawatts, i piu' importanti progettati nell'Africa settentrionale. Gli impianti produrranno il 42 per cento del fabbisogno interno di energia. L'annuncio e' stato dato da re Maometto VI a Ouazarzate, localita' situata circa 250 chilometri a sud-est di Marrakesh, alla presenza del segretario di Stato americano, Hillary Clinton, in visita ufficiale nel Paese maghrebino. Il progetto -che comportera' investimenti per l'equivalente di 9 miliardi di dollari- prevede la realizzazione, entro il 2020, di cinque impianti nelle localita' di Ouezerzate, Laayoune, Boujdour (Sahara), Tarfaya (vicino Agadir, nel sud del Paese) e a Ain Beni Mathar (vicino Fez, nel centro). Nel complesso, gli impianti occuperanno una superficie di 10.000 ettari. La realizzazione del piano permettera' un risparmio annuo di un milione di tonnellate di petrolio, pari a un valore di circa 500 milioni di dollari.
Inoltre, ha precisato il ministro dell'Energia e delle Miniere, signora Amina Benkhadra, consentira' una riduzione di 3,7 milioni di tonnellate annue nelle emissioni di Co2.

Mediterraneo, a secco d'energia se non si investe nelle rinnovabili

Michele Sabatino, project manager di Med Energy, affronta il tema delle fonti rinnovabili come il “must” per i progetti energetici destinati ai Paesi in via di progresso nel Mediterraneo.
“Fra venti anni con molta probabilità i consumi energetici nei Paesi del Mediterraneo raddoppieranno ulteriormente”. Con questo scenario delineato da Michele Sabatino, project manager di Med Energy, si è aperto oggi a Palermo il Workshop incentrato sulle opportunità di sviluppo e d’investimento nel settore delle rinnovabili nel bacino del mediterraneo.
La conferenza odierna, a cui seguiranno due giornate di meeting bilaterali tra Italia, Spagna, Egitto e Tunisia, si inserisce proprio nell’ambito del progetto Med Energy nato per favorire e sostenere azioni di accompagnamento alle imprese euro-mediterranee impegnate nelle rinnovabili, con particolare riferimento alla Tunisia ed Egitto. Il fine ultimo del progetto quello di “promuovere la cultura delle new-energy guidando i propri clienti inizialmente alla comprensione dei vantaggi economici e ambientali delle nuove energie”.
Ad organizzare l’iniziativa l’ASEM – Agenzia di Sviluppo EuroMediterraneo, in collaborazione con Retecamere, la Camera di Commercio di Tunisi, la Federazione degli Industriali Egiziani e GAFI (General Authority for Investment and Free Zones) de il Cairo e la Meda Enviro Network di Barcellona.
Riflettori puntati dunque su un’area in cui “la situazione energetica è caratterizzata da una forte differenziazione”. “In genere, – ha spiegato lo stesso Sabatino dal palco palermitano – i Paesi accomunati da crescita demografica possiedono un maggiore fabbisogno energetico. L’Egitto, per esempio, è uno dei Paesi a più alto consumo perché possiede un’alta densità di popolazione”.
‘‘Se si continuerà ad utilizzare gas e petrolio però – prosegue – si rischierà di rimanere a secco”. Come emerso dai dati elaborati infatti, il considerevole aumento del fabbisogno energetico da parte dei Paesi del Mediterraneo ha visto variare il consumo di combustibili fossili dai 40 milioni di tonnellate del 1970 ai 157 milioni di tonnellate entro il 2010. Un trend insostenibile che non ha certezza nel futuro. “Ecco perché è importante, in questo momento, ragionare in termini di energie rinnovabili, in particolare, in questi Paesi, dotati di sole e vento. E’ questa – conclude Sabatino – la vera sfida che nasconde un’altra sfida molto importante, quella ambientale”.

ErgyCapital, completato impianto fotovoltaico per 1 MWP

Il Gruppo ErgyCapital, investment company specializzata nel settore delle energie rinnovabili e del risparmio energetico, annuncia il completamento e la piena operatività di un impianto da circa 1 MWp situato ad Altamura (BA). L'impianto è di tipologia fissa non integrata, con pannelli in silicio policristallino di fornitura Trina Solar e con inverter SMA. La messa in funzione dell'impianto avviene a due settimane di distanza da quella dei due impianti localizzati nel comune di Galatina (LE), che si aggiungono a quello completamente integrato di Serravalle Scrivia, operativo da inizio anno. Il Gruppo raggiunge così quota 7,5 MWp di impianti attivi.
L'impianto è stato progettato e realizzato da Energetica Solare S.p.A, la società impiantistica del Gruppo ErgyCapital, ed è di proprietà di Ergyca Power S.r.l., società anch'essa interamente controllata dal Gruppo. Oltre ai 7,5 MWp di impianti già operativi, il Gruppo ha al suo attivo altri 7,3 MWp in fase avanzata di realizzazione e ulteriori 22,5 MWp autorizzati.
"Gli ultimi tre impianti messi in funzione in Puglia", commenta Luca d'Agnese, Amministratore Delegato di ErgyCapital. "rendono visibile la nuova velocità di realizzazione degli investimenti che abbiamo raggiunto e che contiamo di mantenere almeno per tutti i prossimi 12-15 mesi".

4° Eco Hotel a Riva del Garda: misure ambientali per alberghi ecosostenibili

4° Eco Hotel a Riva del Garda:

misure ambientali per alberghi ecosostenibili


Da domenica 31 gennaio a mercoledì 3 febbraio 2010, all’interno di Expo Riva Hotel, il salone del risparmio energetico e della bioarchitettura per l’hotellerie propone soluzioni modulari per ricreare aree benessere all’interno delle suite.

Milano, 4 novembre 2009 - Si terrà a Riva del Garda (Tn) da domenica 31 gennaio a mercoledì 3 febbraio 2010 la 4° edizione di Eco Hotel, il salone del risparmio energetico nell'industria dell'ospitalità legato alla fiera Expo Riva Hotel, patrocinata da Federalberghi e Federturismo Confindustria.

Qui vengono presentate le più recenti tecnologie, servizi e soluzioni per gli hotel, dove la bolletta energetica incide fortemente sui costi. È proprio nell’albergo che, con l’applicazione di misure ambientali per il risparmio energetico e la bioarchitettura, si possono ottenere i migliori risultati sia in termini di risparmio di costi, sia di riduzione nell’impiego di combustibili fossili per il riscaldamento e la produzione di energia.

Tra i prodotti in esposizione ad Eco Hotel, impianti di condizionamento a basso consumo, soluzioni per la gestione automatica, impianti solari termici e fotovoltaici, sistemi di riscaldamento per edifici vincolati e storici, sistemi di risparmio idrico e di trattamento dell’acqua per impianti e per usi potabili, infissi ad alto potere isolante e molto altro ancora.

All’interno dell’area espositiva, inoltre, verrà proposto uno spaccato di edificio alberghiero ecosostenibile in prefabbricazione di legno (a pannelli modulari multistrato FSC), su progetto dello Studio di Architettura dell’arch. Diego Guerreschi: in uno spazio di circa 300 mq, distribuito su due piani, sarà presentato un percorso sensoriale legato al benessere in hotel. Ecosostenibilità non solo nell'ottica dell'impiego di prodotti naturali e/o ottenuti dal riciclo, ma anche volta alla cura dell'aspetto psicofisico e sensoriale dell'ospite.

Il percorso proposto porrà particolare attenzione alla cura dei dettagli (nel design di componenti e finiture), nella percezione di sensazioni olfattive, musicali, nell'impiego delle luci (cromoterapia), nella riduzione dell'inquinamento elettromagnetico indoor e nella percezione degli aromi (tisane aromatiche, erbe, ecc.)

Il visitatore verrà accompagnato fra i diversi ambienti dello stand da tecnici qualificati, in grado di spiegare dettagliatamente le tematiche proposte. L'ospite potrà visitare a piano terra gli spazi di una hall e un’area wellness; al primo piano uno spazio soggiorno, utilizzato come area informativa, e lo spaccato di una suite (composta da zona notte, area terapie e bagno).

Qui saranno presentate cabine modulari per diverse terapie (sauna, biosauna, bagno turco, stanza del sale, sauna aromatica, ecc.) realizzate con materiali naturali, utilizzabili sia all’interno delle SPA, sia delle suite, ideali per ricreare ambienti riservati per la cura del corpo. Una soluzione confortevole e intima, all’insegna della qualità e dell’ecosostenibilità, capace di offrire agli ospiti un vero valore aggiunto per nuove esperienze di benessere.
Per ulteriori informazioni:

Riva del Garda Fierecongressi Spa

Parco Lido - 38066 - Riva del Garda (TN)

Tel. 0464 520 000 - Fax 0464 555 255

E-mail: info@exporivahotel.it

www.exporivahotel.it

IN PAESI DEL MEDITERRANEO CONSUMO DI ENERGIA RADDOPPIATO IN 40 ANNI

IN PAESI DEL MEDITERRANEO CONSUMO DI ENERGIA RADDOPPIATO IN 40 ANNI
In quaranta anni i Paesi del Mediterraneo hanno raddoppiato il consumo di energia: si e' passati cosi' da quaranta milioni di tonnellate (Equivalente petrolio) a partire dal 1970, ai 157 milioni di tonnellate entro il 2010. Sono alcuni dati diffusi nell'ambito di un seminario sulle energie alternative rinnovabili, che si e' aperto oggi a Palermo, tra i partner dell'Asem, agenzia di sviluppo eromediterranea, organizzatrice della manifestazione. All'incontro hanno aderito delegazioni provenienti da Italia, Tunisia, Egitto e Spagna. ''Fra venti anni - afferma Michele Sabatino, project manager di Med Energy, un progetto che promuove e accompagna le imprese impegnate nel settore delle energie alternative e rinnovabili - con molta probabilita' i consumi energetici nei Paesi del Mediterraneo raddoppieranno ulteriormente. In quest'area, la situazione energetica e' caratterizzata da una forte differenziazione. In genere, i Paesi accomunati da crescita demografica possiedono un maggiore fabbisogno energetico. L'Egitto, per esempio, e' uno dei Paesi a piu' alto consumo perche' possiede un'alta densita' di popolazione''. ''Se si continuera' ad utilizzare gas e petrolio pero' - aggiunge Sabatino - si rischiera' di rimanere a secco. Ecco perche' e' importante, in questo momento, ragionare in termini di energie rinnovabili, in particolare, in questi Paesi, dotati di sole e vento. E' questa la vera sfida che nasconde un'altra sfida molto importante, quella ambientale''.

People Mover, una cintura solare per Bologna

Cinquemila metri di percorso per la people mover che collegherà la nuova stazione ferroviaria centrale all’aeroporto e che si alimenterà solo con l’energia del sole
E’ la proposta avanzata dallo studio di architettura Iosa Ghini Associati per il tessuto urbano di Bologna: un elegante sistema monorotaia, alimentato ad energia solare, che colleghi in circa sette minuti e mezzo di viaggio l’aeroporto Guglielmo Marconi al centro cittadino. A volere il People Mover l’Amministrazione Comunale che aveva proceduto alla pubblicazione di un bando di gara per l'affidamento della concessione al Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna (CCC).
Il progetto, che si è aggiudicato la vittoria, non sarà solo un miglioramento importante per il collegamento tra due punti importanti della città e un tassello nuovo della mobilità sostenibile cittadina ma fornirà anche infrastrutture destinate ad altri usi, vale a dire un passaggio pedonale vicino ai binari ed un sistema solare che corre lungo il lato sud della ferrovia. Ogni stazione, oltre all’istallazione dei moduli fotovoltaici destinati a catturare l’energia per la navetta, sarà avvolta da uno schermo di metallo ricoperto di vegetazione per proteggere i passeggeri da sole e pioggia e per aiutare a filtrare l'aria, fornendo un isolamento naturale.
Si prevede il completamento dell’iter approvativo ed il conseguente inizio lavori nell’estate/autunno del 2010. L’entrata in esercizio, a collaudi eseguiti, è prevista entro fine estate del 2013.

mercoledì 4 novembre 2009

AL GORE LUCRA CON POLITICHE VERDI

Ha la fama di difensore dell'ambiente ma rischia un conflitto di interessi 'verdi' Al Gore: lo evidenzia l'edizione online del New York Times, proprio nel giorno della pubblicazione del nuovo libro dell'ex vicepresidente statunitense sul cambiamento climatico, ''Our choice'' (La nostra scelta, ndr). I repubblicani, infatti, accusano il guru dell'ambiente di essere il primo ''miliardario del carbonio'' che ''lucra sulle politiche verdi dell'amministrazione Obama''. Lo scorso anno, scrive il Nyt, la compagnia di venture-capital di cui Al Gore e' partner ha finanziato una ditta californiana specializzata in reti elettriche che ricevera' ingenti incentivi statali dall'amministrazione democratica. Grazie al pacchetto da 3,4 miliardi di dollari annunciato per rinnovare la rete elettrica, la californiana Silver Spring otterra' un vantaggio economico di circa 560 milioni di dollari. E' solo una delle iniziative con le quali Al Gore ha moltiplicato i profitti - insiste il Nyt - dopo l'addio al governo a inizio 2001 e l'avvio di fiorenti attivita' imprenditoriali con il marchio verde. Tra attivita' legate all'energia e alle tecnologie pulite, Ong e iniziative editoriali (tra cui il celebre documentario ''una verita' scomoda'' e alcuni libri), nelle tasche dell'ex vicepresidente Usa arrivano decine di milioni di dollari. Nel botta e risposta con i critici, Al Gore difende i suoi investimenti, ''coerenti'' con le convinzioni ambientaliste. ''C'e' qualcosa di male a partecipare all'imprenditoria del proprio Paese? Ne vado fiero. Credo sia giusto investire tenendo presente i miei valori ed i miei principi, e incoraggio tutti a fare lo stesso'', ha dichiarato l'ex vicepresidente.

TOSCANA, CRESCE DEL 132% ENERGIA DA BIOMASSE

"Anche la produzione di energia termica ed elettrica da biomasse mostra i primi, importanti, segnali di crescita facendo registrare in un anno e mezzo un aumento del 132%. Si stima infatti che entro l'anno prossimo la potenza degli impianti in esercizio passera' da 75,6 a 175,6 megawatt. La filiera delle fonti energetiche rinnovabili si allarga e si incrementa in maniera decisa e confortante".
Lo ha detto l'assessore toscano all'energia e all'ambiente, Anna Rita Bramerini, nel corso della conferenza stampa di presentazione di "Agrienergie 2009" la rassegna giunta ormai alla terza edizione ed in programma ad Arezzo da venerdi' 6 a domenica 8 novembre prossimi. "Ad oggi - ha aggiunto Bramerini - sul fronte delle energie rinnovabili registriamo in Toscana una serie di cifre positive che vanno dal +1,8% dell'idroelettrico, al +10% della geotermia, al +113% dell'eolico al +614% del fotovoltaico. Le biomasse, per le quali il Piano energetico regionale prevede piccole centrali e filiere corte, piu' che raddoppiano la loro potenza, in una regione coperta da boschi e foreste per meta' del proprio territorio e in cui e' notevole la quantita' di scarti da lavorazioni agricole. Questo e' particolamente importante ed indicativo di come si stiano riscoprendo le enormi potenzialita' di questo sistema, antico ma modernissimo, di produrre calore ed elettricita' sfruttando le risorse di cui disponiamo in loco. E' anche grazie ad iniziative come "Agrienergie" che contiamo di migliorare ulteriormente questa ottima performance, visto che il valore potenziale della produzione da biomasse e' stimato in 800 milioni di euro l'anno e dalle circa 1.000 abitazioni scaldate oggi grazie a combustibili di origine agroforestale toscana, potremmo presto passare a 50.000".
La tre giorni aretina si sviluppera' non solo attraverso il normale canale espositivo, ma anche con un convegni, eventi, incontri. Nel pomeriggio di venerdi' 6 sara' il presidente della Regione, Claudio Martini, a partecipare all'iniziativa organizzata da Legambiente e dedicata alla definizione del significato di sostenibilita' economica, sociale e ambientale della filiera agroenergetica.

RILEVATE AREE GEOTERMICHE NEL PISANO

Grazie all'utilizzo di piccoli elicotteri radiocomandati per la rilevazione elettromagnetica a bassissime frequenze sono state individuate varie aree geotermiche a Montecatini Valdicecina (Pisa), in cui sara' possibile produrre energia elettrica. Si tratta del primo caso in Italia di geotermia a media entalpia, secondo una nota della Provincia di Pisa, da cui si ricaveranno almeno 25 kWh di energia elettrica in grado di coprire il fabbisogno domestico di 8 mila famiglie o 30 mila persone. Nell'operazione sono coinvolti anche il Comune di Montecatini Valdicecina, il Consorzio per lo sviluppo delle aree geotermiche (Cosvig), Belvedere Spa (la societa' che gestisce la discarica di Legoli) e un gruppo di ricerca costituito dall'azienda agricola Rosa dei venti e dalle societa' Scout e Geochemiclab. Le aree individuate contengono fluidi geotermici a basse temperature, comprese fra 100 e 250 gradi, insufficienti per la produzione di vapore, ma utili per quella di energia elettrica, grazie a un procedimento ''a impatto zero sull'ambiente''.

Geotermia: 20 MW per la centrale 'Sasso 2'


Impianto Enel Green Power
Grazie alla ristrutturazione di un sito industriale la Toscana potrà usufruire di altri 20 MW di energia rinnovabile ottenuta grazie allo sfruttamento del vapore sotterraneo
(Rinnovabili.it) – Enel Green Power, leader mondiale nel panorama delle energie rinnovabili, ha dato il via all’attivazione della centrale geotermica da 20 MW “Sasso 2”, in località Sasso Pisano (PI).
L’impianto nasce grazie alla rivalutazione del precedente sito industriale risalente al 1959, ristrutturato in diciotto mesi e pronto per festeggiare il cinquantesimo anniversario della costruzione.
La struttura, realizzata con le più moderne tecnologie in grado di garantire il totale rispetto degli standard ambientali, di qualità e sicurezza, sarà in grado di fornire alla regione Toscana più di 130 milioni di KWh, pari ai consumi elettrici di 58.000 famiglie, evitando l’immissione in atmosfera di 100.000 tonnellate di CO2 e risparmiando all’anno combustioni da fossili per 35.000 TEP (tonnellate equivalenti di petrolio).
La presenza di Enel Green Power in Toscana è destinata a crescere, grazie agli accordi presi con la Regione, che prevedono un ulteriore sviluppo della cultura geotermica e delle istallazioni per l’estrazione del vapore sotterraneo, come sottolineato da Lio Ceppatelli, responsabile della produzione geotermica, che ha annunciato come la società “abbia in progetto di aumentare la potenza elettrica installata da fonte geotermica di 112 MW con le centrali di Sasso 2, Radicondoli, Chiusdino, Bagnore e con il rinnovamento di Lagoni Rossi. Gli investimenti in ricerca e innovazione tecnologica, nel campo delle rinnovabili, arriveranno a 250 milioni di euro. Gli impianti avranno la certificazione Emas e il calore destinato ai futuri sistemi di teleriscaldamento verrà concesso a costi vantaggiosi. Infine, con il progetto “Geotermia Innovativa” Enel renderà utilizzabili campi non sfruttati e integrerà le risorse geotermiche a bassa temperatura con altre fonti rinnovabili”.

La privatizzazione dell'acqua non si ferma

Governo e maggioranza vanno avanti senza ripensamenti sulla strada della privatizzazione dell'acqua. Sempre più privato e sempre meno pubblico. La filosofia del decreto legge 135/09, che dopo l'approvazione del Consiglio dei ministri approda dal 3 novembre nell'aula del Senato per la sua conversione, continua ad essere questa. La gestione dei servizi pubblici locali, compreso il servizio idrico, è affare delle società private.
L'art. 15 della nuova normativa, che modifica l'art. 23Bis della legge 133/2008, appare tassativo. Gli affidamenti diretti alle società a totale capitale pubblico (in house) potranno realizzarsi soltanto in via eccezionale e dietro parere preventivo dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato.
Di contro, il metodo ordinario di conferimento dei servizi pubblici locali è la gara e la società mista. In quest'ultimo caso, comunque, il partner privato, individuato mediante procedura ad evidenza pubblica, dovrà essere socio operativo con una quota di partecipazione non inferiore al 40%.
Secondo il governo il testo in discussione in parlamento rappresenta un mero adeguamento della legge italiana alla disciplina comunitaria. Ma questa interpretazione è fortemente contestata a livello locale.
Giorni fa la regione Puglia proprio richiamandosi alla legislazione europea ha stabilito con una decisione senza precedenti l'avvio del processo di ripubblicizzazione dell'Acquedotto pugliese. A Bari il Presidente Vendola e la Giunta regionale sono convinti che non sia l'Europa ad imporre all'Italia la privatizzazione del servizio idrico.
Anzi, due diverse risoluzioni del Parlamento europeo affermano a chiare lettere il principio che l'acqua è un “bene comune dell'umanità” mentre gli organismi dell'UE hanno a più riprese evidenziato che “alcune categorie di servizi non sono sottoposte al principio comunitario della concorrenza”.
Pertanto, la gestione delle risorse idriche non deve necessariamente sottostare alle regole del mercato interno e le autorità pubbliche competenti (Stato, Regioni, Comuni) hanno la libertà di scegliere “se fornire in prima persona un servizio di interesse generale o se affidare tale compito a un altro ente (pubblico o privato)”.
Sulla base di queste premesse la Puglia avanza quindi la pretesa di considerare l'acqua dei suoi cittadini non assoggettabile ai meccanismi di mercato assumendo peraltro l'inziativa di impugnare l'art. 15 del decreto governativo presso la Corte costituzionale in quanto lesivo dell'autonomia regionale.
Questa posizione di aperto rifiuto della privatizzazione non è un fatto isolato ma si diffonde e si consolida anche in altre zone del paese.
A Palermo sindaci e amministratori appartenenti al Coordinamento Regionale degli enti locali per l’acqua bene comune e per la ripubblicizzazione del servizio idrico, hanno presentato una proposta di legge regionale analoga a quella pugliese.
A Caserta invece è stato proclamato il diritto all’acqua come diritto umano definendo privo di rilevanza economica il servizio idrico integrato.
Stessa storia in molti altri comuni italiani come Roccapiemonte, Prevalle, Fiorano Modenese, Napoli, Corchiano, Pietra Ligure, Povegliano Veronese, Sommacampagna, Fumane che hanno già inserito nel loro Statuto un articolo a protezione dell'acqua intesa come bene comune pubblico.
Brutte notizie per la coalizione governativa che prevedeva forse di poter archiviare senza troppe difficoltà il dossier privatizzazione.

martedì 3 novembre 2009

Wikio: Classifica di Novembre.

Wikio ci ha concesso gentilmente in anteprima la classifica di Novembre...

1Ecoblog
2Ecologiae
3Eco alfabeta
4La voce dell'Emergenza - il Blog
5100ambiente - Ambiente, ecologia
6GreenMe.it
7Sostenibile
8MondoElettrico
9Genitronsviluppo.com
10OneGreenTech
11Parole Verdi
12Nunzia,dal triangolo della morte
13Il pannello fotovoltaico
14Movimento Impatto Zero (MIZ)
15Progetto Nuova Energia
16Sale del mondo....
17Andrea Quaranta
18EcoPensiero
19Econote
20Ecoo
21(RiGiTaN's)
22Tutti Sostenibili
23Archivio Nucleare
24Consumo Meno
25Gefis...non solo Ecologia !!!
26Rigeneriamoci
27Politicambiente
28Comitato Allarme Rifiuti Tossici
29Bioeco Cosmesi al Maschile
30Pianeta Verde

Dal Doe 2 mln per sperimentare i microbi nel biofuel

Bioreattori sperimentali
Un team di ricerca del Minnesota ha ricevuto dal Dipartimento dell’Energia statunitense i finanziamenti per testare la fermentazione batterica nella produzione dei biocarburanti
Al via il progetto di 2,2 milioni di dollari, finanziati dal Dipartimento per l’Energia americano, che vede un team di ricercatori dell’Università del Minnesota, tra biochimici, ingegneri chimici e microbiologi, impegnati nello sperimentare tecniche per l’utilizzo di batteri nella produzione di biocombustibili. Andando nel dettaglio il prototipo in fase di collaudo prevede la messa a punto di “bio-reattore” realizzato tramite dei batteri incorporati in un sottile rivestimento in lattice e destinato alla produzione di combustibili per settore del trasporto.
Inoltre, il gruppo di lavoro del Minnesota sta partecipando ad un altro impegnativo programma, in collaborazione con il Pacific Northwest National Laboratory, in cui verrannà combinato il lavoro di cattura della CO2 atmosferica svolto dalle microalghe fotosintetiche a quello di degradazione batterica.
Larry Wackett, professore di biochimica dell’Istituto universitario americano, ha dichiarato apertamente di ritenere di gran lunga più efficiente il sistema di produzione del biocarburante dai batteri rispetto alla tradizionale procedura per sintetizzare l’etanolo.
Il programma, che si affianca ad altri 37 piani di lavoro per cui il Dipartimento dell’Energia statunitense ha messo a disposizione un totale di circa 151 milioni di dollari, è parte integrante dell’American Recovery and Reinvestment Act che offre una concreta opportunità agli studiosi americani per affermarsi nel panorama delle tecnologie per l’energia rinnovabile.

Le Maldive puntano sull'eolico

Maldive. Il 40% del fabbisogno energetico dal vento. Questo il progetto del presidente Mohamend Nasheed che intende portare il suo Paese ad essere il primo al mondo ad emissioni zero.
Le Maldive, la nazione più bassa sul livello del mare al mondo, sono minacciate dall'innalzamento degli oceani e per questo sono particolarmente sensibili ai mutamenti climatici dovuti all'inquinamento. Il progetto di parco eolico che dovrebbe fornire energia a 4 maldiviani su 10 costerà 200 milioni di dollari e sarà costruito da General Electric entro metà 2011. Il progetto prevede la costruzione di 30 grandi turbine a 65 chilometri a nord della capitale maldiviana Malè.

SICI PUNTA SU FOTOVOLTAICO CON SIENA SOLAR NANOTECH

Investire nel settore energetico puntando sul fotovoltaico di seconda generazione. E' l'obiettivo della societa' di gestione del risparmio Sici, che attraverso il fondo di venture capital 'Toscana Innovazione', ha deciso di investire in Siena Solar Nanotech (2SN), entrando cosi' nel capitale della societa' specializzata nelle tecnologie innovative per lo sfruttamento dell'energia solare. L'operazione e' stata presentata oggi a Siena dal presidente di Sici Massimo Abbagnale, insieme col presidente della Fondazione Mps Gabriello Mancini, al presidente di Fises (Finanziaria senese di sviluppo) Stefano Bernardini e al presidente di Siena Solar Nanotech Carlo Taliani. 2SN nasce da un'iniziativa del Cnr-Ismn di Bologna per la realizzazione di celle fotovoltaiche flessibili basate sulla tecnologia 'Pulsed Plasma Deposition' (Ppd) realizzate in tellururo di cadmio, un materiale di cui e' sufficiente una quantita' 100 volte piu' piccola del silicio per ottenere gli stessi risultati a costi piu' bassi. ''Con l'apporto del fondo Toscana Innovazione - ha spiegato Taliani - puntiamo a realizzare un processo industriale per la produzione di celle fotovoltaiche a film sottile. Il vantaggio di queste celle e' che possono garantire una efficienza simile a quella del silicio ma con costi molto inferiori''. Secondo Abbagnale con questo investimento ''puntiamo al duplice obiettivo di attrarre investimenti nel territorio toscano e di favorire insediamenti capaci di generare occupazione qualificata e ulteriore sviluppo''. Soddisfazione e' stata espressa da Mancini secondo cui ''l'ingresso di Sici in 2SN rientra perfettamente nella strategia della nostra Fondazione che da tempo si e' posta l'obiettivo di essere elemento coalizzante di sostegno e di traino di progettualita' e aggregazione di risorse specie nel campo dell'innovazione''.

FRANCIA, BOOM MATERIALI EDILI PER RIDURRE I CONSUMI

L'efficienza energetica e la necessita' di ridurre i consumi di energia, spingono il settore dei nuovi materiali edili in Francia, anche grazie ad un apposito 'eco-prestito' fino a 30.000 euro. Il settore dell'edilizia, prima fonte di consumo di energia, con il 40% di consumi finali e il 20% di emissioni di CO2 si trova al centro delle decisioni prese in Francia a seguito della Tavola Rotonda di "Grenelle" sull'Ambiente. Queste mirano a contenere i consumi energetici nell'edilizia, pur mantenendo un ottimo livello di comfort.Il Disegno di legge "Grenelle I" dell'agosto scorso, relativo all'applicazione del "Green New Deal" in Francia, prevede che dal 2010 tutti gli edifici pubblici e privati siano progettati nel rispetto dello standard di "edificio a basso consumo". Tale standard, in base al quale i consumi di energia primaria devono essere in media inferiori a 50 kWh/m2/l'anno, dal 2012 si applichera' a tutte le nuove costruzioni. Dal 2020, invece, tutti i nuovi edifici dovranno ottemperare al concetto di "energia positiva", vale a dire produrre piu' energia di quanta ne consumino. I vecchi edifici dovranno essere rinnovati, con l'obiettivo finale di una media di consumi compresa fra 90 e 150 kWh/m2/ l'anno.L'industria dei materiali da costruzione e' oggi in grado di offrire prodotti e materiali isolanti piu' validi che in passato. Tutti i fornitori piu' innovativi sono presenti sul mercato francese: St Gobain o Lafarge sono due delle numerose aziende francesi del settore all'avanguardia a livello mondiale, mentre la danese Rockwool, l'americana DOW e la tedesca Knauff, anch'esse presenti in Francia, stanno mettendo a punto progetti per la casa ecologica.

lunedì 2 novembre 2009

Eolico off-shore: 270 MW attivi in UK dal 2012

Dal prossimo anno inizieranno i lavori per il posizionamento di 75 rotori eolici sulle coste del Regno Unito. E a partire dal 2012 circa 200mila utenti potranno contare su nuova energia pulita
Centrica, azienda del gruppo British gas, ha annunciato la costruzione di un parco eolico off-shore da 270 MW, la cui realizzazione è prevista per il prossimo anno, segno che il mercato dell’eolico continua a fare investimenti in grande.
L’impianto sorgerà lungo le coste di Skegness , nei pressi di altre due istallazioni di Centrica e sarà composto da 75 aerogeneratori da 3.6 MW.
I costi stimati parlano di un investimento di circa 275 milioni di sterline e dell'operatività a partire dal 2012, capace di garantire l’elettricità necessaria al fabbisogno di circa 200.000 utenti della British gas.
“La nostra decisione di costruire Lincs dimostra il nostro impegno continuativo a sviluppare la produzione da fonti rinnovabili e conferma la nostra posizione come uno dei leader del Regno Unito nel settore dell'energia verde.
Il rafforzamento del quadro finanziario da parte del governo a favore dell’energia eolica offshore è stato fondamentale per migliorare l'economia complessiva del progetto” ha dichiarato Sam Laidlaw, amministratore delegato di Centrica.

DA DISCHI A TORRI,SOLARE SAHARA CERCA SUA FORMA

Hanno forme futuriste i piu' innovativi impianti per produrre energia dalla luce del sole. Che siano gia' in uso o in fase di sperimentazione, le centrali solari del futuro, dai dischi-specchio alle torri che accumulano energia, appaiono come scenografie da film di fantascienza. Proprio uno di questi impianti sara' costruito in Africa per il progetto 'Desertec' per il quale e' stato firmato il 30 ottobre a Monaco di Baviera l'accordo tra le 12 societa' interessate e la fondazione 'Desertec'. Una galleria fotografica, pubblicata sul sito di NewScientist, presenta, con suggestive foto, i quattro impianti solari tra cui si dovra' scegliere, spiegando pro e contro di ciascuno. - L'impianto americano National Solar Thermal Test Facility di Albuquerque, in New Mexico, e' realizzato con dei dischi solari giganti che riflettono i raggi verso un braccio che sporge al centro del disco. All'estremita' del braccio si trova un ricevitore che raccoglie il calore. Tra i vantaggi di questo impianto ci sono la possibilita' del disco di ruotare seguendo il sole e la capacita' di operare ad altissime temperature. Con una struttura modulare e facilmente espandibile, questo impianto richiede poca acqua. Tra i contro, invece, l'impossibilita' di accumulare calore quindi di fornire energia in assenza del sole. - La centrale di Sanlucar la Mayor vicino Siviglia, in Spagna, conosciuta come PS10 e costruita dalla compagnia spagnola Abengoa Solar, e' formata da un gigantesco 'monolite' che raccoglie i raggi riflessi da 624 specchi ruotanti. La torre e' alta 115 metri ed e' sovrastata da un ricevitore e dalle turbine che producono energia. Tra i vantaggi di questo impianto ci sono la possibilita' di operare ad alte temperature e di accumulare energia; tra gli svantaggi: l'enorme quantita' di acqua che l'impianto richiede e il fatto che solo centrali molto grandi riescono ad essere efficienti a livello costo-beneficio. - La centrale di Bakersfield, in California, conosciuta come Kimberlina e costruita dalla Ausra, e' formata da un 'letto' gigante di pannelli posizionati in piano. La distesa di pannelli e' sovrastata da tubi in cui scorre l'acqua che, con il vapore, muove turbine per una potenza fino a 5 Megawatts. Relativamente economico, questo impianto puo' essere adattato per accumulare l'energia. Tra gli svantaggi: la bassa capacita' di riflettere i raggi, che porta ad una minore efficienza dell'impianto, la mancanza di sviluppo commerciale e l'alta richiesta di acqua. - Il Nevada Solar One, nel deserto del Nevada, e' una parabola gigante che produce 64 Megawatts di potenza, abbastanza per soddisfare 14.000 famiglie. Costruito dalla spagnola Acciona, Solar Power e' una centrale formata da 760 parabole con 182.000 specchi che concentrano i raggi in tubi collettori pieni di olio che, riscaldato, fa bollire l'acqua. E' un sistema ben sviluppato e commercialmente disponibile. Puo' immagazzinare il calore e puo' dunque produrre energia anche in assenza di sole. Tra gli svantaggi c'e' l'alta quantita' richiesta di acqua.(

DESERTEC, FORMATA SOCIETA' PER MEGA PROGETTO SAHARA

E' stato siglato a Monaco di Baviera l'accordo che da' ufficialmente il via al progetto 'Desertec' per lo sfruttamento dell'energia solare in Medio Oriente e Nord Africa. Le 12 societa' coinvolte e la fondazione 'Desertec' hanno sottoscritto il 30 ottobre gli articoli dell'associazione Desertec Industrial Initiative (Dii) che si occupera' di studiare la fattibilita' del progetto da tutti i punti di vista, da quelli strettamente tecnici agli aspetti politici. L'obiettivo del progetto Desertec prevede che nel 2050 le centrali costruite nel Sahara riescano a soddisfare una buona parte del fabbisogno energetico dei Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa e il 15% del fabbisogno energetico europeo. Secondo Paul Van Son, presidente del Dii, ''Il Desertec e' un progetto pilota per il progressivo passaggio ad un'energia sostenibile da parte di Europa e Medio Oriente. Un progetto - ha concluso -che richiedera' la collaborazione di tanti Paesi e tante culture diverse''.

Malmoe, la sostenibilità realizzata

Eolico, solare, fotovoltaico, biomasse. Qui queste parole sono diventate realtà e simbolo di riscatto: negli anni ‘90, l’industria navale e portuale che impiegava 6000 persone, cadde in disgrazia portando la disoccupazione al 22%. L’area portuale, inquinata ed inutilizzata, era un grosso problema: il lungimirante municipio di Malmoe vi vide le possibilità di business e rivalutazione ambientale, e ora il distretto di Vastra Hamnen, noto anche come Western Harbour, è al 100% autoalimentato da energia rinnovabile. Grazie ad una partnership con la Eon, uno dei primi gruppi energetici del mondo, e al supporto di architetti e aziende edilizie, il distretto, cuore e parte più importante di Malmoe è diventato il primo luogo al mondo davvero ecosostenibile. Pochi giorni fa, la città è stata insignita a Washington dell’Habitat Scroll of Honour, riconoscimento mondiale assegnato dall’Onu ad iniziative di sviluppo sostenibile.
Sono stati installati impianti ad energia eolica, pannelli solari e cellule fotovoltaiche in ogni abitazione, 410 chilometri di piste ciclabili (il 40% dei cittadini va in bici al lavoro), impianti di depurazione dell’acqua di scarico con la contestuale produzione di fertilizzanti, sistemi di raccolta differenziata, utilizzo dei rifiuti domestici per produrre biogas. Quest’ultima produzione avviene in un impianto nuovo di zecca di proprietà delle 14 municipalità locali dove vengono trattate 550.000 tonnellate di rifiuti all’anno e si produce la metà del fabbisogno di riscaldamento e di elettricità della città. L’impianto consente di ridurre di 100mila tonnellate il consumo annuale di petrolio e, particolare da non trascurare, ha un fatturato di 18 milioni di euro. Meno del 10% dei rifiuti solidi va a finire nei depositi, il resto è riutilizzato come risorsa. I rifiuti organici vengono lavorati in speciali digester per la produzione di biogas impiegato per alimentare gli autobus e le auto: è stato siglato un accordo tra Eon e Q8 per la costruzione di 800 stazioni di servizio che eroghino biofuel. In Western Harbour c’è poi un sistema di riscaldamento e raffreddamento che utilizza l’acqua del mare immagazzinandola in riserve naturali a 90 metri di profondità. In estate si usa l’acqua fredda conservata in inverno, e viceversa: 5 milioni di KWh vengono prodotti in inverno e 3 milioni d’estate. L’investimento totale del progetto Vastra Hammen è stato di 10 milioni di cui 7 finanziati dalla Eon e tre da sussidi dell’Ue e del Governo Svedese.

Edf e Banca Etruria insieme per 3 MW d'energia pulita

Fotovoltaico: Edf e Banca Etruria insieme per 3 MW d'energia pulita
Nell’attivo del prospetto pensato per l’area brindisina, la tedesca Beck Energy e l’italiana Terni Energia si occuperanno della gestione degli impianti solari
(Rinnovabili.it) – Fra i primi gestori a livello energetico europeo e con diverse sedi dislocate in Italia, Francia, Germania e Regno Unito, Edf Italia ha concluso un accordo di rilievo con la Banca Etruria per l’implementazione di tre impianti fotovoltaici. Luca Bronchi, direttore generale del noto Ente di Credito, ha voluto sottolineare come “l’operazione conferma il nostro impegno nel settore delle energie rinnovabili nel quale siamo attivi sia al servizio di famiglie e Pmi, sia mediante una struttura di corporate finance specializzata nel finanziamento di progetti di rilevanza locale e nazionale”. Il piano di lavoro inoltre vanterà la collaborazione di imprese importanti come Terni Energia e Beck Energy, che si occuperanno non solo della concretizzazione dei processi di costruzione degli impianti, ma anche e soprattutto della loro gestione.
Le tecnologie predisposte per le “centrali del sole”, previste nella località di Brindisi, saranno quelle che utilizzano un basso contenuto di silicio policristallino e la tecnologia del film sottile. Nel suo insieme il progetto, che riuscirà ad accumulare energia per complessivi 3MW di potenza, produrrà più di quattro milioni di kWh utili al rifornimento dell’energia pulita e, al contempo, aiuterà a compensare 2.000 tonnellate di diossido di carbonio, calcolate per ogni anno di attività a regime.

E la casa diventò più "intelligente"

ACCORDO ELECTROLUX-ENEL-INDESIT-TELECOM SULLA DOMOTICA
Via al progetto Energy@Home
L’idea che sta dietro alla cosiddetta «domotica» sarebbe, in soldoni, prendere le nuove tecnologie e applicarle al miglioramento della vita e della sicurezza nelle nostre case; la sua promessa ultima (finora non mantenuta, ma è ovvio che ci vorrà un bel po’ di tempo) è di offrirci abitazioni iper-automatizzate come si vedeva nei cartoni animati dei Pronipoti (in America i «Jetsons»), cioè il contraltare futuribile degli Antenati (i «Flintstones»). L’obiettivo verrà avvicinato un passo per volta, ma un discreto balzetto nella direzione giusta sembra già quello che si compirà grazie all’accordo firmato da Electrolux, Enel, Indesit e Telecom Italia per sviluppare un sistema casalingo di gestione in cui gli elettrodomestici, resi più «intelligenti» di adesso, saranno capaci di autogestirsi e di rendere ottimi i consumi di energia elettrica dell’intero appartamento, in modo da abbattere i costi ed evitare i picchi e i sovraccarichi di rete (e i relativi e fastidiosi distacchi). Il tutto con l’ausilio di un controllo a distanza tramite telefonino, o computer portatile, o Blackberry, o quel che la fantasia tecnologica suggerirà.
Al di là della fantascienza, nella sua prima fase il progetto - che è stato battezzato «Energy@Home» - avrà come parte più innovativa proprio la gestione a distanza dei consumi di elettricità, utilizzando l’infrastruttura di telecomunicazioni su rete a banda larga di Telecom Italia (fissa e mobile che sia) in connessione con il sistema Telegestore dell’Enel, che esiste già: è l’insieme di apparati interconnessi, incentrato sul contatore elettronico, che permette la lettura a distanza dei consumi elettrici e persino il cambio di contratto senza che nessun addetto debba entrare in casa. In concreto la sperimentazione di «Energy@Home» avrà come scopo lo studio e lo sviluppo di servizi innovativi di comunicazione fra gli elettrodomestici di futura generazione Electrolux e Indesit da una parte e il Telegestore Enel e la banda larga Telecom dall’altra.
Ma questa prima sperimentazione, che coinvolgerà consumatori in tutta Italia e si concluderà nel 2010, sarà solo l’inizio, perché il futuro Energy@Home mira a svincolare il consumatore dalla necessità del controllo a distanza per automatizzare tutto. Cioè punta a realizzare le cosiddette «smart grid» o reti intelligenti (in quanto capaci di decisioni autonome) che un domani consentiranno agli elettrodomestici di auto-programmarsi in base alla disponibilità e al prezzo dell’energia elettrica, a seconda della convenienza delle offerte nei diversi momenti della giornata, entrando in funzione nelle ore non di picco dei consumi e a minor costo, evitando inoltre che il contatore si stacchi per sovraccarico, bilanciandone automaticamente il consumo senza compromettere la corretta esecuzione dei cicli. Questo dei distacchi, della luce che «salta», è diventato ultimamente un problema serio perché i contatori più sensibile e precisi si accorge anche con più facilità di eventuali sovraccarichi di richiesta di energia. In un futuro indeterminabile avremo anche il frigo Electrolux o Indesit che, per esempio, si accorgerà da solo di quel che manca al suo interno e farà le ordinazioni al supermarket pagando con carta di credito senza nemmeno avvertirci. A quel punto, probabilmente, avremo anche le auto volanti come i Jetsons.

Zero emission, scommessa sull'auto a idrogeno

TEST IN GERMANIA DELLA VETTURA A FUEL-CELLS
La diffusione di massa è ancora un traguardo lontano ma esiste in commercio una piccola flotta sperimentale: abbiamo provato la Honda FCX Clarity per scoprire come sarà il futuro
Chiave di contatto inserita, pulsante Start premuto, e partiamo. Viaggiando in comfort e in un silenzio insolito, con il sommesso ronzio del motore elettrico e l'avveniristica strumentazione tridimensionale che, attraverso segmenti luminosi, fornisce indicazioni sull'utilizzo energetico. Una sfera, variando dimensioni e colore, informa sul consumo istantaneo di carburante: l'idrogeno.
Siamo sulla FCX Clarity fuel-cells, nel test intorno a Francoforte, con una sosta presso il Building C770 Industriepark Hochst, dove la Chloride G267 produce idrogeno allo stato gassoso (partendo dal metano) come quello utilizzato dalla vettura.
Questa Honda futuribile è il primo modello a idrogeno a giungere sul mercato. Lo sbarco di questa propulsione a livelli di massa è ancora un sogno lontano, tuttavia la FCX dimostra che la tecnologia esiste: il problema restano i prezzi, ancora insopportabili, e il sistema di distribuzione del carburante, globalmente inesistente. L’esperimento parte dal Giappone e dalla California, dove la Honda fuel-cells viene proposta con una formula di leasing triennale al prezzo «politico» di 600 dollari/mese (comprensivo di assicurazione e manutenzione) ad una clientela mirata, che abita nei pressi degli impianti di distribuzione dell'idrogeno presenti nei due Paesi. Ma come sottolinea Alessandro Skerl, di Honda Automobili Italia, «la vettura ha recentemente ottenuto anche l'omologazione europea e la Casa sta lavorando allo sviluppo di stazioni domestiche per la produzione dell'idrogeno».

Sachito Fujimoto, l'ingegner responsabile del progetto FCX Clarity, spiega come la vettura sia il frutto di un lavoro di studio che nel 1999 portò ai primi prototipi di FCX. La tecnologia fuel-cells è stata scelta in quanto armonizza il motore elettrico con il normale impiego automobilistico: si scavalca il problema dell'autonomia e si utilizza un carburante che, nella trasformazione in energia elettrica, non produce emissioni nocive.

La FXC Clarity adotta un motore sincrono a magneti permanenti, abbinato ad un cambio a variazione continua che aziona le ruote anteriori, un gruppo fuel-cells denominato V Flow FC Stack che converte l'idrogeno in energia elettrica, una batteria supplementare agli ioni di litio per i servizi di bordo e un serbatoio per l'idrogeno ad alta pressione. Cuore del sistema è il nuovo V Flow FC Stack che, grazie alla struttura con celle in cui l'idrogeno si muove in senso verticale, segna un grosso passo avanti rispetto al precedente gruppo realizzato nel 2003: sviluppa 100 kW contro 86, pesa 67 kg contro 96 e ha un volume di 52 litri contro 66, evoluzione che ne consente l'alloggiamento nel tunnel centrale.
Il tutto è stato vestito con una forma fluida che abbina eleganza e dinamicità. Il frontale, piuttosto corto, si contrappone ad un posteriore rialzato, con lunotto abbinato a finestrature supplementari rivestite in policarbonato, che consentono la visibilità dall'interno salvaguardando la privacy.
Su strada la FCX Clarity è guidabilissima e reattiva: i 100 kW e soprattutto i 256 Nm offrono una spinta entusiasmante, che fa passare in secondo piano la velocità autolimitata a 160 km/ora. Il tutto con un consumo ogni 100 km equivalente a 2,8 litri di gasolio o 3,2 litri di benzina, per un'autonomia di 458 km (per il «pieno» bastano appena quattro minuti).
Ovviamente, la notevole risposta dell'idrogeno alle problematiche ambientali è legata alla presenza di una appropriata rete di distribuzione. E nel Vecchio Continente oggi siamo ancora agli albori, con la recente firma di un accordo tra i grandi costruttori per la realizzazione di queste strutture. Anche i produttori di pneumatici dovranno lavorare parecchio: nel silenzio dell'idrogeno il rumore di rotolamento è sempre troppo.