a. Progetto Nuova Energia
giovedì 9 luglio 2009
A FIERAMILANO UN PARCO FOTOVOLTAICO DA 270 MILA MQ
RHO-PERO (MILANO), Il quartiere espositivo di Fieramilano a Rho-Pero ospitera' presto il piu' grande impianto fotovoltaico su tetto al mondo. Entro fine estate 2010, i 270 mila metri quadri di superficie sopra i padiglioni saranno infatti ricoperti di pannelli. L'impianto sviluppera' una potenza massima di circa 18 megawatt, producendo una quantita' di energia corrispondente al fabbisogno di una cittadina di 20 mila abitanti, e sara' realizzato da un general conctractor, scelto attraverso una gar
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Gli eco-pendolari sfruttano l'energia solare
L’azienda padovana Solon sta dando ai suoi dipendenti la possibilità di raggiungere l’azienda con zero emissioni mettendo a disposizione una eco flotta di scooter e biciclette elettricheUtilizzare mezzi di trasporto alimentati ad energia solare è la nuova iniziativa lanciata dalla “Solon”, azienda padovana che produce moduli e sistemi fotovoltaici. Grazie alla collaborazione con aziende internazionali leader nella mobilità elettrica i dipendenti della “Solon” saranno eco-pendolari e potranno spostarsi da casa al luogo di lavoro utilizzando scooter o biciclette elettriche messe a disposizione dalla società. A seconda della distanza da percorrere si potrà scegliere tra due tipi di scooter, il 50cc in grado di fare 60 chilometri con una ricarica e il 250cc con un'automia molto maggiore oppure la bicicletta, autonoma fino ai 30 chilometri. I mezzi possono essere ricaricati una volta arrivati in azienda, grazie alla energia elettrica generata dall'impianto fotovoltaico posizionato sul tetto di uno dei capannoni.‘‘Si tratta di una flotta di veicoli estremamente affidabile, che sostituisce il nostro mezzo privato garantendo ottime prestazioni senza emettere alcuna sostanza inquinante”, afferma Domenico Sartore, Amministratore Unico di Solon.I dipendenti sono rimasti entusiasti, le richieste sono superiori alla disponibilità e i responsabili si stanno impegnando per acquistare altri veicoli.
Il solare non è un gioco
Articolo di Mario Tozzi per la Stampa.it
Fedeli alla vecchia massima che non può esistere una soluzione in un solo paese, i grandi della Terra hanno finalmente trovato i colpevoli del riscaldamento globale nella Cina e nell’India, che hanno deciso di crescere economicamente esattamente come noi, solo un secolo più tardi. Nessuno sembra ricordare i secoli di sfruttamento selvaggio cui i paesi ricchi hanno sottoposto il pianeta e, anzi, vorrebbero che gli ex-poveri si adeguassero senza alcun aiuto da parte di chi è stato
colpevole per decenni. Così si arriva all’impegno per circoscrivere la crisi climatica a soli 2°C di incremento delle temperature medie, ma sul come e sul quando nessuno precisa, salvo i generici impegni di rito.Nessun impegno per ridurre del 40% (rispetto al 1990) le emissioni del paesi ricchi, nessun investimento degno di questo nome per fare seguire alle parole i fatti, cosa che vale soprattutto per l’Italia, indietro in maniera impressionante nella riduzione dei gas serra, obiettivo che pure ha sottoscritto a Kyoto. L’impressione è che questo governo abbia due facce: sul fronte internazionale buoni propositi allineati con i grandi della Terra, sul fronte interno, quello che conta, nessuna iniziativa concreta. Di più: l’Italia è il solo paese in cui i parlamentari della maggioranza negano l’esistenza stessa del riscaldamento climatico con una mozione politica.Nel fallimento generale ci si potrebbe consolare con l’idea che Italia e Usa stiano dalla stessa parte, ma come si fa a porre un paragone, anche lontano, fra il presidente Obama - che coltiva l’ambizioso obiettivo di ridurre le emissioni di gas clima-alteranti dell’80% entro il 2050 indicando nelle energie rinnovabili la strada maestra - e il presidente Berlusconi, che ritiene il solare poco più di un gioco? Negli Stati Uniti il 10% del fabbisogno energetico sarà prodotto per via rinnovabile entro il 2012, creando nello stesso tempo cinque milioni di nuovi posti di lavoro con un investimento di 150 miliardi di dollari. Qual è l’investimento italiano?L’Italia che ci governa non sente neppure il richiamo di un numero sempre crescente di imprenditori che vogliono garantire al pianeta un futuro a bassa intensità di carbonio, ma né Berlusconi, né probabilmente i suoi antagonisti, sono abbastanza moderni da riuscire a capire che il futuro sta nella green economy che permetterebbe di uscire non solo dall’ecological crunch attuale, ma anche dalla crisi economica. Intanto si spera di ridurre le emissioni almeno del 50%, però nei decenni a venire. Ad arrivarci.
colpevole per decenni. Così si arriva all’impegno per circoscrivere la crisi climatica a soli 2°C di incremento delle temperature medie, ma sul come e sul quando nessuno precisa, salvo i generici impegni di rito.Nessun impegno per ridurre del 40% (rispetto al 1990) le emissioni del paesi ricchi, nessun investimento degno di questo nome per fare seguire alle parole i fatti, cosa che vale soprattutto per l’Italia, indietro in maniera impressionante nella riduzione dei gas serra, obiettivo che pure ha sottoscritto a Kyoto. L’impressione è che questo governo abbia due facce: sul fronte internazionale buoni propositi allineati con i grandi della Terra, sul fronte interno, quello che conta, nessuna iniziativa concreta. Di più: l’Italia è il solo paese in cui i parlamentari della maggioranza negano l’esistenza stessa del riscaldamento climatico con una mozione politica.Nel fallimento generale ci si potrebbe consolare con l’idea che Italia e Usa stiano dalla stessa parte, ma come si fa a porre un paragone, anche lontano, fra il presidente Obama - che coltiva l’ambizioso obiettivo di ridurre le emissioni di gas clima-alteranti dell’80% entro il 2050 indicando nelle energie rinnovabili la strada maestra - e il presidente Berlusconi, che ritiene il solare poco più di un gioco? Negli Stati Uniti il 10% del fabbisogno energetico sarà prodotto per via rinnovabile entro il 2012, creando nello stesso tempo cinque milioni di nuovi posti di lavoro con un investimento di 150 miliardi di dollari. Qual è l’investimento italiano?L’Italia che ci governa non sente neppure il richiamo di un numero sempre crescente di imprenditori che vogliono garantire al pianeta un futuro a bassa intensità di carbonio, ma né Berlusconi, né probabilmente i suoi antagonisti, sono abbastanza moderni da riuscire a capire che il futuro sta nella green economy che permetterebbe di uscire non solo dall’ecological crunch attuale, ma anche dalla crisi economica. Intanto si spera di ridurre le emissioni almeno del 50%, però nei decenni a venire. Ad arrivarci.Solare termico: il mercato europeo punta al raddoppio
Forte crescita del settore in Europa nel corso degli ultimi quattro anni, grazie alla capacità di attirare numerosi nuovi partecipanti e rendendo i sistemi solari termici accessibili ad una più ampia fetta di clienti.
Il mercato dei sistemi solari termici (STS) in Europa ha assistito negli ultimi quattro anni ad importanti sviluppi cha hanno coinvolto tutti i livelli in gioco. Dai leader politici, ai player industriali fino agli utenti finali il vecchio continente sta mostrando un rinnovato interesse per gli STS tale da garantire un elevato potenziale di crescita. Lo rende noto la nuova analisi condotta da Frost & Sullivan secondo cui le enormi prospettive di sviluppo a lungo termine dimostrate dal solare termico stanno attirando numerosi nuovi partecipanti con un ruolo centrale nella promozione del settore. L’indagine rivela che il mercato ha guadagnato oltre 958,9 milioni di euro nel 2008 e secondo le stime i ricavi raggiungeranno i 2,2 miliardi nel 2014. “Attualmente, la forza trainante per il mercato UE è il sostegno dei governi agli STS in forma di sovvenzioni, crediti d'imposta e di riforme normative”, afferma uno degli analisti di Frost & Sullivan. “Il settore è altamente sensibile alle fluttuazioni del supporto governativo”. Ad esempio, in Italia si è assistito a forti livelli di crescita in seguito all’incremento delle sovvenzioni pubbliche per il solare termico, così come il mercato tedesco è sceso notevolmente, a causa della temporanea interruzione degli incentivi statali. Il costo è il principale ostacolo che il settore si porta dietro; il prezzo, infatti, rimane elevato e in alcune regioni recuperare l’investimento richiede fino ad un periodo di 20 anni. Alle aziende il compito di lavorare sullo sviluppo di sistemi solari termici efficienti ed a basso costo, che meglio rispondano alle attuali condizioni economiche in Europa. Nel complesso, scrive F&S, con la crescente concorrenza, i costruttori e gli installatori saranno costretti a ridurre i prezzi e il costo globale degli STS scenderà di conseguenza.
Il mercato dei sistemi solari termici (STS) in Europa ha assistito negli ultimi quattro anni ad importanti sviluppi cha hanno coinvolto tutti i livelli in gioco. Dai leader politici, ai player industriali fino agli utenti finali il vecchio continente sta mostrando un rinnovato interesse per gli STS tale da garantire un elevato potenziale di crescita. Lo rende noto la nuova analisi condotta da Frost & Sullivan secondo cui le enormi prospettive di sviluppo a lungo termine dimostrate dal solare termico stanno attirando numerosi nuovi partecipanti con un ruolo centrale nella promozione del settore. L’indagine rivela che il mercato ha guadagnato oltre 958,9 milioni di euro nel 2008 e secondo le stime i ricavi raggiungeranno i 2,2 miliardi nel 2014. “Attualmente, la forza trainante per il mercato UE è il sostegno dei governi agli STS in forma di sovvenzioni, crediti d'imposta e di riforme normative”, afferma uno degli analisti di Frost & Sullivan. “Il settore è altamente sensibile alle fluttuazioni del supporto governativo”. Ad esempio, in Italia si è assistito a forti livelli di crescita in seguito all’incremento delle sovvenzioni pubbliche per il solare termico, così come il mercato tedesco è sceso notevolmente, a causa della temporanea interruzione degli incentivi statali. Il costo è il principale ostacolo che il settore si porta dietro; il prezzo, infatti, rimane elevato e in alcune regioni recuperare l’investimento richiede fino ad un periodo di 20 anni. Alle aziende il compito di lavorare sullo sviluppo di sistemi solari termici efficienti ed a basso costo, che meglio rispondano alle attuali condizioni economiche in Europa. Nel complesso, scrive F&S, con la crescente concorrenza, i costruttori e gli installatori saranno costretti a ridurre i prezzi e il costo globale degli STS scenderà di conseguenza.
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mercoledì 8 luglio 2009
L’ADB aiuta la Cina a placare la sete eolica
La Banca di Sviluppo Asiatico finanzia parte del progetto privato da 73 milioni di dollari della Mongolia Interna, con l’obiettivo di sostenere gli sforzi della Repubblica Popolare per ridurre le emissioni di gas serra
L'obiettivo cinese per l'eolico al 2020 è ufficialmente di 30 GW, anche se più fonti hanno rivelato l’intenzione del governo di alzare il tiro a 100 GW. E ad aiutare la Repubblica Popolare a raggiungere l’ambita meta è anche la Banca dello Sviluppo Asiatico (ADB), che nella sua strategia interna ha da poco annunciato nuovi finanziamenti nel campo delle rinnovabili. In tale senso l’ADB, con sede a Manila (Filippine), ha annunciato che fornirà 24 milioni di dollari dei 73 totali necessari per la realizzazione di un parco eolico nella Regione Autonoma della Mongolia Interna. Si tratta del primo progetto privato di energia dal vento finanziato dalla Gruppo di credito realizzato da una joint venture sino-giapponese; a regime i 12 chilometri quadrati di parco situati presso la città di Chifeng si prevede producano 133 GWh l’anno. “La mancanza di finanziamenti a condizioni ragionevoli ha frenato lo sviluppo di progetti di energia pulita in Cina”, ha spiegato Hisaka Kimura dell’ADB. “Questo progetto potrebbe diventare un modello per future collaborazioni tra imprese di proprietà statale ed investitori stranieri in materia di energia rinnovabile, e può incoraggiare settore privato cinese ad investire in progetti eolici”.
L'obiettivo cinese per l'eolico al 2020 è ufficialmente di 30 GW, anche se più fonti hanno rivelato l’intenzione del governo di alzare il tiro a 100 GW. E ad aiutare la Repubblica Popolare a raggiungere l’ambita meta è anche la Banca dello Sviluppo Asiatico (ADB), che nella sua strategia interna ha da poco annunciato nuovi finanziamenti nel campo delle rinnovabili. In tale senso l’ADB, con sede a Manila (Filippine), ha annunciato che fornirà 24 milioni di dollari dei 73 totali necessari per la realizzazione di un parco eolico nella Regione Autonoma della Mongolia Interna. Si tratta del primo progetto privato di energia dal vento finanziato dalla Gruppo di credito realizzato da una joint venture sino-giapponese; a regime i 12 chilometri quadrati di parco situati presso la città di Chifeng si prevede producano 133 GWh l’anno. “La mancanza di finanziamenti a condizioni ragionevoli ha frenato lo sviluppo di progetti di energia pulita in Cina”, ha spiegato Hisaka Kimura dell’ADB. “Questo progetto potrebbe diventare un modello per future collaborazioni tra imprese di proprietà statale ed investitori stranieri in materia di energia rinnovabile, e può incoraggiare settore privato cinese ad investire in progetti eolici”.Fotovoltaico, attività agricola di natura atipica
Il ricavato della produzione e cessione di energia fotovoltaica da impianti presenti nelle aziende agricole sarà considerato reddito agricolo. Per il ministro Zaia è un grande successo
Grazie alla firma apposta alla circolare n. 32/E del 6 luglio 2009 dall’Agenzia delle Entrate si fa il punto sugli aspetti tributari nati dal connubio tra imprenditoria agricola e produzione e cessione di energia elettrica. La circolare definisce, in modo
particolare, i criteri che permetteranno di riconoscere la produzione di energia fotovoltaica come un’attività agricola connessa “di natura atipica”. Secondo le indicazioni riportate i parametri si basano sulla potenza nominale dell’impianto pv installato: dai primi 200 kW producono sempre reddito agrario. La produzione di energia fotovoltaica eccedente i primi 200 kW, invece può essere considerata connessa all’attività agricola nel caso sussista uno dei seguenti requisiti:
derivi da impianti con integrazione architettonica o da impianti parzialmente integrati;
il volume d’affari derivante dell’attività agricola (esclusa la produzione di energia fotovoltaica) deve essere superiore al volume d’affari della produzione di energia fotovoltaica eccedente i 200 KW. Detto volume deve essere calcolato senza tenere conto degli incentivi erogati per la produzione di energia fotovoltaica;
entro il limite di 1 MW per azienda, per ogni 10 KW di potenza installata eccedente il limite dei 200 KW, l’imprenditore deve dimostrare di detenere almeno 1 ettaro di terreno utilizzato per l’attività agricola.
La notizia è stata accolta con piacere dal il ministro dellle Politiche Agricole Luca Zaia, che ha così commentato: “E’ stato compiuto un altro importante passo verso lo sviluppo multifunzionale delle nostre imprese agricole e in particolare per la diversificazione verso la produzione di energia rinnovabile”. “Questo provvedimento – ha concluso il ministro Zaia – completa la normativa in materia e rende possibile per gli imprenditori agricoli investire in questo settore, al fine di integrare e diversificare le attività aziendali nell’ottica di un’agricoltura sostenibile, sia dal punto di vista energetico che ambientale”.
Grazie alla firma apposta alla circolare n. 32/E del 6 luglio 2009 dall’Agenzia delle Entrate si fa il punto sugli aspetti tributari nati dal connubio tra imprenditoria agricola e produzione e cessione di energia elettrica. La circolare definisce, in modo
particolare, i criteri che permetteranno di riconoscere la produzione di energia fotovoltaica come un’attività agricola connessa “di natura atipica”. Secondo le indicazioni riportate i parametri si basano sulla potenza nominale dell’impianto pv installato: dai primi 200 kW producono sempre reddito agrario. La produzione di energia fotovoltaica eccedente i primi 200 kW, invece può essere considerata connessa all’attività agricola nel caso sussista uno dei seguenti requisiti:derivi da impianti con integrazione architettonica o da impianti parzialmente integrati;
il volume d’affari derivante dell’attività agricola (esclusa la produzione di energia fotovoltaica) deve essere superiore al volume d’affari della produzione di energia fotovoltaica eccedente i 200 KW. Detto volume deve essere calcolato senza tenere conto degli incentivi erogati per la produzione di energia fotovoltaica;
entro il limite di 1 MW per azienda, per ogni 10 KW di potenza installata eccedente il limite dei 200 KW, l’imprenditore deve dimostrare di detenere almeno 1 ettaro di terreno utilizzato per l’attività agricola.
La notizia è stata accolta con piacere dal il ministro dellle Politiche Agricole Luca Zaia, che ha così commentato: “E’ stato compiuto un altro importante passo verso lo sviluppo multifunzionale delle nostre imprese agricole e in particolare per la diversificazione verso la produzione di energia rinnovabile”. “Questo provvedimento – ha concluso il ministro Zaia – completa la normativa in materia e rende possibile per gli imprenditori agricoli investire in questo settore, al fine di integrare e diversificare le attività aziendali nell’ottica di un’agricoltura sostenibile, sia dal punto di vista energetico che ambientale”.
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PRESTIGIACOMO, SOLARE IN STAZIONI E AUTOSTRADE
CLIMA: PRESTIGIACOMO, SOLARE IN STAZIONI E AUTOSTRADE
Solare nelle stazioni, nelle autostrade e negli aeroporti. Lo ha annunciato il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo. I progetti rientrano nel ''Patto per l'ambiente'' che la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il ministro dell'Ambiente hanno sottoscritto oggi a Palazzo Chigi con 11 principali aziende. ''Quello sottoscritto oggi - ha detto il ministro parlando con i giornalisti al termine della firma - e' un patto aperto a soggetti pubblici e privati e da domani e' a disposizione di quanti si vogliono impegnare. Si tratta di un approccio nuovo dove le aziene sono costrette a mettere sul tavolo i loro progetti che una volta nel patto diventano impegno''.
Solare nelle stazioni, nelle autostrade e negli aeroporti. Lo ha annunciato il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo. I progetti rientrano nel ''Patto per l'ambiente'' che la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il ministro dell'Ambiente hanno sottoscritto oggi a Palazzo Chigi con 11 principali aziende. ''Quello sottoscritto oggi - ha detto il ministro parlando con i giornalisti al termine della firma - e' un patto aperto a soggetti pubblici e privati e da domani e' a disposizione di quanti si vogliono impegnare. Si tratta di un approccio nuovo dove le aziene sono costrette a mettere sul tavolo i loro progetti che una volta nel patto diventano impegno''.
martedì 7 luglio 2009
E.On si fa strada nell'energia solare in Francia
E.On, gruppo energetico tedesco ha annunciato, oggi, di aver siglato un accordo per l'acquisizione della Société Conilhac Energies, una società di sviluppo di progetti fotovoltaici nel Sud della Francia. Con questa acquizione E.On continua il rapido sviluppo delle sue attività in uno dei più importanti mercati europei per l'energia solare. Si legge nel comunicato della compagnia tedesca che, al momento,non fornisce dettagli finanziari sull'operazione.
Canarie: 40 mln per due nuovi parchi eolici
La spagnola EUFER inizierà i lavori per i due nuovi parchi eolici nel 2011. Costituiranno il 15% della potenza totale istallata nell’isola, per una potenza complessiva di 32 MW
La EUFER (Enel Union Fenosa Renovables, participata al 50% da Enel Green Power e Unión Fenosa) realizza impianti da fonti rinnovabili e a cogenerazione in Spagna e Portogallo. Dal 2011 potrà costruire due parchi eolici da più di 32 MW grazie all'assegnazione della concessione vinta nell’ambito della gara indetta dalla Consejería de Industria y Comercio per la provincia di Tenerife. Grazie ad un investimento di circa 40 milioni di euro la EUFER si occuperà della costruzione di due nuovi impianti eolici: quello di “El Rincón” (potenza installata di 18,4 MW) e quello di “El Reverón II” (13,8 MW), che, insieme, costituiranno il 15% della potenza totale installata nell’isola. La società spagnola costruirà per la prima volta nelle isole Canarie, dopo essersi recentemente aggiudicata la realizzazione di 50 MW in Portogallo e di 152 MW in Andalusia che, insieme alle Canarie, vanno ad aggiungersi alle altre aree in cui già opera: Galizia, Castilla La Mancha, Castilla e León, Extremadura e Asturias.Attualmente la potenza installata in tutto il territorio spagnolo è di oltre 1.200 MW nell’eolico, idro-fluente e cogenerazione.
La EUFER (Enel Union Fenosa Renovables, participata al 50% da Enel Green Power e Unión Fenosa) realizza impianti da fonti rinnovabili e a cogenerazione in Spagna e Portogallo. Dal 2011 potrà costruire due parchi eolici da più di 32 MW grazie all'assegnazione della concessione vinta nell’ambito della gara indetta dalla Consejería de Industria y Comercio per la provincia di Tenerife. Grazie ad un investimento di circa 40 milioni di euro la EUFER si occuperà della costruzione di due nuovi impianti eolici: quello di “El Rincón” (potenza installata di 18,4 MW) e quello di “El Reverón II” (13,8 MW), che, insieme, costituiranno il 15% della potenza totale installata nell’isola. La società spagnola costruirà per la prima volta nelle isole Canarie, dopo essersi recentemente aggiudicata la realizzazione di 50 MW in Portogallo e di 152 MW in Andalusia che, insieme alle Canarie, vanno ad aggiungersi alle altre aree in cui già opera: Galizia, Castilla La Mancha, Castilla e León, Extremadura e Asturias.Attualmente la potenza installata in tutto il territorio spagnolo è di oltre 1.200 MW nell’eolico, idro-fluente e cogenerazione.
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lunedì 6 luglio 2009
Italia ancora lontana da Kyoto Bene Francia, Germania e Gb
"Italia ancora lontana da Kyoto Bene Francia, Germania e Gb"
Il WWF boccia cinque degli otto grandi della Terra in materia di emissioni inquinanti. Usa maglia nera. Tra gli emergenti spiccano Sud Africa e Messico
Germania, Regno Unito e Francia sono i paesi più virtuosi nelle politiche climatiche, avendo già raggiunto i rispettivi obiettivi nazionali per il Protocollo di Kyoto. L’Italia resta ferma al quarto posto per il terzo anno consecutivo, collocandosi a un livello intermedio insieme al Giappone. Restano di gran lunga indietro il Canada, la Russia e gli Usa, anche se questi ultimi, grazie alle iniziative pianificate o annunciate dell’amministrazione Obama, hanno comunque guadagnato una posizione rispetto all’ultimo posto dell’anno scorso. La «classifica» è stilata dal rapporto «G8 Climate Scorecards», promosso da WWF e Allianz e realizzato da Ecofys sulla base dell’andamento delle emissioni di gas serra a partire dal 1990, la quota di energie rinnovabili e l’efficienza delle politiche climatiche. Secondo lo studio, da un lato è stato fatto qualche sforzo ma l’azione intrapresa resta comunque insufficiente per indirizzare il mondo verso un’economia a basso contenuto di carbonio e per limitare l’innalzamento della temperatura media globale al di sotto della soglia critica di 2°C rispetto ai livelli pre-industriali, mentre continua a mancare
una chiara leadership tra le nazioni considerate. Lontani appaiono gli obiettivi che il WWF ritiene necessari, ovvero, per i Paesi industrializzati la riduzione di almeno il 40% delle emissioni entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990 (di cui il 30-35% realizzate su territorio nazionale) e la riduzione del 95% delle emissioni entro il 2050; per i Paesi in via di sviluppo, la deviazione dall’aumento delle emissioni di almeno il 30% entro il 2020, sempre rispetto al 1990. La Germania è l’unica ad aver aumentato significativamente la propria quota di energie rinnovabili, mentre in ben quattro dei Paesi - G8 Canada, Francia, Giappone e Usa - questa quota è rimasta invariata o è addirittura diminuita. Bene anche il Regno Unito, che ha già raggiunto il proprio obiettivo di Kyoto grazie alla transizione dal carbone al gas negli anni ’90 e ha approvato una innovativa politica climatica nazionale, mentre la Francia ha emissioni relativamente basse grazie soprattutto all’utilizzo di energia nucleare, che il WWF non considera però una soluzione sostenibile. Sono ancora lontani gli obiettivi per l’Italia, che oscilla tra misure incoraggianti (come la promozione dell’efficienza energetica negli edifici e nell’industria e il conto energia per le rinnovabili), e misure che il WWF considera negative come il via a nuove centrali a carbone e i finanziamenti al nucleare.Il Giappone - sottolinea il rapporto - ha ottenuto buoni risultati nell’efficienza dei trasporti, ma ha emissioni assolute ancora troppo alte e anche se gli Stati Uniti stanno sperimentando la migliore politica climatica degli ultimi tre decenni, restano comunque il Paese con la maggiore quantità di emissioni complessive e su base pro capite. A chiudere la classifica sono infine la Russia, che ha diminuito le proprie emissioni solo grazie alla crisi economica che ha colpito il Paese dal 1990 al 1999, tanto che da allora sono tornate a crescere, e il Canada, le cui emissioni sono addirittura in costante aumento. Per quanto riguarda i Paesi emergenti, il rapporto evidenzia come tutti e cinque i Paesi considerati stiano dandosi da fare per rallentare le emissioni in futuro: il Sud Africa si è dato un obiettivo di riduzione del 30% entro il 2050, il Messico del 50% entro la stessa data, mentre Cina, India e Brasile stanno sviluppando sempre di più energie rinnovabili ed efficienza energetica. Secondo WWF Allianz è necessario giungere a un valido accordo al vertice di Copenaghen ed è cruciale limitare l’innalzamento della temepratura globale a meno di 2°C rispetto ai livelli pre-industriali. «La prima, vera azione da parte dei Paesi del G8 deve essere l’esempio - ha dichiarato Mariagrazia Midulla, responsabile Energia e Clima del WWF Italia - non si può chiedere agli altri quello che non si è (o non si è stati) capaci di fare in casa propria, quando i cambiamenti climatici sono il prodotto della nostra industrializzazione. Il rapporto che il WWF, insieme ad Allianz, ha per il terzo anno stilato, parla chiaro: si è fatto ancora poco. Esclusa la Germania , che mostra un piccolo progresso, gli altri Paesi sono al palo o addirittura, come Canada e Russia, in peggioramento. L’Italia vivacchia a metà classifica, come al solito unendo provvedimenti buoni a incentivi ai combustibili fossili, e soprattutto senza alcuna strategia precisa».
una chiara leadership tra le nazioni considerate. Lontani appaiono gli obiettivi che il WWF ritiene necessari, ovvero, per i Paesi industrializzati la riduzione di almeno il 40% delle emissioni entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990 (di cui il 30-35% realizzate su territorio nazionale) e la riduzione del 95% delle emissioni entro il 2050; per i Paesi in via di sviluppo, la deviazione dall’aumento delle emissioni di almeno il 30% entro il 2020, sempre rispetto al 1990. La Germania è l’unica ad aver aumentato significativamente la propria quota di energie rinnovabili, mentre in ben quattro dei Paesi - G8 Canada, Francia, Giappone e Usa - questa quota è rimasta invariata o è addirittura diminuita. Bene anche il Regno Unito, che ha già raggiunto il proprio obiettivo di Kyoto grazie alla transizione dal carbone al gas negli anni ’90 e ha approvato una innovativa politica climatica nazionale, mentre la Francia ha emissioni relativamente basse grazie soprattutto all’utilizzo di energia nucleare, che il WWF non considera però una soluzione sostenibile. Sono ancora lontani gli obiettivi per l’Italia, che oscilla tra misure incoraggianti (come la promozione dell’efficienza energetica negli edifici e nell’industria e il conto energia per le rinnovabili), e misure che il WWF considera negative come il via a nuove centrali a carbone e i finanziamenti al nucleare.Il Giappone - sottolinea il rapporto - ha ottenuto buoni risultati nell’efficienza dei trasporti, ma ha emissioni assolute ancora troppo alte e anche se gli Stati Uniti stanno sperimentando la migliore politica climatica degli ultimi tre decenni, restano comunque il Paese con la maggiore quantità di emissioni complessive e su base pro capite. A chiudere la classifica sono infine la Russia, che ha diminuito le proprie emissioni solo grazie alla crisi economica che ha colpito il Paese dal 1990 al 1999, tanto che da allora sono tornate a crescere, e il Canada, le cui emissioni sono addirittura in costante aumento. Per quanto riguarda i Paesi emergenti, il rapporto evidenzia come tutti e cinque i Paesi considerati stiano dandosi da fare per rallentare le emissioni in futuro: il Sud Africa si è dato un obiettivo di riduzione del 30% entro il 2050, il Messico del 50% entro la stessa data, mentre Cina, India e Brasile stanno sviluppando sempre di più energie rinnovabili ed efficienza energetica. Secondo WWF Allianz è necessario giungere a un valido accordo al vertice di Copenaghen ed è cruciale limitare l’innalzamento della temepratura globale a meno di 2°C rispetto ai livelli pre-industriali. «La prima, vera azione da parte dei Paesi del G8 deve essere l’esempio - ha dichiarato Mariagrazia Midulla, responsabile Energia e Clima del WWF Italia - non si può chiedere agli altri quello che non si è (o non si è stati) capaci di fare in casa propria, quando i cambiamenti climatici sono il prodotto della nostra industrializzazione. Il rapporto che il WWF, insieme ad Allianz, ha per il terzo anno stilato, parla chiaro: si è fatto ancora poco. Esclusa la Germania , che mostra un piccolo progresso, gli altri Paesi sono al palo o addirittura, come Canada e Russia, in peggioramento. L’Italia vivacchia a metà classifica, come al solito unendo provvedimenti buoni a incentivi ai combustibili fossili, e soprattutto senza alcuna strategia precisa».
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Quanto sei "green"?
Ecco il decalogo del perfetto ecologista
Anche l’ambiente ha il suo bon-ton. In un epoca come la nostra, alle prese con i cambiamenti climatici, effetto serra e problemi energetici, il nuovo «galateo» dovrebbe innanzitutto far riferimento a madre natura. E la prima regola per essere galantuomini e gentildonne ecologiche è non ostentarlo, perseguitando chi ci sta vicino con le regole che noi decidiamo di osservare. A codificare l'etichetta del vivere verde è stato il portale Greenme.it: «È green chi usa il buon senso, ovvero
la grazia nel porgersi verso gli altri e l’ambiente». Si diventa impeccabili con la natura a partire dal gesto quotidiano, anche all’apparenza insignificante. Ad esempio, leggere le etichette dei prodotti che si acquistano fornisce una miniera di informazioni: gli ingredienti, la provenienza delle materie prime, gli stabilimenti di produzione e di distribuzione, le certificazioni e molto altro ancora. Poi, coscientemente, si potrà decidere se acquistare o meno. Per rimanere nei supermercati, di fronte alla possibilità di acquistare prodotti sfusi, tramite appositi dispenser - ce ne sono ormai in tutte le grandi catene di supermarket - l’eco-gentleman non ha dubbi e scarta inutili confezioni e incartamenti per riutilizzare flaconi ormai vuoti. Se si ha poco tempo a disposizione si può optare per un «Gas» (gruppo di acquisto solidale) per condividere con amici e vicini di casa le liste della spesa, acquistando direttamente dai produttori. Infine, chi fa da sè fa per tre: il pane o lo yoghurt si possono preparare a casa con poco fatica e un orto si può realizzare anche sul balcone di casa. Se Michelle Obama lo fa alla Casa Bianca…Basta poi un po' di tempo, un pizzico di creatività e una manciata di pazienza per dare nuovamente valore ad oggetti o rifiuti che troppo spesso, magari per pigrizia, vengono considerati ormai inutili. Dall'abito che con un paio di accessori diversi torna ad essere originale e alla moda, alla vecchia tastiera del pc che può trasformarsi con facilità in originali gioielli da sfoggiare. Bottiglie di plastica, tappi in sughero, vinili, buste o vecchi contenitori possono assumere nuovi significati e nuove forme con il riciclo creativo, rivelandosi un tocca sano per l'ambiente e una palestra per la fantasia. Un'altro imperativo del perfetto ecologista è sicuramente «ottimizzare le risorse vuol dire risparmio», sia in termini economici che di CO2 prodotta. In casa, in ufficio, in palestra o in discoteca, ma anche nel tragitto che li separa, cercare di non consumare più energia di quanta ce ne occorre e, se possibile, usare quella delle proprie braccia e gambe. E per quanto riguarda le comodità della tecnologia? Nel caso siano irrinunciabili, provare a scegliere quella a minor impatto ambientale e a spegnerla del tutto se inutilizzata. Ma anche condividere «fa rima con risparmiare»: non tutte le forme di scambio si misurano con il denaro e, si sà, la solidarietà fa bene all'amicizia. Stress da coda in autostrada? Sindrome del lunedì? Condividete il tragitto casa-lavoro con i colleghi, i vicini di casa, gli amici e approfittate delle diverse opportunità di car-sharin e bike-sharing. La routine è difficile da sopportare? Provate a pensare a una nuova soluzione abitativa che riscopra il valore della comunità (co-housing). L'idea del trasloco vi sgomenta? Aiutarsi reciprocamente dimezzerà i tempi e la fatica. Sempre più difficile giostrarsi fra lavoro e famiglia? Mamme e papà, ma anche nonni e zii possono organizzarsi per accudire i bambini, accompagnarli a scuola o agli allenamenti, realizzare feste di compleanno. Perché vivere in armonia con l'ambiente, significa anche vivere in armonia con le persone.
la grazia nel porgersi verso gli altri e l’ambiente». Si diventa impeccabili con la natura a partire dal gesto quotidiano, anche all’apparenza insignificante. Ad esempio, leggere le etichette dei prodotti che si acquistano fornisce una miniera di informazioni: gli ingredienti, la provenienza delle materie prime, gli stabilimenti di produzione e di distribuzione, le certificazioni e molto altro ancora. Poi, coscientemente, si potrà decidere se acquistare o meno. Per rimanere nei supermercati, di fronte alla possibilità di acquistare prodotti sfusi, tramite appositi dispenser - ce ne sono ormai in tutte le grandi catene di supermarket - l’eco-gentleman non ha dubbi e scarta inutili confezioni e incartamenti per riutilizzare flaconi ormai vuoti. Se si ha poco tempo a disposizione si può optare per un «Gas» (gruppo di acquisto solidale) per condividere con amici e vicini di casa le liste della spesa, acquistando direttamente dai produttori. Infine, chi fa da sè fa per tre: il pane o lo yoghurt si possono preparare a casa con poco fatica e un orto si può realizzare anche sul balcone di casa. Se Michelle Obama lo fa alla Casa Bianca…Basta poi un po' di tempo, un pizzico di creatività e una manciata di pazienza per dare nuovamente valore ad oggetti o rifiuti che troppo spesso, magari per pigrizia, vengono considerati ormai inutili. Dall'abito che con un paio di accessori diversi torna ad essere originale e alla moda, alla vecchia tastiera del pc che può trasformarsi con facilità in originali gioielli da sfoggiare. Bottiglie di plastica, tappi in sughero, vinili, buste o vecchi contenitori possono assumere nuovi significati e nuove forme con il riciclo creativo, rivelandosi un tocca sano per l'ambiente e una palestra per la fantasia. Un'altro imperativo del perfetto ecologista è sicuramente «ottimizzare le risorse vuol dire risparmio», sia in termini economici che di CO2 prodotta. In casa, in ufficio, in palestra o in discoteca, ma anche nel tragitto che li separa, cercare di non consumare più energia di quanta ce ne occorre e, se possibile, usare quella delle proprie braccia e gambe. E per quanto riguarda le comodità della tecnologia? Nel caso siano irrinunciabili, provare a scegliere quella a minor impatto ambientale e a spegnerla del tutto se inutilizzata. Ma anche condividere «fa rima con risparmiare»: non tutte le forme di scambio si misurano con il denaro e, si sà, la solidarietà fa bene all'amicizia. Stress da coda in autostrada? Sindrome del lunedì? Condividete il tragitto casa-lavoro con i colleghi, i vicini di casa, gli amici e approfittate delle diverse opportunità di car-sharin e bike-sharing. La routine è difficile da sopportare? Provate a pensare a una nuova soluzione abitativa che riscopra il valore della comunità (co-housing). L'idea del trasloco vi sgomenta? Aiutarsi reciprocamente dimezzerà i tempi e la fatica. Sempre più difficile giostrarsi fra lavoro e famiglia? Mamme e papà, ma anche nonni e zii possono organizzarsi per accudire i bambini, accompagnarli a scuola o agli allenamenti, realizzare feste di compleanno. Perché vivere in armonia con l'ambiente, significa anche vivere in armonia con le persone.EDP FARA' PRIMO PARCO EOLICO IN POLONIA
RINNOVABILI: EDP FARA' PRIMO PARCO EOLICO IN POLONIA
Il gruppo energetico portoghese EDP ha richiesto alla Banca europea degli Investimenti un prestito da 360 milioni di zloty (82,4 milioni di euro) per finanziare in parte il primo parco eolico in Polonia, nella regione di Wielkopolski, presso Margonin. "Abbiamo costruito oltre 20 turbine della potenza di 2Mw ognuno. Quella in progettazione sarà il più grande parco eolico in Polonia. In tutto, si prevedono 60 turbine della potenza complessiva di 120Mw", ha spiegato Radek Nowak, membro della Neolica Polska, appartenente al gruppo EDP. L'investimento di Margonin in realtà è solo l'inizio dell'impegno della EDP nel Paese della Vistola. "La Polonia rappresenta uno dei mercati principali. Siamo venuti qui per restarci per diversi anni e in tale prospettiva pianificare lo sviluppo. La nostra ambizione è diventare il più grande attore del mercato, realizzando altri progetti come Margonin", ha spiegato il rappresentante dell'EDP.
Il gruppo energetico portoghese EDP ha richiesto alla Banca europea degli Investimenti un prestito da 360 milioni di zloty (82,4 milioni di euro) per finanziare in parte il primo parco eolico in Polonia, nella regione di Wielkopolski, presso Margonin. "Abbiamo costruito oltre 20 turbine della potenza di 2Mw ognuno. Quella in progettazione sarà il più grande parco eolico in Polonia. In tutto, si prevedono 60 turbine della potenza complessiva di 120Mw", ha spiegato Radek Nowak, membro della Neolica Polska, appartenente al gruppo EDP. L'investimento di Margonin in realtà è solo l'inizio dell'impegno della EDP nel Paese della Vistola. "La Polonia rappresenta uno dei mercati principali. Siamo venuti qui per restarci per diversi anni e in tale prospettiva pianificare lo sviluppo. La nostra ambizione è diventare il più grande attore del mercato, realizzando altri progetti come Margonin", ha spiegato il rappresentante dell'EDP.
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A CARBONIA DA UNA DISCARICA ENERGIA VERDE
ECO-ENERGIA: A CARBONIA DA UNA DISCARICA ENERGIA VERDE
Si e' inaugurato a Carbonia, in provincia di Carbonia-Iglesias, un nuovo impianto fotovoltaico ad inseguimento solare da 1MW. L'impianto e' stato realizzato da Unendo Energia, grazie anche alla collaborazione della Provincia, della Regione Sardegna e dell'Enel, con i pannelli Renergies Italia e occupa un'area di 40mila metri quadrati all' interno di una
discarica attiva per il trattamento dei rifiuti. Il campo fotovoltaico e' composto interamente da pannelli, prodotti da Renergies Italia, con 5.472 moduli orientabili verso il punto massimo di luminosita' del cielo ottimizzando cosi' la resa energetica annua del 35-40%. Ogni modulo eroga una potenza nominale pari a 175 Wp nelle condizioni di irraggiamento piu' favorevoli per una potenza complessiva dell'impianto di 957,60 kW. La stima di produzione di energia elettrica per anno e' di circa 1.534mila kWh. Inoltre gli inseguitori sono dotati di sistemi di sicurezza contro eventuali effetti di venti che eccedano le normali condizioni previste e stimate dal progetto. L'impianto e' dotato anche di un sistema di controllo remoto per la trasmissione dei dati per poter monitorare con apposito software la produttivita' e la funzionalita' del parco. ''Con l'impianto di Carbonia - afferma Enrico Bruschi, amministratore delegato di Unendo Energia - la nostra societa' compie un ulteriore passo in avanti. Ad oggi abbiamo 4MW di impianti fotovoltaici funzionanti che contribuiscono a produrre energia pulita. Entro fine anno andremo a completare dei nuovi progetti per un totale di 8MW''. Unendo Energia ha gia' in esercizio un parco eolico da 36 MW nel Comune di Troia (FG), due impianti fotovoltaici da 1,5 MW nei Comuni di Lecce e di Oleggio (NO) a cui va aggiungersi quello di Andria (1 MW) e a breve quello di Carbonia (1 MW). Altri progetti nell'eolico per una potenza totale di circa 200MW sono in fase di progettazione e/o in fase di autorizzazione. Sono prevalentemente localizzati nelle regioni del Sud ed Isole. I sistemi fotovoltaici di Renergies Italia hanno, attualmente, una capacita' produttiva di oltre 30 MWp annui.
Si e' inaugurato a Carbonia, in provincia di Carbonia-Iglesias, un nuovo impianto fotovoltaico ad inseguimento solare da 1MW. L'impianto e' stato realizzato da Unendo Energia, grazie anche alla collaborazione della Provincia, della Regione Sardegna e dell'Enel, con i pannelli Renergies Italia e occupa un'area di 40mila metri quadrati all' interno di una
discarica attiva per il trattamento dei rifiuti. Il campo fotovoltaico e' composto interamente da pannelli, prodotti da Renergies Italia, con 5.472 moduli orientabili verso il punto massimo di luminosita' del cielo ottimizzando cosi' la resa energetica annua del 35-40%. Ogni modulo eroga una potenza nominale pari a 175 Wp nelle condizioni di irraggiamento piu' favorevoli per una potenza complessiva dell'impianto di 957,60 kW. La stima di produzione di energia elettrica per anno e' di circa 1.534mila kWh. Inoltre gli inseguitori sono dotati di sistemi di sicurezza contro eventuali effetti di venti che eccedano le normali condizioni previste e stimate dal progetto. L'impianto e' dotato anche di un sistema di controllo remoto per la trasmissione dei dati per poter monitorare con apposito software la produttivita' e la funzionalita' del parco. ''Con l'impianto di Carbonia - afferma Enrico Bruschi, amministratore delegato di Unendo Energia - la nostra societa' compie un ulteriore passo in avanti. Ad oggi abbiamo 4MW di impianti fotovoltaici funzionanti che contribuiscono a produrre energia pulita. Entro fine anno andremo a completare dei nuovi progetti per un totale di 8MW''. Unendo Energia ha gia' in esercizio un parco eolico da 36 MW nel Comune di Troia (FG), due impianti fotovoltaici da 1,5 MW nei Comuni di Lecce e di Oleggio (NO) a cui va aggiungersi quello di Andria (1 MW) e a breve quello di Carbonia (1 MW). Altri progetti nell'eolico per una potenza totale di circa 200MW sono in fase di progettazione e/o in fase di autorizzazione. Sono prevalentemente localizzati nelle regioni del Sud ed Isole. I sistemi fotovoltaici di Renergies Italia hanno, attualmente, una capacita' produttiva di oltre 30 MWp annui.
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40mila impianti fotovoltaici con il Conto energia
La potenza installata in Italia ha superato così i 500 Mw. Semplificata la procedura per accedere alla convenzione
In Italia sono in esercizio 40.000 impianti fotovoltaici installati con l'incentivo erogato dal Conto Energia. Sono stati così superati i 500 MW di potenza grazie a tutti gli impianti fotovoltaici dislocati sul territorio
nazionale.Secondo il GSE, il Gestore dei servizi elettrici, tenendo conto dei ritmi di crescita osservati negli ultimi mesi, si conferma la stima che in Italia alla fine del 2009 risulteranno in esercizio, in totale, circa 900 MW per un numero di impianti stimato in circa 70.000.Intanto sono state aggiornate le modalità per la stipula delle convenzioni. La nuova procedura è operativa a partire dal 23 giugno scorso. Per un più rapido espletamento della fase di valutazione e attivazione della convenzione Conto Energia, la procedura è stata modificata come segue:il Soggetto Responsabile stamperà una sola copia della convenzione, provvederà ad apporre la doppia firma e a inviarla al GSE;il GSE valuterà il documento cartaceo e renderà disponibile via Web il file Pdf della convenzione di spettanza dell'operatore, recante la firma digitalizzata del legale rappresentante del GSE.Per effetto della nuova procedura la copia della convenzione spettante al Soggetto Responsabile non sarà più rispedita tramite posta ordinaria, ma sarà direttamente scaricabile dal sito. Per le convenzioni stampate antecedentemente al 23 giugno continuerà ad applicarsi la vecchia procedura.Per informazioni in materia è possibile contattare il GSE, attraverso il Contact Center (numero verde 800 19 99 89).
nazionale.Secondo il GSE, il Gestore dei servizi elettrici, tenendo conto dei ritmi di crescita osservati negli ultimi mesi, si conferma la stima che in Italia alla fine del 2009 risulteranno in esercizio, in totale, circa 900 MW per un numero di impianti stimato in circa 70.000.Intanto sono state aggiornate le modalità per la stipula delle convenzioni. La nuova procedura è operativa a partire dal 23 giugno scorso. Per un più rapido espletamento della fase di valutazione e attivazione della convenzione Conto Energia, la procedura è stata modificata come segue:il Soggetto Responsabile stamperà una sola copia della convenzione, provvederà ad apporre la doppia firma e a inviarla al GSE;il GSE valuterà il documento cartaceo e renderà disponibile via Web il file Pdf della convenzione di spettanza dell'operatore, recante la firma digitalizzata del legale rappresentante del GSE.Per effetto della nuova procedura la copia della convenzione spettante al Soggetto Responsabile non sarà più rispedita tramite posta ordinaria, ma sarà direttamente scaricabile dal sito. Per le convenzioni stampate antecedentemente al 23 giugno continuerà ad applicarsi la vecchia procedura.Per informazioni in materia è possibile contattare il GSE, attraverso il Contact Center (numero verde 800 19 99 89).
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mercoledì 1 luglio 2009
2010 GRID PARITY PER COSTI FOTOVOLTAICO ITALIANO
ECO-ENERGIA:2010 GRID PARITY PER COSTI FOTOVOLTAICO ITALIANO
L'anno prossimo in Italia meridionale il prezzo dell'elettricita' fotovoltaica sara' in linea con quello dell'elettricita' '' classica'', per poi diventare sempre piu' economico. E' quanto afferma la lobby europea del fotovoltaico, (Epia - European Photovoltaic Industry Association) dopo aver effettuato uno studio su dieci paesi dell'Unione europea. Il fatto che il prezzo del fotovoltaico raggiungera' la 'grid parity' non significa che il mercato si mettera'
automaticamente in movimento, anche se la situazione nel nostro paese sta decollando, ha sostenuto presentando lo studio, Winfried Hoffman, presidente dell'Epia. A schizzare un quadro della realta' e delle difficolta' che si incontrano nel nostro paese e' Angela Ariati, responsabile dello studio. Uno dei problemi che si incontrano e' dovuto al fatto che la domanda e' forte soprattutto al nord altamente industrializzato, mentre economicamente la produzione massiccia andrebbe fatta in Italia meridionale. Per trasferire l'elettricita' fotovoltaica al nord bisogna passare per un collo di bottiglia che potrebbe essere evitato con la costruzione di una dorsale di collegamento, per un costo di quattro miliardi di euro. Spesa, che a detta di Angela Ariati, verrebbe ammortizzata dai guadagni. Ma le condizioni per lo sviluppo del fotovoltaico sono molteplici ed i vari fattori devono interagire tra di loro. L'Italia, nonostante abbia un buon premio incentivante per l'elettricita' fotovoltaica, che aumenta con il rincaro dell'elettricita' convenzionale, paga lo scotto di procedure amministrative lunghe e complesse, ma anche di una carenza di un piano energetico ah hoc per le rinnovabili, di una precisa attribuzione dei compiti tra potere centrale e le varie regioni. C'e' poi l'incertezza legata a cio' che siuccedera' dopo il 2011, quando verra' a scadenza l'attuale conto energia. Bisogna lavorare inoltre per creare una presa di coscienza degli utilizzatori finali, dei consumatori, partendo dall'idea che l' 80% del fotovoltaico debba essere integrato nei singoli edifici. Infine, elemento da non trascurare, in Italia manca la figura dei 'cercatori di tetti', di chi cioe' e' in grado di identificare possibili spazi per il fotovoltaico e di proporne la realizzazione. Compito quest'ultimo che viene normalmente assunto dalle utilities. Guardando al futuro Angela Ariati pensa che il nostro paese potrebbe sfruttare il proprio patrimonio storico per sviluppare il fotovoltaico, grazie a soluzioni innovative nel campo del design, superando e trasformando in elemento positivo un fattore spesso penalizzante per la diffusione di questa fonte energetica.
L'anno prossimo in Italia meridionale il prezzo dell'elettricita' fotovoltaica sara' in linea con quello dell'elettricita' '' classica'', per poi diventare sempre piu' economico. E' quanto afferma la lobby europea del fotovoltaico, (Epia - European Photovoltaic Industry Association) dopo aver effettuato uno studio su dieci paesi dell'Unione europea. Il fatto che il prezzo del fotovoltaico raggiungera' la 'grid parity' non significa che il mercato si mettera'
automaticamente in movimento, anche se la situazione nel nostro paese sta decollando, ha sostenuto presentando lo studio, Winfried Hoffman, presidente dell'Epia. A schizzare un quadro della realta' e delle difficolta' che si incontrano nel nostro paese e' Angela Ariati, responsabile dello studio. Uno dei problemi che si incontrano e' dovuto al fatto che la domanda e' forte soprattutto al nord altamente industrializzato, mentre economicamente la produzione massiccia andrebbe fatta in Italia meridionale. Per trasferire l'elettricita' fotovoltaica al nord bisogna passare per un collo di bottiglia che potrebbe essere evitato con la costruzione di una dorsale di collegamento, per un costo di quattro miliardi di euro. Spesa, che a detta di Angela Ariati, verrebbe ammortizzata dai guadagni. Ma le condizioni per lo sviluppo del fotovoltaico sono molteplici ed i vari fattori devono interagire tra di loro. L'Italia, nonostante abbia un buon premio incentivante per l'elettricita' fotovoltaica, che aumenta con il rincaro dell'elettricita' convenzionale, paga lo scotto di procedure amministrative lunghe e complesse, ma anche di una carenza di un piano energetico ah hoc per le rinnovabili, di una precisa attribuzione dei compiti tra potere centrale e le varie regioni. C'e' poi l'incertezza legata a cio' che siuccedera' dopo il 2011, quando verra' a scadenza l'attuale conto energia. Bisogna lavorare inoltre per creare una presa di coscienza degli utilizzatori finali, dei consumatori, partendo dall'idea che l' 80% del fotovoltaico debba essere integrato nei singoli edifici. Infine, elemento da non trascurare, in Italia manca la figura dei 'cercatori di tetti', di chi cioe' e' in grado di identificare possibili spazi per il fotovoltaico e di proporne la realizzazione. Compito quest'ultimo che viene normalmente assunto dalle utilities. Guardando al futuro Angela Ariati pensa che il nostro paese potrebbe sfruttare il proprio patrimonio storico per sviluppare il fotovoltaico, grazie a soluzioni innovative nel campo del design, superando e trasformando in elemento positivo un fattore spesso penalizzante per la diffusione di questa fonte energetica.500 mW di fotovoltaico. Siamo proprio il paese del sole
In Italia sono stati superati i 500 Mw di potenza degli impianti fotovoltaici installati. Il dato è offerto dal Gestore Servizi Energetici (GSE).Gli impianti totali, secondo l'indagine del GSE, che godono degli incentivi erogati in Conto Energia sono circa 40.000. La maggior parte sono di piccola taglia, inferiori ai 20 Kw - circa 37.000 - mentre al momento sono entrate in esercizio solo 8 centrali fotovoltaiche di potenza superiore a 1 Mw.Puglia, Lombardia, Emilia Romagna sono le tre Regioni con maggiore potenza installata. Per numero di impianti ai primi posti sono Lombardia, Emilia Romagna e Veneto.Tenendo conto dei ritmi di crescita degli ultimi mesi, si conferma la stima che in Italia alla fine del 2009 risulteranno in esercizio, in totale, circa 900 Mw per un numero cumulato di impianti stimato in circa 70.000.
La Corea compie passi avanti nel fotovoltaico organico
Le celle dye-sensitized
Ricercatori asiatici stanno sperimentando un nuovo approccio per la realizzazione delle celle solari di Grätzel che ne aumenterà l’efficienza al 15%
Minor costo e una maggiore efficienza. E’ ciò che promettono alcuni ricercatori del Korea Institute of Science and Technology (KIST) alle prese con un nuovo metodo di produzione per le celle dye-sensitized. Fino ad oggi nello sviluppo di questa tecnologia a film sottile ci si è dovuti scontrare con un problema non da poco, la capacità di conversione della luce nelle celle a colorante organico (o celle di Grätzel) è solo la metà di quella dimostrata dalle unità in silicio. Il team di scienziati sud coreani, guidati da Park Nam-gyu, ha saputo cambiare il tipo di approccio riuscendo di conseguenza ad applicare colori diversi al sottile sub strato di biossido di titanio (TiO2) nano granuloso. “Nei prototipi esistenti, il film in TiO2 lega con un solo tipo di pigmento, e lo sviluppo di tecniche per consentire al sub strato di assorbire tinte differenti, in modo da permettere la cella solare di catturare e utilizzare un ampio spettro della luce diurna, è stato un problema”. Invece spiega Park Nam-gyu, con il metodo della cromatografia su colonna “siamo stati i primi a raggiungere questo obiettivo attraverso lo sviluppo di materiali sia nella fase stazionaria che mobile che permette la posizione selettiva di molecole di colorante con diverse gamme di assorbimento”. Questo potrebbe migliorare in modo significativo i tassi di conversione energetica dall’attuale 11% (percentuale raggiunta lo scorso anno sempre dal KIST) al 15-16%.La scoperta, sostenuta dal Ministero dell’Istruzione, della Scienza e della Tecnologia, nel frattempo è stata pubblicata nell’ultimo numero della rivista Nature Materials.
Ricercatori asiatici stanno sperimentando un nuovo approccio per la realizzazione delle celle solari di Grätzel che ne aumenterà l’efficienza al 15%
Minor costo e una maggiore efficienza. E’ ciò che promettono alcuni ricercatori del Korea Institute of Science and Technology (KIST) alle prese con un nuovo metodo di produzione per le celle dye-sensitized. Fino ad oggi nello sviluppo di questa tecnologia a film sottile ci si è dovuti scontrare con un problema non da poco, la capacità di conversione della luce nelle celle a colorante organico (o celle di Grätzel) è solo la metà di quella dimostrata dalle unità in silicio. Il team di scienziati sud coreani, guidati da Park Nam-gyu, ha saputo cambiare il tipo di approccio riuscendo di conseguenza ad applicare colori diversi al sottile sub strato di biossido di titanio (TiO2) nano granuloso. “Nei prototipi esistenti, il film in TiO2 lega con un solo tipo di pigmento, e lo sviluppo di tecniche per consentire al sub strato di assorbire tinte differenti, in modo da permettere la cella solare di catturare e utilizzare un ampio spettro della luce diurna, è stato un problema”. Invece spiega Park Nam-gyu, con il metodo della cromatografia su colonna “siamo stati i primi a raggiungere questo obiettivo attraverso lo sviluppo di materiali sia nella fase stazionaria che mobile che permette la posizione selettiva di molecole di colorante con diverse gamme di assorbimento”. Questo potrebbe migliorare in modo significativo i tassi di conversione energetica dall’attuale 11% (percentuale raggiunta lo scorso anno sempre dal KIST) al 15-16%.La scoperta, sostenuta dal Ministero dell’Istruzione, della Scienza e della Tecnologia, nel frattempo è stata pubblicata nell’ultimo numero della rivista Nature Materials.
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martedì 30 giugno 2009
LAZIO;ACCORDO DA 150MLN SU CENTRALE SOLARE A SPECCHI
ENERGIA: LAZIO;ACCORDO DA 150MLN SU CENTRALE SOLARE A SPECCHIRealizzare su un terreno di 100 ettari nei pressi di Latina una nuova centrale solare per l'energia elettrica da fonti rinnovabili del Lazio da 25-30 MW all'anno. E' l'obiettivo del protocollo firmato stamani dal presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, dal presidente di Confindustria Lazio Maurizio Stirpe e dal presidente dell'Enea Luigi Paganetto. Enea e Confindustria Lazio predisporranno, entro tre mesi, uno studio di fattibilita' dell'impianto che verra' affiancato da un innovativo Museo dell'Energia e da una piscina per il recupero dei cascami termici. Quanto ai tempi della nuova centrale ''una volta partiti - ha spiegato Paganetto - i lavori dureranno dai due ai due anni e mezzo''. Per i finanziamenti necessari, che si prevedono sui 150 milioni di euro, si attivera' Confindustria con il contributo della Regione. ''Convinceremo gli imprenditori e il sistema creditizio ad aderire a questo progetto - ha assicurato Stirpe - perche' non e' un punto di arrivo ma di partenza per l'economia regionale''. ''Siamo pronti ad investire fondi Por e regionali per questa centrale - gli ha fatto eco Marrazzo -,compatibilmente allo studio di fattibilita'''. Secondo il presidente dell'Enea la tecnologia utilizzata per la centrale (solare termodinamica a concentrazione) che verra' messa a disposizione dall'ente di ricerca, ''puo' rendere il Lazio leader in tutto il Mediterraneo ed e' una grande opportunita' per tutto il Paese''.
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Turbina made in Italy nell'impianto solare del Samar kibbutz
E’ italiana la turbina che 'accende' l'impianto solare del Samar Kibbutz, in Israele
Si tratta di una microturbina ad altissima tecnologia da 100 kW che e' stata collocata sulla sommita' di una torre alta 30 metri, che nel caso del kibbutz Samar, e' stata disegnata dallo studio architetti Haim Dotan Magazine» Eccellenze della creatività italiana.
Roma - E' Made in Italy la turbina che 'accende' l'impianto solare del Samar Kibbutz, in Israele. Si tratta di una microturbina ad altissima tecnologia da 100 kW che e' stata collocata sulla sommita' di una torre alta 30 metri, che nel caso del kibbutz Samar, e' stata disegnata dallo studio architetti Haim Dotan. I raggi solari si concentrano sulla torre attraverso le superfici riflettenti degli specchi di un campo eliostatico, raggiungendo un unico 'ricevitore solare' che riscalda l'aria compressa che muove la turbina. A realizzare la microturbina italiana e' stata la Turbec Spa di Cento, in provincia di Ferrara.
La microturbina di Turbec, che, attraverso la controllante Turboenergy Srl, appartiene per il 75% a industriali italiani e per il 25% al gruppo Ansaldo Energia, e' stata installata con successo in collaborazione con la societa' Aora presso il kibbutz Samar in Israele, nel contesto di un Power Conversion Unit, che converte l'energia solare in 100kWe di energia elettrica e in 170kW di energia termica. La stessa applicazione Made in Italy e' ora in via di realizzazione ad Almeria, in Spagna.
"Anche in un periodo di crisi -afferma il presidente di Turbec, Carlo Mauri- la nostra societa' sta profondendo un grandissimo impegno nel campo della ricerca e dello sviluppo delle applicazioni". L'impianto in Israele, in particolare, e' stato realizzato sviluppando una tecnologia basata sull'alimentazione di una turbina a gas con energia solare. "I vantaggi di questa tecnologia -spiega l'azienda italiana- sono la modularita', che consente l'implementazione dell'impianto nel tempo, la flessibilita', poiche' la turbina e' predisposta per l'utilizzo anche di qualsiasi altro combustibile fossile o biocombustibile, e la cogenerazione, visto che la microturbina fornisce sia energia elettrica (100 kW) sia energia termica (170kW)".
"E' un mix che aumenta l'offerta di energia a utenti del comparto industriale, i quali, -commenta Mauri- possono beneficiare di entrambe e, contrariamente ad altri sistemi, senza alcun impiego d'acqua con in piu' la possibilita' di funzionare con bio-combustibili durante il periodo notturno". Forte l'impegno in ricerca e sviluppo dell'azienda italiana che ha un centro R&S di a Malmo, in Svezia. "Nel nostro centro, che abbiamo a suo tempo acquisito dalla Volvo, uno staff qualificato -sottolinea Mauri- segue lo sviluppo del prodotto e le sue innovazioni per le diverse applicazioni delle turbine in svariati settori, particolarmente quello delle energie rinnovabili".
Con circa 400 microturbine vendute sul mercato prevalentemente europeo e oltre 3 milioni di ore lavorative alle spalle, l'azienda italiana ha un fatturato che ammonta a 8,5 milioni di euro ha investito, negli ultimi due anni, circa il 20 % del fatturato nella ricerca e nello sviluppo del prodotto, specie nelle rinnovabili. Tra le innovazioni prodotte da Turbec anche la realizzazione di una decina di applicazioni prototipali di caldaie a biomassa, abbinate a microturbine ad aria calda. "Crediamo fermamente nell'utilizzo degli scarti e -conclude Mauri- nei recuperi energetici ovunque sia possibile. Il nostro focus e' riconvertire lo scarto in energia con impatto ambientale ridotto al minimo".
Si tratta di una microturbina ad altissima tecnologia da 100 kW che e' stata collocata sulla sommita' di una torre alta 30 metri, che nel caso del kibbutz Samar, e' stata disegnata dallo studio architetti Haim Dotan Magazine» Eccellenze della creatività italiana.
Roma - E' Made in Italy la turbina che 'accende' l'impianto solare del Samar Kibbutz, in Israele. Si tratta di una microturbina ad altissima tecnologia da 100 kW che e' stata collocata sulla sommita' di una torre alta 30 metri, che nel caso del kibbutz Samar, e' stata disegnata dallo studio architetti Haim Dotan. I raggi solari si concentrano sulla torre attraverso le superfici riflettenti degli specchi di un campo eliostatico, raggiungendo un unico 'ricevitore solare' che riscalda l'aria compressa che muove la turbina. A realizzare la microturbina italiana e' stata la Turbec Spa di Cento, in provincia di Ferrara.
La microturbina di Turbec, che, attraverso la controllante Turboenergy Srl, appartiene per il 75% a industriali italiani e per il 25% al gruppo Ansaldo Energia, e' stata installata con successo in collaborazione con la societa' Aora presso il kibbutz Samar in Israele, nel contesto di un Power Conversion Unit, che converte l'energia solare in 100kWe di energia elettrica e in 170kW di energia termica. La stessa applicazione Made in Italy e' ora in via di realizzazione ad Almeria, in Spagna.
"Anche in un periodo di crisi -afferma il presidente di Turbec, Carlo Mauri- la nostra societa' sta profondendo un grandissimo impegno nel campo della ricerca e dello sviluppo delle applicazioni". L'impianto in Israele, in particolare, e' stato realizzato sviluppando una tecnologia basata sull'alimentazione di una turbina a gas con energia solare. "I vantaggi di questa tecnologia -spiega l'azienda italiana- sono la modularita', che consente l'implementazione dell'impianto nel tempo, la flessibilita', poiche' la turbina e' predisposta per l'utilizzo anche di qualsiasi altro combustibile fossile o biocombustibile, e la cogenerazione, visto che la microturbina fornisce sia energia elettrica (100 kW) sia energia termica (170kW)".
"E' un mix che aumenta l'offerta di energia a utenti del comparto industriale, i quali, -commenta Mauri- possono beneficiare di entrambe e, contrariamente ad altri sistemi, senza alcun impiego d'acqua con in piu' la possibilita' di funzionare con bio-combustibili durante il periodo notturno". Forte l'impegno in ricerca e sviluppo dell'azienda italiana che ha un centro R&S di a Malmo, in Svezia. "Nel nostro centro, che abbiamo a suo tempo acquisito dalla Volvo, uno staff qualificato -sottolinea Mauri- segue lo sviluppo del prodotto e le sue innovazioni per le diverse applicazioni delle turbine in svariati settori, particolarmente quello delle energie rinnovabili".
Con circa 400 microturbine vendute sul mercato prevalentemente europeo e oltre 3 milioni di ore lavorative alle spalle, l'azienda italiana ha un fatturato che ammonta a 8,5 milioni di euro ha investito, negli ultimi due anni, circa il 20 % del fatturato nella ricerca e nello sviluppo del prodotto, specie nelle rinnovabili. Tra le innovazioni prodotte da Turbec anche la realizzazione di una decina di applicazioni prototipali di caldaie a biomassa, abbinate a microturbine ad aria calda. "Crediamo fermamente nell'utilizzo degli scarti e -conclude Mauri- nei recuperi energetici ovunque sia possibile. Il nostro focus e' riconvertire lo scarto in energia con impatto ambientale ridotto al minimo".
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Soluzioni innovative per l'energia geotermica
Geothermal International Italia dispone del know - how necessario per la fornitura “chiavi in mano” d’impianti geotermici di qualsiasi portata energetica che impiegano la più ampia varietà di sonde termiche: a circuito chiuso, verticali o orizzontali, e circuito aperto con sfruttamento dell’acqua di falda o da immersione in bacino idrico superficiale. Geothermal International Italia è anche in grado di proporre una soluzione geotermica che ha riscontrato un notevole successo in molti paesi europei ma
che è ancora poco nota in Italia: si tratta delle sonde inserite direttamente nei pali da fondazione degli edifici in costruzione. I vantaggi economici che ne conseguono sono considerevoli. L’applicazione delle sonde nelle fondamenta, infatti, consente di abbattere notevolmente i normali costi realizzativi dell’impianto geotermico, principalmente legati alla perforazione del terreno. In fase di cantiere, infatti gli scavi andrebbero comunque eseguiti per la posa delle fondamenta. In termini economici, il costo per Kilowatt termico di un impianto realizzato con questa soluzione si dimezza rispetto a quello di un impianto geotermico con sonde verticali (impiegate nei casi di edifici già esistenti). La potenza termica estraibile con questa particolare soluzione è di circa 30-40 W/m; il numero e la profondità di applicazione delle sonde in questo caso è strettamente legata al progetto strutturale dell’edificio. Qualora non fosse raggiunta la potenza termica desiderata, si possono complementare le sonde da pali con altri tipi di sonde geotermiche. Al basso costo di realizzazione di questa alternativa si aggiunge il risparmio derivante dall’utilizzo dell’impianto stesso: in media per ogni KW impiegato dalla pompa di calore si ricavano 4KW di potenza termica pulita, con una riduzione al minimo delle emissioni locali di CO2 e un taglio annuo sulle bollette energetiche pari al 60 – 70%. Le sonde a palificazione, inoltre, non richiedono un’elevata disponibilità di terreno nei dintorni dell’edificio per la loro applicazione, come invece accade per la posa delle sonde orizzontali. Come tutti gli impianti geotermici, si abbandona l’impiego dei tradizionali combustibili (metano e gasolio) e di conseguenza vengono meno le caldaie, i comignoli e le certificazioni periodiche, riducendo così notevolmente i costi di costruzione dell’edificio ed eliminando i potenziali rischi d’esplosione. Rispetto alle altre fonti rinnovabili il geotermico non richiede nemmeno pannelli solari o fotovoltaici, né serbatoi esterni per la raccolta dell’acqua che potrebbero alterare l’estetica dell’edificio.
che è ancora poco nota in Italia: si tratta delle sonde inserite direttamente nei pali da fondazione degli edifici in costruzione. I vantaggi economici che ne conseguono sono considerevoli. L’applicazione delle sonde nelle fondamenta, infatti, consente di abbattere notevolmente i normali costi realizzativi dell’impianto geotermico, principalmente legati alla perforazione del terreno. In fase di cantiere, infatti gli scavi andrebbero comunque eseguiti per la posa delle fondamenta. In termini economici, il costo per Kilowatt termico di un impianto realizzato con questa soluzione si dimezza rispetto a quello di un impianto geotermico con sonde verticali (impiegate nei casi di edifici già esistenti). La potenza termica estraibile con questa particolare soluzione è di circa 30-40 W/m; il numero e la profondità di applicazione delle sonde in questo caso è strettamente legata al progetto strutturale dell’edificio. Qualora non fosse raggiunta la potenza termica desiderata, si possono complementare le sonde da pali con altri tipi di sonde geotermiche. Al basso costo di realizzazione di questa alternativa si aggiunge il risparmio derivante dall’utilizzo dell’impianto stesso: in media per ogni KW impiegato dalla pompa di calore si ricavano 4KW di potenza termica pulita, con una riduzione al minimo delle emissioni locali di CO2 e un taglio annuo sulle bollette energetiche pari al 60 – 70%. Le sonde a palificazione, inoltre, non richiedono un’elevata disponibilità di terreno nei dintorni dell’edificio per la loro applicazione, come invece accade per la posa delle sonde orizzontali. Come tutti gli impianti geotermici, si abbandona l’impiego dei tradizionali combustibili (metano e gasolio) e di conseguenza vengono meno le caldaie, i comignoli e le certificazioni periodiche, riducendo così notevolmente i costi di costruzione dell’edificio ed eliminando i potenziali rischi d’esplosione. Rispetto alle altre fonti rinnovabili il geotermico non richiede nemmeno pannelli solari o fotovoltaici, né serbatoi esterni per la raccolta dell’acqua che potrebbero alterare l’estetica dell’edificio.
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PepsiCo ecocostenibile in Cina
Il nuovo impianto sarà in grado di ridurre di circa il 23% i consumi di acqua e di energia, classificandosi come l’impianto PepsiCo più “verde” tra quelli costruiti in Cina
Ha appena aperto un nuovo impianto PepsiCo in Cina, ed è il più ecologico tra quelli costruiti nel Paese. Situato nella città di Chongqing, il nuovo impianto è in grado di soddisfare gli standard LEED 35 per quanto riguarda il consumo di acqua e di energia: sarà in grado di consumare il 22% di acqua in meno e il 23% in meno di energia rispetto agli altri impianti cinesi Pepsi Co.L’acqua viene riutilizzata e sono stati ridotti al minimo gli sprechi.Dal punto di vista energetico il risparmio è possibile soprattutto grazie all’utilizzo dell'illuminazione passiva che sfrutta la luce naturale in tre quarti dello stabilimento.Il risparmio totale è stato conteggiato in 100.000 tonnellate di acqua, 4 milioni di kWh di energia e 3.100 tonnellate di gas serra in meno immessi nell’atmosfera.Nei prossimi cinque anni è in progetto la costruzione di altri due stabilimenti a basso impatto ambientale, grazie alla volontà di investire in Cina circa un miliardo di dollari.
Ha appena aperto un nuovo impianto PepsiCo in Cina, ed è il più ecologico tra quelli costruiti nel Paese. Situato nella città di Chongqing, il nuovo impianto è in grado di soddisfare gli standard LEED 35 per quanto riguarda il consumo di acqua e di energia: sarà in grado di consumare il 22% di acqua in meno e il 23% in meno di energia rispetto agli altri impianti cinesi Pepsi Co.L’acqua viene riutilizzata e sono stati ridotti al minimo gli sprechi.Dal punto di vista energetico il risparmio è possibile soprattutto grazie all’utilizzo dell'illuminazione passiva che sfrutta la luce naturale in tre quarti dello stabilimento.Il risparmio totale è stato conteggiato in 100.000 tonnellate di acqua, 4 milioni di kWh di energia e 3.100 tonnellate di gas serra in meno immessi nell’atmosfera.Nei prossimi cinque anni è in progetto la costruzione di altri due stabilimenti a basso impatto ambientale, grazie alla volontà di investire in Cina circa un miliardo di dollari.
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giovedì 25 giugno 2009
Energia solare del Sahara arriverà a Europa e Paesi mediterranei
Un progetto da 400 miliardi di euro che mira a far arrivare l'energia solare prodotta nel Sahara agli utenti in Europa e Africa del Nord porterà vantaggi ad entrambi i continenti e promuoverà l'integrazione nei Paesi affacciati sul Mediterraneo, secondo quanto ha detto un ministro tedesco.
Guenter Gloser, vice ministro degli Esteri, ha detto a Reuters che -- se il progetto denominato Desertec dovesse decollare -- entro il 2020 sarà possibile raccogliere 20 gigawatt di energia solare concentrata ogni anno, l'equivalente di 20 grandi centrali energetiche tradizionali.
Gloser ha dichiarato che questa energia "verde" sarà utilizzata in Europa e negli Stati dell'Unione mediterranea, e ha smentito l'idea secondo cui l'Europa vorrebbe creare delle "colonie energetiche", dicendo che il progetto potrebbe contribuire all'integrazione nella zona del Mediterraneo e alla riduzione delle emissioni di CO2.
"E' veramente un progetto affascinante perché è vantaggioso per tutti", ha detto Gloser dopo che recentemente importanti aziende hanno espresso il proprio interesse per l'iniziativa, che riguarda anche l'energia eolica.
"E' una cooperazione che contribuirà a diversificare le fonti di energia ... E non è solo il Nord ad essere interessato all'acquisizione di energia rinnovabile, ma lo sono anche i Paesi mediterranei meridionali. Non si tratta assolutamente di una questione di dominio del Nord sul Sud".
La compagnia tedesca di assicurazione Munich Re, che ha lanciato il progetto, ha suscitato entusiasmo in Germania la settimana scorsa quando ha annunciato di aver invitato aziende come Deutsche Bank, Siemens, E.ON e Rwe ad un vertice che si terrà il 13 luglio per l'approvazione dell'iniziativa comune che punta a soddisfare il 15% della domanda di elettricità europea.
L'Europa dipende significativamente dalla Russia per l'energia, una situazione che l'Ue vorrebbe modificare a seguito dei recenti problemi nelle forniture.
L'obiettivo è quello di utilizzare la tecnologia Csp -- che utilizza specchi che riflettono i raggi solari per produrre vapore e indurre le turbine a produrre elettricità -- nel Sahara e di distribuire energia ai mercati locali e in Europa.
Guenter Gloser, vice ministro degli Esteri, ha detto a Reuters che -- se il progetto denominato Desertec dovesse decollare -- entro il 2020 sarà possibile raccogliere 20 gigawatt di energia solare concentrata ogni anno, l'equivalente di 20 grandi centrali energetiche tradizionali.
Gloser ha dichiarato che questa energia "verde" sarà utilizzata in Europa e negli Stati dell'Unione mediterranea, e ha smentito l'idea secondo cui l'Europa vorrebbe creare delle "colonie energetiche", dicendo che il progetto potrebbe contribuire all'integrazione nella zona del Mediterraneo e alla riduzione delle emissioni di CO2."E' veramente un progetto affascinante perché è vantaggioso per tutti", ha detto Gloser dopo che recentemente importanti aziende hanno espresso il proprio interesse per l'iniziativa, che riguarda anche l'energia eolica.
"E' una cooperazione che contribuirà a diversificare le fonti di energia ... E non è solo il Nord ad essere interessato all'acquisizione di energia rinnovabile, ma lo sono anche i Paesi mediterranei meridionali. Non si tratta assolutamente di una questione di dominio del Nord sul Sud".
La compagnia tedesca di assicurazione Munich Re, che ha lanciato il progetto, ha suscitato entusiasmo in Germania la settimana scorsa quando ha annunciato di aver invitato aziende come Deutsche Bank, Siemens, E.ON e Rwe ad un vertice che si terrà il 13 luglio per l'approvazione dell'iniziativa comune che punta a soddisfare il 15% della domanda di elettricità europea.
L'Europa dipende significativamente dalla Russia per l'energia, una situazione che l'Ue vorrebbe modificare a seguito dei recenti problemi nelle forniture.
L'obiettivo è quello di utilizzare la tecnologia Csp -- che utilizza specchi che riflettono i raggi solari per produrre vapore e indurre le turbine a produrre elettricità -- nel Sahara e di distribuire energia ai mercati locali e in Europa.
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EDF installa un parco eolico da 32 MW in Puglia
La realizzazione in Puglia di un secondo parco eolico, con una potenza di 232 MW, da parte della francese EDF Energies Nouvelles
Proseguendo il suo sviluppo e la tecnologia eolica con nuove installazioni in Europa, EDF Energies Nouvelles, rende noto che realizzerà un parco eolico di 32 MW, in Puglia nella zona di Minervino, in provincia di Bari. Sarà costituito da sedici turbine (ognuna da 2 MW) realizzate dall'azienda tedesca “REpower”. Le quote di questa installazione sono divise in parti uguali tra EDF-EN Italia, (filiale al 95 % di EDF Energies Nouvelles) e la Fri-El-Green Power, un partner locale.Questo impianto eolico è il quinto realizzato da EDF in Italia e il secondo nella regione Puglia, così su tutto il territorio nazionale a tutt'oggi l'azienda francese ha installato 266,1 MW.
Proseguendo il suo sviluppo e la tecnologia eolica con nuove installazioni in Europa, EDF Energies Nouvelles, rende noto che realizzerà un parco eolico di 32 MW, in Puglia nella zona di Minervino, in provincia di Bari. Sarà costituito da sedici turbine (ognuna da 2 MW) realizzate dall'azienda tedesca “REpower”. Le quote di questa installazione sono divise in parti uguali tra EDF-EN Italia, (filiale al 95 % di EDF Energies Nouvelles) e la Fri-El-Green Power, un partner locale.Questo impianto eolico è il quinto realizzato da EDF in Italia e il secondo nella regione Puglia, così su tutto il territorio nazionale a tutt'oggi l'azienda francese ha installato 266,1 MW.
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NUOVA SFIDA RINNOVABILI IN BRASILE E ARGENTINA
ECO-ENERGIA: NUOVA SFIDA RINNOVABILI IN BRASILE E ARGENTINA
Il Brasile, che gia' si posiziona tra i primi Paesi in tutto il mondo per quanto riguarda la produzione di energia ecocompatibile con il 44% di energia generata da fonti sostenibili, ha deciso di espandere la propria produzione rinnovabile lanciandosi anche nell'eolico. Per il momento la graduatoria dell'energia verde brasiliana e' guidata da idro-energia elettrica - con piu' di 1.100 Megawatt - e dall'etanolo derivante dalla canna da zucchero con una produzione di 20 miliardi di litri (dati 2006) - di cui circa 8 miliardi esportati. E gli investimenti nel settore continuano ad essere ingenti. In questi giorni a San Paolo e' iniziato R-energia - l'evento organizzato da Veronafiere, Saragozza e da Survey Marketing & Consulting - dopo che si e' svolta la scorsa settimana in Argentina (10-12 giugno). R-energy si svolge presso l'''Anhembi Parque'' (www.anhembi.com.br), a San Paolo, vero e proprio cuore pulsante dell'economia e della finanza brasiliana, dove sono presenti oltre il 50 per cento dei capitali privati del Paese, l'85 per cento delle grandi banche, l'80 per cento del pacchetto azionario dell'intero Brasile. La volonta' di espansione, comunque, riguarda anche l'energia eolica, il fotovoltaico, il mini-idro e le biomasse. Tutti ambiti nei quali si prevedono forti espansioni e dove il know how italiano ed europeo puo' senza dubbio promuovere lo sviluppo, creare business ed agevolare la strada intrapresa dal Brasile. Una strada sostenuta anche a livello istituzionale, con il piano ''Proinfa'', partito nel 2008 ed articolato in due fasi. In una prima fase verra' sostenuto con riferimento all'eolico, al mini-idro e alle biomasse, mentre la seconda parte del piano intende assicurare almeno il 15 per cento di tutto il mercato dell'energia elettrica attraverso le fonti rinnovabili, di qui al 2030. Il governo federale del Brasile, poi, sempre attraverso il ''Proinfa'', garantira' l'acquisto di energia elettrica da fonti rinnovabili per 20 anni. Assolutamente interessante anche la realta' delle energie rinnovabili in Argentina. Secondo i pronostici della Btm Consult ApS, lo sviluppo dell'energia pulita in Argentina dovrebbe crescere con una media di almeno il 15 per cento nei prossimi 20 anni, mentre dovrebbe soddisfare a livello globale, di qui al 2020, almeno il 12 per cento del fabbisogno di energia elettrica a livello mondiale. Spazi di crescita, in un Paese con caratteristiche geoclimatiche caratterizzate dalla presenza pressoche' costante di vento, sono assicurati dall'energia eolica. Ma anche il biofuel, ricavato non dalla canna da zucchero bensi' dalle coltivazioni di soia, ha forti prospettive di crescita
Il Brasile, che gia' si posiziona tra i primi Paesi in tutto il mondo per quanto riguarda la produzione di energia ecocompatibile con il 44% di energia generata da fonti sostenibili, ha deciso di espandere la propria produzione rinnovabile lanciandosi anche nell'eolico. Per il momento la graduatoria dell'energia verde brasiliana e' guidata da idro-energia elettrica - con piu' di 1.100 Megawatt - e dall'etanolo derivante dalla canna da zucchero con una produzione di 20 miliardi di litri (dati 2006) - di cui circa 8 miliardi esportati. E gli investimenti nel settore continuano ad essere ingenti. In questi giorni a San Paolo e' iniziato R-energia - l'evento organizzato da Veronafiere, Saragozza e da Survey Marketing & Consulting - dopo che si e' svolta la scorsa settimana in Argentina (10-12 giugno). R-energy si svolge presso l'''Anhembi Parque'' (www.anhembi.com.br), a San Paolo, vero e proprio cuore pulsante dell'economia e della finanza brasiliana, dove sono presenti oltre il 50 per cento dei capitali privati del Paese, l'85 per cento delle grandi banche, l'80 per cento del pacchetto azionario dell'intero Brasile. La volonta' di espansione, comunque, riguarda anche l'energia eolica, il fotovoltaico, il mini-idro e le biomasse. Tutti ambiti nei quali si prevedono forti espansioni e dove il know how italiano ed europeo puo' senza dubbio promuovere lo sviluppo, creare business ed agevolare la strada intrapresa dal Brasile. Una strada sostenuta anche a livello istituzionale, con il piano ''Proinfa'', partito nel 2008 ed articolato in due fasi. In una prima fase verra' sostenuto con riferimento all'eolico, al mini-idro e alle biomasse, mentre la seconda parte del piano intende assicurare almeno il 15 per cento di tutto il mercato dell'energia elettrica attraverso le fonti rinnovabili, di qui al 2030. Il governo federale del Brasile, poi, sempre attraverso il ''Proinfa'', garantira' l'acquisto di energia elettrica da fonti rinnovabili per 20 anni. Assolutamente interessante anche la realta' delle energie rinnovabili in Argentina. Secondo i pronostici della Btm Consult ApS, lo sviluppo dell'energia pulita in Argentina dovrebbe crescere con una media di almeno il 15 per cento nei prossimi 20 anni, mentre dovrebbe soddisfare a livello globale, di qui al 2020, almeno il 12 per cento del fabbisogno di energia elettrica a livello mondiale. Spazi di crescita, in un Paese con caratteristiche geoclimatiche caratterizzate dalla presenza pressoche' costante di vento, sono assicurati dall'energia eolica. Ma anche il biofuel, ricavato non dalla canna da zucchero bensi' dalle coltivazioni di soia, ha forti prospettive di crescita
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RADDOPPIO PRODUZIONE RINNOVABILI IN SLOVACCHIA
ECO-ENERGIA: RADDOPPIO PRODUZIONE RINNOVABILI IN SLOVACCHIAThermo Solar, il maggior produttore slovacco di pannelli solari, sta cercando di raddoppiare la propria attivita', secondo quanto annunciato dall'amministratore delegato della societa' Milan Novak. Lo si apprende da ''Informest''. Thermo Solar e' nata dalla tedesca Thermo Solar e dall'industria dell'alluminio ZSNP. Tuttavia il piano di ampliamento e' condizionato dall'evoluzione della situazione del mercato per i prossimi mesi e, comunque, e' subordinato dal supporto statale al settore privato considerata la crisi economica mondiale che sta condizionando anche il mercato dei pannelli solari. L'amministratore della societa', Milan Novak, non ha tuttavia specificato il volume dell'investimento, in capacita' produttive aggiuntive, ma ha sottolineato che il progetto prevede un alto potenziale di produzione nel settore delle energie rinnovabili, facendo riferimento alla crescita del settore in Germania, dove si potrebbero creare 500 mila nuovi posti di lavoro entro il 2020, grazie alle strategie governative per l'incremento dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili.
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mercoledì 24 giugno 2009
EOLICO; VENTI USA COPRIREBBERO FABBISOGNO MONDO
ECO-ENERGIA: EOLICO; VENTI USA COPRIREBBERO FABBISOGNO MONDO
Tutto il mondo potrebbe essere 'mosso' dal vento, basterebbe anche solo quello che
spira su suolo americano: infatti l'energia eolica prodotta con un sistema di turbine sparse sul territorio dei soli Stati Uniti potrebbe essere sufficiente a coprire il fabbisogno del mondo intero. E' quanto stimato in uno studio pubblicato sulla rivista dell'Accademia Americana delle Scienze 'Pnas' da Michael McElroy della School of Engineering and Applied Sciences, Harvard University di Boston. Secondo il calcolo eseguito dagli esperti basterebbe una rete di turbine da 2,5 megawatt di potenza (posizionate in modo da non danneggiare l'ambiente, ovvero nei territori non forestali, dove non ci sono ghiacciai e in aree non urbane), che operino ad appena il 20% della loro capacita', per produrre un quantitativo di energia pari a oltre 40 volte il consumo globale corrente di elettricita', oltre cinque volte il consume globale di energia in tutte le sue forme. Oggi l'eolico e' pari al 42% di tutta la nuova capacita' elettrica installata in Usa nel 2008 ma continua a costituire solo una frazione minoritaria della produzione complessiva di energia. Questo studio e' stato fatto sulla base di simulazioni dei campi di vento utilizzando dati forniti dal sistema Goddard Earth Observing System Data Assimilation System (GEOS-5 DAS). Sezionando il globo in aree di approssimativamente 3300 chilometri quadri ciascuna, i ricercatori hanno calcolato la velocita' dei venti in aree non urbane, non forestali e senza ghiacci. E cosi' hanno visto l'elettricita' potenzialmente producibile dalle turbine, sulla base della velocita' dei venti, della densita' dell'aria, della distanza tra le turbine e della dimensione delle loro eliche. E' emerso che una rete di turbine da 2,5 megawatt di potenza che operino ad appena il 20% della loro capacita' sarebbe sufficiente per produrre un quantitativo di energia sufficiente a coprire il fabbisogno globale
Tutto il mondo potrebbe essere 'mosso' dal vento, basterebbe anche solo quello che
spira su suolo americano: infatti l'energia eolica prodotta con un sistema di turbine sparse sul territorio dei soli Stati Uniti potrebbe essere sufficiente a coprire il fabbisogno del mondo intero. E' quanto stimato in uno studio pubblicato sulla rivista dell'Accademia Americana delle Scienze 'Pnas' da Michael McElroy della School of Engineering and Applied Sciences, Harvard University di Boston. Secondo il calcolo eseguito dagli esperti basterebbe una rete di turbine da 2,5 megawatt di potenza (posizionate in modo da non danneggiare l'ambiente, ovvero nei territori non forestali, dove non ci sono ghiacciai e in aree non urbane), che operino ad appena il 20% della loro capacita', per produrre un quantitativo di energia pari a oltre 40 volte il consumo globale corrente di elettricita', oltre cinque volte il consume globale di energia in tutte le sue forme. Oggi l'eolico e' pari al 42% di tutta la nuova capacita' elettrica installata in Usa nel 2008 ma continua a costituire solo una frazione minoritaria della produzione complessiva di energia. Questo studio e' stato fatto sulla base di simulazioni dei campi di vento utilizzando dati forniti dal sistema Goddard Earth Observing System Data Assimilation System (GEOS-5 DAS). Sezionando il globo in aree di approssimativamente 3300 chilometri quadri ciascuna, i ricercatori hanno calcolato la velocita' dei venti in aree non urbane, non forestali e senza ghiacci. E cosi' hanno visto l'elettricita' potenzialmente producibile dalle turbine, sulla base della velocita' dei venti, della densita' dell'aria, della distanza tra le turbine e della dimensione delle loro eliche. E' emerso che una rete di turbine da 2,5 megawatt di potenza che operino ad appena il 20% della loro capacita' sarebbe sufficiente per produrre un quantitativo di energia sufficiente a coprire il fabbisogno globale
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5 TEMI CHIAVE SECONDO L'OSSERVATORIO RINNOVABILI
AMBIENTE: 5 TEMI CHIAVE SECONDO L'OSSERVATORIO RINNOVABILI
Gli impatti economici delle energie rinnovabili sul settore industriale italiano, la finanza e i costi delle rinnovabili, l'efficacia dei sistemi di incentivazione e il ruolo della pubblica amministrazione. Sono questi i cinque temi chiave evidenziati dal primo rapporto dell'Osservatorio sull'industria delle rinnovabili diretto da Andrea Gilardoni dell'universita' Bocconi di Milano. ''L'ammontare complessivo degli esborsi finanziari tra il 2009 e il 2020 - ha spiegato Gilardoni - supera i 42 miliardi di euro, mediamente quasi quattro miliardi di euro l'anno''. Dal rapporto emerge che, a livello di filiera, l'eolico genera la quota preponderante degli investimenti (43%), seguito dalle biomasse (23%), dalle centrali solari fotovoltaiche e termodinamiche (17%), dall'idroelettrico (12%) e dal geotermico (4%). Mentre a livello di settore industriale, le ricadute piu' rilevanti sono per l'elettrico e il meccanico con una quota rispettivamente del 28% e 27%. Per quanto riguarda, invece, il sistema di incentivazione italiano, dal rapporto risulta che questo e' complesso e articolato dato che, nel nostro sistema, convivono quasi tutti i meccanismi di sostegno sviluppati in Europa. Inoltre, il sistema italiano risulta particolarmente generoso nei sussidi che, per alcune fonti come il solare, sono tra i piu' elevati al mondo. ''Lo sviluppo delle rinnovabili - ha concluso Gilardoni - impone la messa a fuoco di nuovi modelli integrati di generazione-distribuzione consumo che sono in larga misura da costruire; e cio' e' vero non solo in Italia ma anche in tutta Europa dove il dibattito e' assai acceso''.
Gli impatti economici delle energie rinnovabili sul settore industriale italiano, la finanza e i costi delle rinnovabili, l'efficacia dei sistemi di incentivazione e il ruolo della pubblica amministrazione. Sono questi i cinque temi chiave evidenziati dal primo rapporto dell'Osservatorio sull'industria delle rinnovabili diretto da Andrea Gilardoni dell'universita' Bocconi di Milano. ''L'ammontare complessivo degli esborsi finanziari tra il 2009 e il 2020 - ha spiegato Gilardoni - supera i 42 miliardi di euro, mediamente quasi quattro miliardi di euro l'anno''. Dal rapporto emerge che, a livello di filiera, l'eolico genera la quota preponderante degli investimenti (43%), seguito dalle biomasse (23%), dalle centrali solari fotovoltaiche e termodinamiche (17%), dall'idroelettrico (12%) e dal geotermico (4%). Mentre a livello di settore industriale, le ricadute piu' rilevanti sono per l'elettrico e il meccanico con una quota rispettivamente del 28% e 27%. Per quanto riguarda, invece, il sistema di incentivazione italiano, dal rapporto risulta che questo e' complesso e articolato dato che, nel nostro sistema, convivono quasi tutti i meccanismi di sostegno sviluppati in Europa. Inoltre, il sistema italiano risulta particolarmente generoso nei sussidi che, per alcune fonti come il solare, sono tra i piu' elevati al mondo. ''Lo sviluppo delle rinnovabili - ha concluso Gilardoni - impone la messa a fuoco di nuovi modelli integrati di generazione-distribuzione consumo che sono in larga misura da costruire; e cio' e' vero non solo in Italia ma anche in tutta Europa dove il dibattito e' assai acceso''.
Energia solare: in arrivo Desertec
Un superconsorzio di 20 grandi imprese dell'energia, investimenti complessivi per qualcosa come 400 miliardi di euro con un obiettivo molto ambizioso: arrivare a soddisfare, con un solo nuovo progetto, il 15% della domanda energetica dell'Unione Europea oltre ad offrire energia a diversi Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente.E questo, grazie all'allestimento di un letto di specchi su un piccolo angolo di Sahara (comunque centinaia di chilometri quadrati), alla trasformazione dell'energia solare in energia elettrica, ed al suo trasporto nei Paesi di destinazione.Desertec è il piu' colossale progetto energetico di sempre ed ha il non trascurabile pregio di produrre energia da una fonte rinnovabile e con un impatto ambientale ridottissimo.A lanciare il piano la società di assicurazioni tedesca Munich RE, cui si sono ora unite Siemens e Deutsche Bank, sulla spinta del Club di Roma e di TREC (Clean Power From Desert).
martedì 23 giugno 2009
pubblicazione sulla rivista «pnas» di Michael McElroy, della Harvard University
L'umanità potrebbe sopravvivere utilizzando solo energia eolica. Ma c'è di più: basterebbe un sistema efficiente sul territorio americano per coprire l'intero fabbisogno mondiale. Lo dice, e non è una provocazione, uno studio pubblicato (leggi il .pdf, in inglese) sulla rivista dell'Accademia Americana delle Scienze Pnas da Michael McElroy, docente della School of Engineering and Applied Sciences alla Harvard University
di Boston.
40 VOLTE IL CONSUMO GLOBALE - Secondo il calcolo eseguito dagli esperti basterebbe una rete di turbine da 2,5 megawatt di potenza (posizionate in modo da non danneggiare l'ambiente, ovvero nei territori non forestali, dove non ci sono ghiacciai e in aree non urbane), che operino ad appena il 20% della loro capacità, per produrre un quantitativo di energia pari a oltre 40 volte il consumo globale corrente di elettricità, oltre cinque volte il consumo globale di energia in tutte le sue forme. L'energia in eccesso potrebbe anche farne scendere il prezzo, aprendo nuove prospettive ad altre tecnologie ecologiche, come le auto elettriche. Oggi l'eolico è pari al 42% di tutta la nuova capacità elettrica installata in Usa nel 2008 ma continua a costituire una frazione minoritaria della produzione complessiva di energia.
IL METODO DI CALCOLO - Lo studio è stato fatto sulla base di simulazioni dei campi di vento utilizzando dati forniti dal sistema Goddard Earth Observing System Data Assimilation System (GEOS-5 DAS). Sezionando il globo in aree di approssimativamente 3.300 chilometri quadri ciascuna, i ricercatori hanno calcolato la velocità dei venti in aree non urbane, non forestali e senza ghiacci. E così hanno individuato la quantità di elettricità potenzialmente prodotta dalle turbine, sulla base della velocità dei venti, della densità dell'aria, della distanza tra le turbine e della dimensione delle eliche. Dunque, conclude l'indagine, una rete di turbine da 2,5 megawatt di potenza che operino ad appena il 20% della loro capacità sarebbe sufficiente per produrre un quantitativo di energia sufficiente a coprire il fabbisogno globale.
di Boston.40 VOLTE IL CONSUMO GLOBALE - Secondo il calcolo eseguito dagli esperti basterebbe una rete di turbine da 2,5 megawatt di potenza (posizionate in modo da non danneggiare l'ambiente, ovvero nei territori non forestali, dove non ci sono ghiacciai e in aree non urbane), che operino ad appena il 20% della loro capacità, per produrre un quantitativo di energia pari a oltre 40 volte il consumo globale corrente di elettricità, oltre cinque volte il consumo globale di energia in tutte le sue forme. L'energia in eccesso potrebbe anche farne scendere il prezzo, aprendo nuove prospettive ad altre tecnologie ecologiche, come le auto elettriche. Oggi l'eolico è pari al 42% di tutta la nuova capacità elettrica installata in Usa nel 2008 ma continua a costituire una frazione minoritaria della produzione complessiva di energia.
IL METODO DI CALCOLO - Lo studio è stato fatto sulla base di simulazioni dei campi di vento utilizzando dati forniti dal sistema Goddard Earth Observing System Data Assimilation System (GEOS-5 DAS). Sezionando il globo in aree di approssimativamente 3.300 chilometri quadri ciascuna, i ricercatori hanno calcolato la velocità dei venti in aree non urbane, non forestali e senza ghiacci. E così hanno individuato la quantità di elettricità potenzialmente prodotta dalle turbine, sulla base della velocità dei venti, della densità dell'aria, della distanza tra le turbine e della dimensione delle eliche. Dunque, conclude l'indagine, una rete di turbine da 2,5 megawatt di potenza che operino ad appena il 20% della loro capacità sarebbe sufficiente per produrre un quantitativo di energia sufficiente a coprire il fabbisogno globale.
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Arrivano i nuovi biocarburanti
emissioni di c02 ridotte nell'intero ciclo produttivo del 90%
Nei distributori Shell di Ottawa, si può comprare benzina contenente il 10% di etanolo ricavato dalla paglia
Nei distributori Shell di Ottawa, si può comprare benzina contenente il 10% di etanolo ricavato dalla paglia
DRESDA (GERMANIA) - Tornano i biocarburanti, con una nuova formula. In questi giorni, nei distributori Shell di
Ottawa, è possibile acquistare una benzina contenente il 10% di etanolo ricavato dalla lavorazione di residui vegetali grezzi come la paglia, ricchi di cellulosa, ma privi di alcun valore alimentare. In pratica le biomasse sono ridotte in frammenti, disidratate e riscaldate velocemente: in questo modo si rompono i legami molecolari e si forma un olio che, raffinato, diventa etanolo. Carburante a tutti gli effetti.
NOVITA' ASSOLUTA - E’ la prima volta al mondo che un biocarburante di seconda generazione esce dai laboratori di ricerca per arrivare direttamente alla pompa (ma è stato utilizzato anche lo scorso 13 giugno alla 24 ore di Le Mans), una soluzione che, secondo la Shell, consente di ridurre, rispetto all’etanolo ricavato dal mais, le emissioni di CO2 nell’intero ciclo produttivo del 90%. Una strategia “verde” emersa anche durante la tavola rotonda “Towards a New Energy Future: Innovation and the Next Generation” di Dresda dalle parole di Paul Snaith, vice president marketing & technology Shell Global Solutions: «Benzina e gasolio non spariranno, ma nei prossimi anni il cambiamento, anche se in ritardo, ci sarà: noi prevediamo per esempio che nel 2020 più del 15% delle nuove auto sarà elettrica o ibrida “plug-in”, con percentuali più elevate nei paesi in via di sviluppo come la Cina». Per i biocarburanti che oggi non arrivano all’1% del mercato mondiale dei carburanti, invece, prosegue Snaith, “crediamo che nei prossimi dieci anni questa percentuale possa arrivare al 7-10%”.
COINVOLTA LA CINA - Per questo, oltre all’etanolo di seconda generazione prodotto in Canada insieme alla Iogen, Shell ha siglato solo l’anno scorso ben otto partnership di ricerca, di cui due con la Cina. In particolare, ha sottolineato Paul Snaith, «ci stiamo concentrando anche su soluzioni innovative come quella di biofuel prodotti dalla alghe marine (vedi la joint venture Cellana)». Tutto pronto quindi? «Passerà ancora un po’ di tempo prima che gli automobilisti possano acquistare la benzina contenente biocarburante di seconda generazione presso le stazioni di servizio, ma stiamo lavorando con le istituzioni per far sì che la produzione di grandi quantitativi sia accessibile» ha affermato Greame Sweeny, Shell Executive Vice President Future Fuels CO2.
IL PROBLEMA DA RISOLVERE - Produrre biocarburanti costa molto: il biodiesel generato dalle alghe, per esempio, diventa competitivo con il tradizionale gasolio solo se il prezzo del barile arriva a 800 dollari (oggi è a 70 dollari). E’ chiaro dunque che, senza degli incentivi in grado di far partire le economie di scala e ridurre i prezzi, il futuro dei biocarburanti potrebbe essere ancora una volta lontano e incerto.
Ottawa, è possibile acquistare una benzina contenente il 10% di etanolo ricavato dalla lavorazione di residui vegetali grezzi come la paglia, ricchi di cellulosa, ma privi di alcun valore alimentare. In pratica le biomasse sono ridotte in frammenti, disidratate e riscaldate velocemente: in questo modo si rompono i legami molecolari e si forma un olio che, raffinato, diventa etanolo. Carburante a tutti gli effetti.NOVITA' ASSOLUTA - E’ la prima volta al mondo che un biocarburante di seconda generazione esce dai laboratori di ricerca per arrivare direttamente alla pompa (ma è stato utilizzato anche lo scorso 13 giugno alla 24 ore di Le Mans), una soluzione che, secondo la Shell, consente di ridurre, rispetto all’etanolo ricavato dal mais, le emissioni di CO2 nell’intero ciclo produttivo del 90%. Una strategia “verde” emersa anche durante la tavola rotonda “Towards a New Energy Future: Innovation and the Next Generation” di Dresda dalle parole di Paul Snaith, vice president marketing & technology Shell Global Solutions: «Benzina e gasolio non spariranno, ma nei prossimi anni il cambiamento, anche se in ritardo, ci sarà: noi prevediamo per esempio che nel 2020 più del 15% delle nuove auto sarà elettrica o ibrida “plug-in”, con percentuali più elevate nei paesi in via di sviluppo come la Cina». Per i biocarburanti che oggi non arrivano all’1% del mercato mondiale dei carburanti, invece, prosegue Snaith, “crediamo che nei prossimi dieci anni questa percentuale possa arrivare al 7-10%”.
COINVOLTA LA CINA - Per questo, oltre all’etanolo di seconda generazione prodotto in Canada insieme alla Iogen, Shell ha siglato solo l’anno scorso ben otto partnership di ricerca, di cui due con la Cina. In particolare, ha sottolineato Paul Snaith, «ci stiamo concentrando anche su soluzioni innovative come quella di biofuel prodotti dalla alghe marine (vedi la joint venture Cellana)». Tutto pronto quindi? «Passerà ancora un po’ di tempo prima che gli automobilisti possano acquistare la benzina contenente biocarburante di seconda generazione presso le stazioni di servizio, ma stiamo lavorando con le istituzioni per far sì che la produzione di grandi quantitativi sia accessibile» ha affermato Greame Sweeny, Shell Executive Vice President Future Fuels CO2.
IL PROBLEMA DA RISOLVERE - Produrre biocarburanti costa molto: il biodiesel generato dalle alghe, per esempio, diventa competitivo con il tradizionale gasolio solo se il prezzo del barile arriva a 800 dollari (oggi è a 70 dollari). E’ chiaro dunque che, senza degli incentivi in grado di far partire le economie di scala e ridurre i prezzi, il futuro dei biocarburanti potrebbe essere ancora una volta lontano e incerto.
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Gse, superati 500 Mw potenza impianti fotovoltaici
In Italia sono stati superati i 500 Mw di potenza degli impianti fotovoltaici installati sul territorio nazionale.
Ad oggi, spiega il Gse in una nota, sono circa 40.000 gli impianti fotovoltaici in esercizio che godono degli incentivi erogati in Conto Energia dal Gse. Gli impianti di piccola taglia, inferiori ai 20 Kw, risultano essere la grande maggioranza (circa 37.000), mentre al momento sono entrate in esercizio solo 8 centrali fotovoltaiche di potenza superiore a 1 Mw.
Puglia, Lombardia, Emilia Romagna sono le tre Regioni con maggiore potenza installata. Per numero di impianti ai primi posti sono Lombardia, Emilia Romagna e Veneto.
Tenendo conto dei ritmi di crescita degli ultimi mesi, si conferma la stima che in Italia alla fine del 2009 risulteranno in esercizio, in totale, circa 900 Mw per un numero cumulato di impianti stimato in circa 70.000.
Ad oggi, spiega il Gse in una nota, sono circa 40.000 gli impianti fotovoltaici in esercizio che godono degli incentivi erogati in Conto Energia dal Gse. Gli impianti di piccola taglia, inferiori ai 20 Kw, risultano essere la grande maggioranza (circa 37.000), mentre al momento sono entrate in esercizio solo 8 centrali fotovoltaiche di potenza superiore a 1 Mw.
Puglia, Lombardia, Emilia Romagna sono le tre Regioni con maggiore potenza installata. Per numero di impianti ai primi posti sono Lombardia, Emilia Romagna e Veneto.
Tenendo conto dei ritmi di crescita degli ultimi mesi, si conferma la stima che in Italia alla fine del 2009 risulteranno in esercizio, in totale, circa 900 Mw per un numero cumulato di impianti stimato in circa 70.000.
LAZIO: ACCORDO DA 150MLN SU CENTRALE SOLARE A SPECCHI
ENERGIA:LAZIO; ACCORDO DA 150MLN SU CENTRALE SOLARE A SPECCHI
Realizzare su un terreno di 100 ettari nei pressi di Latina una nuova centrale solare per l'energia elettrica
da fonti rinnovabili del Lazio da 25-30 MW all'anno. E' l'obiettivo del protocollo firmato stamani dal presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, dal presidente di Confindustria Lazio Maurizio Stirpe e dal presidente dell'Enea Luigi Paganetto. Enea e Confindustria Lazio predisporranno, entro tre mesi, uno studio di fattibilita' dell'impianto che verra' affiancato da un innovativo Museo dell'Energia e da una piscina per il recupero dei cascami termici. Quanto ai tempi della nuova centrale ''una volta partiti - ha spiegato Paganetto - i lavori dureranno dai due ai due anni e mezzo''. Per i finanziamenti necessari, che si prevedono sui 150 milioni di euro, si attivera' Confindustria con il contributo della Regione. ''Convinceremo gli imprenditori e il sistema creditizio ad aderire a questo progetto - ha assicurato Stirpe - perche' non e' un punto di arrivo ma di partenza per l'economia regionale''. ''Siamo pronti ad investire fondi Por e regionali per questa centrale - gli ha fatto eco Marrazzo -,compatibilmente allo studio di fattibilita'''. Secondo il presidente dell'Enea la tecnologia utilizzata per la centrale (solare termodinamica a concentrazione) che verra' messa a disposizione dall'ente di ricerca, ''puo' rendere il Lazio leader in tutto il Mediterraneo ed e' una grande opportunita' per tutto il Paese''.
Realizzare su un terreno di 100 ettari nei pressi di Latina una nuova centrale solare per l'energia elettrica
da fonti rinnovabili del Lazio da 25-30 MW all'anno. E' l'obiettivo del protocollo firmato stamani dal presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, dal presidente di Confindustria Lazio Maurizio Stirpe e dal presidente dell'Enea Luigi Paganetto. Enea e Confindustria Lazio predisporranno, entro tre mesi, uno studio di fattibilita' dell'impianto che verra' affiancato da un innovativo Museo dell'Energia e da una piscina per il recupero dei cascami termici. Quanto ai tempi della nuova centrale ''una volta partiti - ha spiegato Paganetto - i lavori dureranno dai due ai due anni e mezzo''. Per i finanziamenti necessari, che si prevedono sui 150 milioni di euro, si attivera' Confindustria con il contributo della Regione. ''Convinceremo gli imprenditori e il sistema creditizio ad aderire a questo progetto - ha assicurato Stirpe - perche' non e' un punto di arrivo ma di partenza per l'economia regionale''. ''Siamo pronti ad investire fondi Por e regionali per questa centrale - gli ha fatto eco Marrazzo -,compatibilmente allo studio di fattibilita'''. Secondo il presidente dell'Enea la tecnologia utilizzata per la centrale (solare termodinamica a concentrazione) che verra' messa a disposizione dall'ente di ricerca, ''puo' rendere il Lazio leader in tutto il Mediterraneo ed e' una grande opportunita' per tutto il Paese''. Le meduse trattengono CO2 nel corpo quando affondano
Secondo scienziati sono più utili del plancton per assorbire la CO2
Le meduse sono più efficaci del fitoplancton nell’assorbimento e nel trasporto verso le profondità marine della CO2. A rivelarlo una ricerca del Leibniz Institute di Scienze marine di Kiel e del centro nazionale Oceanografico di Southampton che ha esaminato i resti delle meduse Pyrosoma atlanticum, scoprendo che un terzo del corpo di questa specie è costituito da carbonio, scrive Ecoseed.org. Le meduse di questa specie sono semitrasparenti e sono grandi come un pollice
umano. Si muovono in milioni nell’Atlantico e nel loro spostamento trasportano la CO2 verso il fondo dell’Oceano. Nel maggio del 2006 a largo delle coste ivoriane Mario Lebrato del Leibniz Institute e Daniel Jones dell’istituto oceanografico di Southampton hanno scoperto migliaia di carcasse di meduse ad almeno 500 metri di profondità che in seguito alle analisi hanno rivelato un alta percentuale di carbonio. Questo dato è stato spiegato dai due esperti con la velocità di caduta delle carcasse in fondo al mare. «Non hanno il tempo di decomporsi in acqua. Per questo raggiungono così velocemente il fondale senza cambiamenti incluso il carbonio che contengono», spiegano i due scienziati. «Se questo fenomeno riguardante i corpi delle Pyrosoma atlanticum fosse globale allora dovremmo includerlo nei futuri modelli di sistema sulla terra: trasportando la CO2 dalla superficie dell’oceano alle profondità evitano molto efficientemente che questo gas ritorni nell’atmosfera», ha aggiunto Lebrato.
umano. Si muovono in milioni nell’Atlantico e nel loro spostamento trasportano la CO2 verso il fondo dell’Oceano. Nel maggio del 2006 a largo delle coste ivoriane Mario Lebrato del Leibniz Institute e Daniel Jones dell’istituto oceanografico di Southampton hanno scoperto migliaia di carcasse di meduse ad almeno 500 metri di profondità che in seguito alle analisi hanno rivelato un alta percentuale di carbonio. Questo dato è stato spiegato dai due esperti con la velocità di caduta delle carcasse in fondo al mare. «Non hanno il tempo di decomporsi in acqua. Per questo raggiungono così velocemente il fondale senza cambiamenti incluso il carbonio che contengono», spiegano i due scienziati. «Se questo fenomeno riguardante i corpi delle Pyrosoma atlanticum fosse globale allora dovremmo includerlo nei futuri modelli di sistema sulla terra: trasportando la CO2 dalla superficie dell’oceano alle profondità evitano molto efficientemente che questo gas ritorni nell’atmosfera», ha aggiunto Lebrato. lunedì 22 giugno 2009
EPIA, il fotovoltaico scalda i motori per il 2020
Il 'SET For 2020'
Lo studio redatto dall’Associazione dimostra che la tecnologia fotovoltaica potrebbe diventare una fonte di energia rinnovabile significativa e competitiva entro il 2020
“La generazione di elettricità fotovoltaica sarà competitiva in alcune parti del Sud Europa già a partire dal prossimo anno, nel caso in cui condizioni più favorevoli allo sviluppo del mercato saranno adottate”. Lo ha dichiarato il Dr.
Winfried Hoffmann, Presidente di EPIA (Associazione Europea dell’Industria Fotovoltaica), a commento di uno studio sullo sviluppo del fotovoltaico condotto con la società di consulenza di gestione strategica A.T. Kearney. Il SET For 2020 (www.setfor2020.eu), questo il titolo della pubblicazione, affronta gli scenari previsionali della tecnologia solare per gli undici anni che ancora ci separano dal 2020, data entro la quale l’Unione Europa ha fissato importanti traguardi a livello delle rinnovabili. Il documento affronta diverse ipotesi di scenario: in caso permanessero le condizioni attuali, l’energia fotovoltaica potrebbe soddisfare entro il 2020 tra il 4% e il 6% del fabbisogno elettrico europeo.Assumendo invece condizioni più favorevoli dettate dalle politiche europee, dagli enti regolatori e dal settore dell’energia in generale, l’energia fotovoltaica potrebbe soddisfare entro il 2020 il 12% della domanda di elettricità dell’Unione Europea, contro una situazione attuale di poco inferiore all’1% . “Secondo lo scenario del 12%, – spiega Hoffmann – l’elettricità da fotovoltaico sarà competitiva con le altre fonti di energia in oltre il 75% del mercato elettrico della UE entro il 2020, senza alcuna forma di supporto esterno ai prezzi o sussidi”. Un ruolo importante quello del fotovoltaico che è in grado di apportare forti benefici alla società europea e alla sua economia, come dimostra lo studio stesso. Attraverso una combinazione unica di fatti, numeri e analisi il documento mette in risalto un futuro decisamente roseo: “L’Europa oggi deve riconoscere l’importante ruolo che l’energia fotovoltaica può giocare nel raggiungere i suoi obiettivi di sostenibilità energetica, ha dichiarato Adel El Gammal, Segretario Generale di EPIA. “L’industria fotovoltaica è impegnata a fornire una tecnologia sostenibile e competitiva su vasta scala. Per questo chiediamo ai decisori politici, agli enti regolatori e al settore dell’energia di sostenere lo sviluppo fotovoltaico senza ritardi”.
Lo studio redatto dall’Associazione dimostra che la tecnologia fotovoltaica potrebbe diventare una fonte di energia rinnovabile significativa e competitiva entro il 2020
“La generazione di elettricità fotovoltaica sarà competitiva in alcune parti del Sud Europa già a partire dal prossimo anno, nel caso in cui condizioni più favorevoli allo sviluppo del mercato saranno adottate”. Lo ha dichiarato il Dr.
Winfried Hoffmann, Presidente di EPIA (Associazione Europea dell’Industria Fotovoltaica), a commento di uno studio sullo sviluppo del fotovoltaico condotto con la società di consulenza di gestione strategica A.T. Kearney. Il SET For 2020 (www.setfor2020.eu), questo il titolo della pubblicazione, affronta gli scenari previsionali della tecnologia solare per gli undici anni che ancora ci separano dal 2020, data entro la quale l’Unione Europa ha fissato importanti traguardi a livello delle rinnovabili. Il documento affronta diverse ipotesi di scenario: in caso permanessero le condizioni attuali, l’energia fotovoltaica potrebbe soddisfare entro il 2020 tra il 4% e il 6% del fabbisogno elettrico europeo.Assumendo invece condizioni più favorevoli dettate dalle politiche europee, dagli enti regolatori e dal settore dell’energia in generale, l’energia fotovoltaica potrebbe soddisfare entro il 2020 il 12% della domanda di elettricità dell’Unione Europea, contro una situazione attuale di poco inferiore all’1% . “Secondo lo scenario del 12%, – spiega Hoffmann – l’elettricità da fotovoltaico sarà competitiva con le altre fonti di energia in oltre il 75% del mercato elettrico della UE entro il 2020, senza alcuna forma di supporto esterno ai prezzi o sussidi”. Un ruolo importante quello del fotovoltaico che è in grado di apportare forti benefici alla società europea e alla sua economia, come dimostra lo studio stesso. Attraverso una combinazione unica di fatti, numeri e analisi il documento mette in risalto un futuro decisamente roseo: “L’Europa oggi deve riconoscere l’importante ruolo che l’energia fotovoltaica può giocare nel raggiungere i suoi obiettivi di sostenibilità energetica, ha dichiarato Adel El Gammal, Segretario Generale di EPIA. “L’industria fotovoltaica è impegnata a fornire una tecnologia sostenibile e competitiva su vasta scala. Per questo chiediamo ai decisori politici, agli enti regolatori e al settore dell’energia di sostenere lo sviluppo fotovoltaico senza ritardi”.Eco- energia: joint venture Gesenu- Fsi per parchi fotovoltaici
Eco- energia: joint venture Gesenu- Fsi per parchi fotovoltaici
Investimento da 250 milioni per aree entro il 2010
Un investimento di 250 mln di euro per realizzare entro il 2010 parchi fotovoltaici da 50 megawatt di picco. E' l'iniziativa di Orizzonte solare, joint venture creata fra Fsi (Fondo sistema infrastrutture) e Green utility, societa' partecipata da Gesenu Spa e da Solon Se, leader mondiale del fotovoltaico. Orizzonte solare sara' subito operativa realizzando un primo investimento di 55 milioni di euro in impianti fotovoltaici nel foggiano.
Investimento da 250 milioni per aree entro il 2010
Un investimento di 250 mln di euro per realizzare entro il 2010 parchi fotovoltaici da 50 megawatt di picco. E' l'iniziativa di Orizzonte solare, joint venture creata fra Fsi (Fondo sistema infrastrutture) e Green utility, societa' partecipata da Gesenu Spa e da Solon Se, leader mondiale del fotovoltaico. Orizzonte solare sara' subito operativa realizzando un primo investimento di 55 milioni di euro in impianti fotovoltaici nel foggiano.
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La svolta di GE verso le energie "verdi"
«A livello globale la General Electric ha investito oltre 6 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo, concentrandosi in particolare sulle aree della diagnostica medica, dei motori per aerei e delle nanotecnologie, oltre naturalmente alla generazione di energia. La nostra offerta verde, nell’ultimo anno, è passata da 62 a 80 prodotti certificati dalla Ue generando un fatturato pari
a 17 miliardi di dollari». Chi parla è Ricardo Cordoba, presidente di GE Energy Europe, che è venuto qui a PowerGen, principale evento continentale nel campo della generazione elettrica, ad annunciare la svolta verde di Ge, il grande gruppo fondato da Thomas Edison a fine ‘800 che ha chiuso lo scorso anno con un fatturato di 183 miliardi di dollari e un utile netto di 18,1 miliardi. La sola GE Energy ha chiuso con ricavi di 29,3 miliardi di dollari, impiegando 9.500 addetti in Europa con impianti in Francia, Germania, Spagna e Ungheria (il resto del gruppo opera nella sanità, nei trasporti, nei media e nella finanza).«Abbiamo deciso di adeguarci ai tempi spiega Cordoba puntando con forti investimenti sulle fonti rinnovabili, su sistemi puliti ed ecocompatibili. Già tre anni fa abbiamo lanciato il progetto Ecomagination e ora sviluppiamo soluzioni in grado di utilizzare quantità inferiori di combustibili fossili e di ridurre le emissioni nocive nell’atmosfera. Prima di inserirle nel nostro portafoglio, le facciamo valutare da una società terza che ne verifica l’effettivo rispetto per l’ambiente. Se non otteniamo una certificazione, un’idoneità, facciamo un passo indietro. La logica di base è: pensiamo che ciò che rappresenta un buon affare per noi, non può non rispettare il pianeta». L’obiettivo, aggiunge Cordoba, «è di stanziare 1,5 miliardi nel 2010 per l’R&D ecocompatibile, mentre nel 2008 e quest’anno abbiamo messo sul piatto 1,4 miliardi. Rispetto al 2004 inoltre abbiamo ridotto le emissioni nocive del 13%, con risparmi energetici pari a 100 milioni di dollari. Ed entro il 2012 ridurremo del 20% il consumo di acqua del gruppo». C’è una precisa strategia dietro quest’impegno. La GE produce turbine elettriche, e ora si stima che il 2009 si chiuderà con una contrazione dei consumi elettrici pari al 3,5%, ed è la prima volta che succede nel dopoguerra. Ma in parallelo il gruppo si sta impegnando per produrre energia a sempre più basso costo da tutte le fonti rinnovabili. «Oggi spiega Cordoba abbiamo l’opportunità di migliorare l’efficienza e non solo la quantità. Possiamo rimpiazzare le centrali con altre dai livelli più bassi di emissioni e miglior efficienza». Però sempre per la crisi il petrolio è diventato conveniente rispetto al solare: il rapporto dei costi è di 1 a 10. Perché un’azienda deve sobbarcarsi oneri sostanziosi per abbandonare le forme energetiche tradizionali? «È un ragionamento condivisibile solo in partenza. Prendiamo le turbine eoliche: quando la tecnologia fu lanciata era parecchio più cara di quella termica. Oggi il gap si è ridotto enormemente e siamo certi che presto l’energia che arriva dal vento sarà competitiva. Quando si ragiona su larga scala i risultati si vedono e i costi si riducono». Nel panorama futuro, secondo GE, c’è posto anche per l’energia nucleare, «che dovrà rientrare nell’insieme se si intende ridurre la dipendenza da altre fonti obsolete». Ma l’impegno maggiore resta sulle rinnovabili: «Il target europeo è che entro il 2020 il 20% della produzione energetica dovrà derivare da esse. La strada è ormai segnata, sono certo che in breve si arriverà al 3035%. Se le decisioni prese a Bruxelles avranno un impatto per i prossimi decenni, noi saremo quelli che le metteranno in pratica».
a 17 miliardi di dollari». Chi parla è Ricardo Cordoba, presidente di GE Energy Europe, che è venuto qui a PowerGen, principale evento continentale nel campo della generazione elettrica, ad annunciare la svolta verde di Ge, il grande gruppo fondato da Thomas Edison a fine ‘800 che ha chiuso lo scorso anno con un fatturato di 183 miliardi di dollari e un utile netto di 18,1 miliardi. La sola GE Energy ha chiuso con ricavi di 29,3 miliardi di dollari, impiegando 9.500 addetti in Europa con impianti in Francia, Germania, Spagna e Ungheria (il resto del gruppo opera nella sanità, nei trasporti, nei media e nella finanza).«Abbiamo deciso di adeguarci ai tempi spiega Cordoba puntando con forti investimenti sulle fonti rinnovabili, su sistemi puliti ed ecocompatibili. Già tre anni fa abbiamo lanciato il progetto Ecomagination e ora sviluppiamo soluzioni in grado di utilizzare quantità inferiori di combustibili fossili e di ridurre le emissioni nocive nell’atmosfera. Prima di inserirle nel nostro portafoglio, le facciamo valutare da una società terza che ne verifica l’effettivo rispetto per l’ambiente. Se non otteniamo una certificazione, un’idoneità, facciamo un passo indietro. La logica di base è: pensiamo che ciò che rappresenta un buon affare per noi, non può non rispettare il pianeta». L’obiettivo, aggiunge Cordoba, «è di stanziare 1,5 miliardi nel 2010 per l’R&D ecocompatibile, mentre nel 2008 e quest’anno abbiamo messo sul piatto 1,4 miliardi. Rispetto al 2004 inoltre abbiamo ridotto le emissioni nocive del 13%, con risparmi energetici pari a 100 milioni di dollari. Ed entro il 2012 ridurremo del 20% il consumo di acqua del gruppo». C’è una precisa strategia dietro quest’impegno. La GE produce turbine elettriche, e ora si stima che il 2009 si chiuderà con una contrazione dei consumi elettrici pari al 3,5%, ed è la prima volta che succede nel dopoguerra. Ma in parallelo il gruppo si sta impegnando per produrre energia a sempre più basso costo da tutte le fonti rinnovabili. «Oggi spiega Cordoba abbiamo l’opportunità di migliorare l’efficienza e non solo la quantità. Possiamo rimpiazzare le centrali con altre dai livelli più bassi di emissioni e miglior efficienza». Però sempre per la crisi il petrolio è diventato conveniente rispetto al solare: il rapporto dei costi è di 1 a 10. Perché un’azienda deve sobbarcarsi oneri sostanziosi per abbandonare le forme energetiche tradizionali? «È un ragionamento condivisibile solo in partenza. Prendiamo le turbine eoliche: quando la tecnologia fu lanciata era parecchio più cara di quella termica. Oggi il gap si è ridotto enormemente e siamo certi che presto l’energia che arriva dal vento sarà competitiva. Quando si ragiona su larga scala i risultati si vedono e i costi si riducono». Nel panorama futuro, secondo GE, c’è posto anche per l’energia nucleare, «che dovrà rientrare nell’insieme se si intende ridurre la dipendenza da altre fonti obsolete». Ma l’impegno maggiore resta sulle rinnovabili: «Il target europeo è che entro il 2020 il 20% della produzione energetica dovrà derivare da esse. La strada è ormai segnata, sono certo che in breve si arriverà al 3035%. Se le decisioni prese a Bruxelles avranno un impatto per i prossimi decenni, noi saremo quelli che le metteranno in pratica».
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domenica 21 giugno 2009
Nuova presentazione per il Solar Impulse, l'aereo di Piccard
Si torna a parlare dell'aereo solare dello svizzero Bertrand Piccard (il primo uomo a volare intorno al mondo senza scalo con il pallone aerostatico "Orbiter 3" a marzo del 1999). "Solar Impulse", velivolo ad
energia solare sarà presentato venerdì 26 giugno anche presso il campo di volo di Dübendorf, Zurigo. La realizzazione del primo prototipo, denominato HB-SIA, ha come scopo quello di verificare la possibilità di effettuare un volo continuo di 36 ore (notte e giorno), senza carburante e senza emissioni nocive. La sfida è di riuscire a raggiungere questo obiettivo nel 2010. Se i test saranno positivi, verrà realizzato un secondo prototipo che tenterà la trasvolata atlantica nel 2012 e, successivamente, il giro del mondo. Come già più volte detto, il velivolo ha una struttura molto particolare: è un monoposto quadrimotore con un'apertura alare incredibile (61 metri, più o meno come un Airbus A-340) ed un peso minimo (1500 kg). E' dotato di 11.628 celle solari in grado di generare una potenza di 40 cavalli portandolo ad una velocità media di 70 km/h. Con la sua cabina non pressurizzata ha una tangenza di 8500 metri. Per 5 anni un team di 50 specialisti provenienti da sei diversi Paesi ha lavorato al progetto a Dübendorf e a Losanna, Svizzera. La loro missione è quella di, "In un mondo dipendente dalle energie fossili, avere un aereo in grado di decollare, atterrare, volare notte e giorno grazie unicamente all'energia solare, in tutto il mondo senza carburante e senza inquinare. Un obiettivo irraggiungibile senza superare i limiti tecnologici in tutti i campi".
+ Solar Impulse
energia solare sarà presentato venerdì 26 giugno anche presso il campo di volo di Dübendorf, Zurigo. La realizzazione del primo prototipo, denominato HB-SIA, ha come scopo quello di verificare la possibilità di effettuare un volo continuo di 36 ore (notte e giorno), senza carburante e senza emissioni nocive. La sfida è di riuscire a raggiungere questo obiettivo nel 2010. Se i test saranno positivi, verrà realizzato un secondo prototipo che tenterà la trasvolata atlantica nel 2012 e, successivamente, il giro del mondo. Come già più volte detto, il velivolo ha una struttura molto particolare: è un monoposto quadrimotore con un'apertura alare incredibile (61 metri, più o meno come un Airbus A-340) ed un peso minimo (1500 kg). E' dotato di 11.628 celle solari in grado di generare una potenza di 40 cavalli portandolo ad una velocità media di 70 km/h. Con la sua cabina non pressurizzata ha una tangenza di 8500 metri. Per 5 anni un team di 50 specialisti provenienti da sei diversi Paesi ha lavorato al progetto a Dübendorf e a Losanna, Svizzera. La loro missione è quella di, "In un mondo dipendente dalle energie fossili, avere un aereo in grado di decollare, atterrare, volare notte e giorno grazie unicamente all'energia solare, in tutto il mondo senza carburante e senza inquinare. Un obiettivo irraggiungibile senza superare i limiti tecnologici in tutti i campi".+ Solar Impulse
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Inaugurato a Collarmele il parco eolico WindSol
Produrrà energia per 50mila famiglie. Inaugurato a Collarmele il parco eolico WindSol
Collarmele. Diciotto nuovi impianti sono stati istallati dalla società Eneco sul monte Coppetella a Collarmele per produrre energia grazie all'azione del vento. Ieri tutto il paese si è riunito per festeggiare l'apertura delle innovative pale che, tra l'altro, avranno al loro interno un sistema di monitoraggio che favorirà lo studio dell'impatto ambientale, l'osservazione degli orsi e il controllo costante degli effetti sul comportamento degli uccelli. Gli impianti di ultima generazione saranno in funzione 2000 ore l'anno e arriveranno a produrre 72.000 megawattora di energia pulita,
pari al consumo di 50.000 famiglie. "Grazie al benefit che il comune riceve da questi impianti sono state abbassate le imposte a tutti i cittadini", ha affermato il primo cittadino di Collarmele Dario De Luca. Un paese tinto di blu, colore della Eneco, ha salutato l'inaugurazione dei nuovi impianti del parco eolico Windsol.
Una conferenza prima e una premiazione poi hanno ribadito l'importanza per Collarmele del vento e di conseguenza delle pale eoliche che girano senza sosta da mattina a sera. I lavori per questi nuovi impianti sono iniziati nel 2006 e sono terminati poche settimane fa. I diciotto generatori eolici Vestas di ultima generazione istallati, da 2 megawatt di potenza, possono garantire l'indipendenza energetica e risparmiare il consumo di 529.000 barili di petrolio e 69.000 tonnellate di CO2. Durante la conferenza "Energia e ambiente soluzioni di convivenza", svoltasi nella sala "Eduardo De Filippo", i relatori, il dottor Osvaldo Locasciulli, zoologo, il professor Fernando Tammaro, botanico, il primo cittadino di Collarmele Dario De Luca e il vice sindaco di Cerchio Gianfranco Tedeschi, hanno ribadito l'importanza delle energie rinnovabili sia per l'ambiente, sia per il portafoglio dei cittadini. "L'energia prodotta dalle centrali va in rete e quindi non può incidere sulla bolletta", ha spiegato il sindaco De Luca. "I cittadini però potranno usufruire del benefit che i comuni ricevono e riutilizzano per bloccare le imposte. Noi per esempio abbiamo ridotto al minimo l'ICI sulla seconda casa e questo è fondamentale per un paese come noi che cerca sempre di attirare turisti. Inoltre, sfruttando il benefit, siamo riusciti a dare degli incentivi a chi vorrà istallare sulla propria abitazione degli impianti fotovoltaici". Grandi novità quindi per il comune di Collarmele che risulta essere tra i primi comuni della regione ad aver realizzato, nel 1992, una centrale eolica. Il parco Windsol inaugurato ieri non interessa solo il comune del vento ma anche quello limitrofo di Cerchio. "Oggi per i nostri comuni inizia un nuovo ciclo", ha commentato il vice sindaco Tedeschi, "dobbiamo puntare sull'educazione ambientale e sulla formazione e soprattutto dobbiamo studiare un meccanismo che faccia risparmiare energia alle abitazioni dei privati. Il privato, in questo caso la Eneco, produce energia e deve averne giustamente un ricavo. Noi amministratori dobbiamo però essere capaci di imparare da loro e puntare sul risparmio energetico nei nostri comuni".
Tutta la Eneco al completo, con tanto di presidente del gruppo Stefano Podini e di presidente della Holding Giancarlo Podini, è arrivata a Collarmele per l'inaugurazione dell'impianto che è stato benedetto simbolicamente da Don Francesco nel parco antistante la chiesa della Madonna dove si è svolta la seconda parte della manifestazione. La madrina d'eccezione Maria Giovanna Elmi è salita sul palco, rigorosamente blu, e tra due mini pale ha premiato i ragazzi vincitori delle borse di studio istituite dalla Eneco nell'ambito del progetto "Gli occhi del vento". A tutte le classi delle scuole primarie di Cerchio e Collarmele è stato consegnato un maxi assegno dai vertici della Eneco, dai rappresentanti istituzionali dei due paesi e dalla presidente della Provincia dell'Aquila Stefania Pezzopane, giunta in ritardo perché occupata in degli incontri sulla ricostruzione. "Vengo ora da un tavolo di lavoro nel quale si è discusso della ricostruzione del nostro capoluogo", ha spiegato la presidente Pezzopane. "Sapete che questi sono momenti difficili ma oggi non sono voluta mancare qui perché la nostra provincia deve ripartire e anche questo parco, che si rinnova e si ingrandisce, è un segno di speranza e forza. Gli occhi degli amministratori devono essere ovunque, sia all'Aquila dove c'è la sofferenza e sia in paesi come questo dove c'è la festa. Ho sostenuto questo progetto già quand'ero assessore alla Regione e oggi sono felice di essere qui". Grande soddisfazione per il lavoro svolto è stata espressa da presidente della Holding Podini che ha premiato alcuni ragazzi. "La nostra è una società familiare dove lavorano un padre e tre figli", ha raccontato Giancarlo Podini. "Ammiro molto la partecipazione dei cittadini a questo progetto sposato con enfasi dai sindaci di Cerchio e Collarmele, e vi ringrazio di cuore". Dopo la premiazione dei ragazzi i Podini sono saliti sul palco e insieme alla Presidente Pezzopane e al sindaco di Collarmele hanno tagliato il nastro tricolore per inaugurare ufficialmente i nuovi diciotto impianti.
Collarmele. Diciotto nuovi impianti sono stati istallati dalla società Eneco sul monte Coppetella a Collarmele per produrre energia grazie all'azione del vento. Ieri tutto il paese si è riunito per festeggiare l'apertura delle innovative pale che, tra l'altro, avranno al loro interno un sistema di monitoraggio che favorirà lo studio dell'impatto ambientale, l'osservazione degli orsi e il controllo costante degli effetti sul comportamento degli uccelli. Gli impianti di ultima generazione saranno in funzione 2000 ore l'anno e arriveranno a produrre 72.000 megawattora di energia pulita,
pari al consumo di 50.000 famiglie. "Grazie al benefit che il comune riceve da questi impianti sono state abbassate le imposte a tutti i cittadini", ha affermato il primo cittadino di Collarmele Dario De Luca. Un paese tinto di blu, colore della Eneco, ha salutato l'inaugurazione dei nuovi impianti del parco eolico Windsol.Una conferenza prima e una premiazione poi hanno ribadito l'importanza per Collarmele del vento e di conseguenza delle pale eoliche che girano senza sosta da mattina a sera. I lavori per questi nuovi impianti sono iniziati nel 2006 e sono terminati poche settimane fa. I diciotto generatori eolici Vestas di ultima generazione istallati, da 2 megawatt di potenza, possono garantire l'indipendenza energetica e risparmiare il consumo di 529.000 barili di petrolio e 69.000 tonnellate di CO2. Durante la conferenza "Energia e ambiente soluzioni di convivenza", svoltasi nella sala "Eduardo De Filippo", i relatori, il dottor Osvaldo Locasciulli, zoologo, il professor Fernando Tammaro, botanico, il primo cittadino di Collarmele Dario De Luca e il vice sindaco di Cerchio Gianfranco Tedeschi, hanno ribadito l'importanza delle energie rinnovabili sia per l'ambiente, sia per il portafoglio dei cittadini. "L'energia prodotta dalle centrali va in rete e quindi non può incidere sulla bolletta", ha spiegato il sindaco De Luca. "I cittadini però potranno usufruire del benefit che i comuni ricevono e riutilizzano per bloccare le imposte. Noi per esempio abbiamo ridotto al minimo l'ICI sulla seconda casa e questo è fondamentale per un paese come noi che cerca sempre di attirare turisti. Inoltre, sfruttando il benefit, siamo riusciti a dare degli incentivi a chi vorrà istallare sulla propria abitazione degli impianti fotovoltaici". Grandi novità quindi per il comune di Collarmele che risulta essere tra i primi comuni della regione ad aver realizzato, nel 1992, una centrale eolica. Il parco Windsol inaugurato ieri non interessa solo il comune del vento ma anche quello limitrofo di Cerchio. "Oggi per i nostri comuni inizia un nuovo ciclo", ha commentato il vice sindaco Tedeschi, "dobbiamo puntare sull'educazione ambientale e sulla formazione e soprattutto dobbiamo studiare un meccanismo che faccia risparmiare energia alle abitazioni dei privati. Il privato, in questo caso la Eneco, produce energia e deve averne giustamente un ricavo. Noi amministratori dobbiamo però essere capaci di imparare da loro e puntare sul risparmio energetico nei nostri comuni".
Tutta la Eneco al completo, con tanto di presidente del gruppo Stefano Podini e di presidente della Holding Giancarlo Podini, è arrivata a Collarmele per l'inaugurazione dell'impianto che è stato benedetto simbolicamente da Don Francesco nel parco antistante la chiesa della Madonna dove si è svolta la seconda parte della manifestazione. La madrina d'eccezione Maria Giovanna Elmi è salita sul palco, rigorosamente blu, e tra due mini pale ha premiato i ragazzi vincitori delle borse di studio istituite dalla Eneco nell'ambito del progetto "Gli occhi del vento". A tutte le classi delle scuole primarie di Cerchio e Collarmele è stato consegnato un maxi assegno dai vertici della Eneco, dai rappresentanti istituzionali dei due paesi e dalla presidente della Provincia dell'Aquila Stefania Pezzopane, giunta in ritardo perché occupata in degli incontri sulla ricostruzione. "Vengo ora da un tavolo di lavoro nel quale si è discusso della ricostruzione del nostro capoluogo", ha spiegato la presidente Pezzopane. "Sapete che questi sono momenti difficili ma oggi non sono voluta mancare qui perché la nostra provincia deve ripartire e anche questo parco, che si rinnova e si ingrandisce, è un segno di speranza e forza. Gli occhi degli amministratori devono essere ovunque, sia all'Aquila dove c'è la sofferenza e sia in paesi come questo dove c'è la festa. Ho sostenuto questo progetto già quand'ero assessore alla Regione e oggi sono felice di essere qui". Grande soddisfazione per il lavoro svolto è stata espressa da presidente della Holding Podini che ha premiato alcuni ragazzi. "La nostra è una società familiare dove lavorano un padre e tre figli", ha raccontato Giancarlo Podini. "Ammiro molto la partecipazione dei cittadini a questo progetto sposato con enfasi dai sindaci di Cerchio e Collarmele, e vi ringrazio di cuore". Dopo la premiazione dei ragazzi i Podini sono saliti sul palco e insieme alla Presidente Pezzopane e al sindaco di Collarmele hanno tagliato il nastro tricolore per inaugurare ufficialmente i nuovi diciotto impianti.
Bosch: «L'auto di domani? Sarà elettrica»
«nel 2015 saranno venduti 500mila veicoli l’anno»
Il ceo Bohr: avrà un'autonomia di 200 km, velocità massima di 120 km/h. Il problema è il costo delle batterie
Il ceo Bohr: avrà un'autonomia di 200 km, velocità massima di 120 km/h. Il problema è il costo delle batterie
BOXBERG - «Non c’è dubbio, l’auto del futuro sarà elettrica. Ma non invaderà subito le nostre strade». È chiaro il messaggio lanciato da Bernd Bohr, ceo di Bosch Automotive, il gruppo tedesco partner tecnologico di quasi tutta l’industria automobilistica. Già oggi l’auto
elettrica potrebbe soddisfare l’esigenza di spostamento del 90% dei tedeschi (in Italia il dato cambia di poco) che percorre una distanza giornaliera inferiore agli 80 km, una distanza che può essere raggiunta già oggi con un qualsiasi prototipo elettrico. Nonostante questo, Bosch stima che per il 2015 i volumi mondiali di vendita dell’auto elettrica possano essere ancora limitati a un mercato di nicchia, soprattutto asiatico e in alcune città europee e nordamericane, di 500mila veicoli l’anno (per dare un’idea solo in Europa nel 2008 si sono vendute circa 14,5 milioni di auto).
elettrica potrebbe soddisfare l’esigenza di spostamento del 90% dei tedeschi (in Italia il dato cambia di poco) che percorre una distanza giornaliera inferiore agli 80 km, una distanza che può essere raggiunta già oggi con un qualsiasi prototipo elettrico. Nonostante questo, Bosch stima che per il 2015 i volumi mondiali di vendita dell’auto elettrica possano essere ancora limitati a un mercato di nicchia, soprattutto asiatico e in alcune città europee e nordamericane, di 500mila veicoli l’anno (per dare un’idea solo in Europa nel 2008 si sono vendute circa 14,5 milioni di auto).BATTERIE AL LITIO - Come sarà fatta l’auto elettrica del 2015 ipotizzata da Bosch? Peserà circa mille kg, avrà un coefficiente aerodinamico minimo di 0,34, un motore da 40 kW (l’equivalente di 55 CV), una velocità massima di 120 km/h e un’autonomia di 200 km. Fondamentale per arrivare a garantire questi risultati sarà l’arrivo delle nuove batterie al litio che rispetto agli attuali sistemi al nichel (utilizzati per esempio sulla nuova Toyota Prius) hanno una densità di energia tripla ovvero, a parità di dimensioni e pesi, possono erogare tre volte la quantità di energia di una batteria al nichel. Il problema principale delle batterie al litio sono i costi: oggi siamo nell’ordine di 500 euro per kW, ciò significa che per garantire i 35 kW dell’elettrica ipotizzata da Bosch, la batteria costerebbe circa 17mila euro. Troppi. «Il nostro obiettivo tramite la SB LiMotive, la partnership siglata da Bosch insieme alla coreana Samsung, è quello di arrivare, anche grazie a delle economie di scala che nel frattempo speriamo partano presto, a circa 8mila euro nel 2015» ha affermato Bohr.
MOTORI TRADIZIONALI - Nessun problema invece sull’approvvigionamento del litio perché il contenuto nella batteria sarebbe limitato a un 2-3% e in ogni caso il materiale delle batterie scariche può essere riciclato. In attesa che i costi dei sistemi al litio scendano e qualche problema di affidabilità sia superato, c’è ancora spazio per lavorare sui motori tradizionali, «la soluzione ancora più conveniente per auto di segmento medio-piccolo anche perché i consumi di carburante dei motori diesel e benzina si possono ancora ridurre del 25-30%. Una vettura media diesel può arrivare in breve tempo ad aver bisogno di meno di 3 litri di gasolio per 100 km con emissioni di Co2 inferiori a 99 g/km», continua Bohr. Questo sarà possibile con nuovi processi di combustione, con nuove tecnologie di iniezione ad alta precisione, con l’adozione sempre più diffusa di turbocompressori che consento di ridurre cilindrate, consumi ed emissioni incrementando le prestazioni (downsizing), con l’impiego di alternatori più efficienti e con sistemi "stop&start" in grado di spegnere il motore in tutte le soste nel traffico cittadino. Come dire, la rivoluzione elettrica è iniziata, ma secondo Bosch marcerà lentamente.
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giovedì 18 giugno 2009
UN'ELICA DI PLASMA SALVA-ENERGIA, RICERCHE A PADOVA
ENERGIA: UN'ELICA DI PLASMA SALVA-ENERGIA, RICERCHE A PADOVA
Un plasma da fusione a 15 milioni di gradi, che tende ad assumere naturalmente la forma di un'elica e a raggiungere un equilibrio spontaneo: e' quanto hanno prodotto i ricercatori del Consorzio RFX di Padova in laboratorio, sperimentando la fusione quale fonte di energia alternativa. L'esperimento conferma quanto gia' previsto da alcuni studi teorici e apre nuove prospettive per le ricerche sulla fisica del plasma, che potrebbe diventare una fonte energetica importante a livello europeo e mondiale, spiega una nota del Consorzio stesso. I ricercatori padovani stanno stanno sviluppando le ricerche seguendo percorsi diversi e complementari a quelli di scienziati di tutto il mondo. In particolare producono plasmi chiamati ''Reversed field Pinch'', ottenuti con una ciambella del diametro di 4 metri, che custodisce un plasma di idrogeno, gas estremamente raro e rarefatto. L'anello del plasma agisce come un ottimo contenitore di energia e particelle contribuendo al risparmio energetico.
Un plasma da fusione a 15 milioni di gradi, che tende ad assumere naturalmente la forma di un'elica e a raggiungere un equilibrio spontaneo: e' quanto hanno prodotto i ricercatori del Consorzio RFX di Padova in laboratorio, sperimentando la fusione quale fonte di energia alternativa. L'esperimento conferma quanto gia' previsto da alcuni studi teorici e apre nuove prospettive per le ricerche sulla fisica del plasma, che potrebbe diventare una fonte energetica importante a livello europeo e mondiale, spiega una nota del Consorzio stesso. I ricercatori padovani stanno stanno sviluppando le ricerche seguendo percorsi diversi e complementari a quelli di scienziati di tutto il mondo. In particolare producono plasmi chiamati ''Reversed field Pinch'', ottenuti con una ciambella del diametro di 4 metri, che custodisce un plasma di idrogeno, gas estremamente raro e rarefatto. L'anello del plasma agisce come un ottimo contenitore di energia e particelle contribuendo al risparmio energetico.
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Cinque capitali europee battono l'Italia su ambiente e trasporti
Berlino e Barcellona meglio di Roma e Milano
Berlino, Barcellona, Londra, Parigi e Stoccolma battono l’Italia su energia, qualità dell’aria e dell’acqua, rifiuti e trasporti. Rispetto alle cinque capitali europee Roma e Milano son orimaste indietro nel curare un ambiente più sano per una miglior qualità della vita.In particolare, spicca l’impegno per il clima di Berlino, quello nei trasporti “sostenibili” di Barcellona, le politiche sull’acqua di Parigi, il risparmio energetico di Londra e la cultura ecologica di Stoccolma. I progressi ambientali delle metropoli europee, confermati dalle buone posizioni nella classifica sulla vivibilità urbana, stilata dall’Economist, con quasi tutte le città al di sopra di Roma e Milano, si trovano nella ricerca “Ambiente metropolitano”, elaborata dalla società Aleteia per il comune di Roma, e presentata al convegno “Ambiente metropolitano, storie di città e del loro rapporto con l’ambiente”, a Roma.«Il fatto che i parametri ambientali - osserva Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile - diventino metro di misurazione delle grandi capitali europee è un dato importante». Il distacco dell’Italia, continua Ronchi, riguarda soprattutto «il trasporto urbano e l’attenzione alla crisi climatica». Ecco nel dettaglio le eco-capitali:
- BERLINO: l’impegno per l’abbattimento delle emissioni di CO2 parte con la creazione di un’Agenzia per monitorare l’ inquinamento e la qualità dell’aria e l’adesione al Protocollo di Kyoto con l’obiettivo di ridurre entro il 2030 le emissioni di gas serra del 40%. Senza dimenticare gli incentivi ai mezzi pubblici, il miglioramento della metropolitana e la mobilità sostenibile. Anche sui rifiuti è in prima linea con le pattumiere parlanti, i pannolini lavabili e il riutilizzo dei materiali;
- BARCELLONA: la città spagnola si è concentrata sulla mobilità e la qualità dell’aria con la realizzazione di una rete di veicoli elettrici e puntando molto sulle due ruote con 156 chilometri di piste ciclabili e un servizio di bike sharing da 400 stazioni e 6.000 bici. Sta poi costruendo tre pale eoliche nella zone del porto, oltre a essere diventata la città europea con il minor consumo di acqua domestica;
- LONDRA: la capitale inglese tende a diventare prima in Europa per il risparmio energetico e l’energia sostenibile attraverso una partnership tra società, governo e corpi pubblici. È in corso una campagna di sensibilizzazione per renderla più verde e pulita. Poi, 28 autorità locali londinesi hanno un programma di miglioramento della qualità ambientale;
- PARIGI: ha in campo un forte impegno per le politiche dell’ acqua e dei trasporti, oltre all’abbattimento di CO2 con il taglio dei gas serra del 50% entro il 2050 e un utilizzo del 30% di energie rinnovabili;
- STOCCOLMA: una delle città più “verdi” del mondo, con un complesso sistema di monitoraggio dell’aria riesce a tenere sotto controllo l’indice di inquinamento con l’obiettivo di ridurre ulteriormente i gas di scarico delle auto.
Berlino, Barcellona, Londra, Parigi e Stoccolma battono l’Italia su energia, qualità dell’aria e dell’acqua, rifiuti e trasporti. Rispetto alle cinque capitali europee Roma e Milano son orimaste indietro nel curare un ambiente più sano per una miglior qualità della vita.In particolare, spicca l’impegno per il clima di Berlino, quello nei trasporti “sostenibili” di Barcellona, le politiche sull’acqua di Parigi, il risparmio energetico di Londra e la cultura ecologica di Stoccolma. I progressi ambientali delle metropoli europee, confermati dalle buone posizioni nella classifica sulla vivibilità urbana, stilata dall’Economist, con quasi tutte le città al di sopra di Roma e Milano, si trovano nella ricerca “Ambiente metropolitano”, elaborata dalla società Aleteia per il comune di Roma, e presentata al convegno “Ambiente metropolitano, storie di città e del loro rapporto con l’ambiente”, a Roma.«Il fatto che i parametri ambientali - osserva Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile - diventino metro di misurazione delle grandi capitali europee è un dato importante». Il distacco dell’Italia, continua Ronchi, riguarda soprattutto «il trasporto urbano e l’attenzione alla crisi climatica». Ecco nel dettaglio le eco-capitali:
- BERLINO: l’impegno per l’abbattimento delle emissioni di CO2 parte con la creazione di un’Agenzia per monitorare l’ inquinamento e la qualità dell’aria e l’adesione al Protocollo di Kyoto con l’obiettivo di ridurre entro il 2030 le emissioni di gas serra del 40%. Senza dimenticare gli incentivi ai mezzi pubblici, il miglioramento della metropolitana e la mobilità sostenibile. Anche sui rifiuti è in prima linea con le pattumiere parlanti, i pannolini lavabili e il riutilizzo dei materiali;
- BARCELLONA: la città spagnola si è concentrata sulla mobilità e la qualità dell’aria con la realizzazione di una rete di veicoli elettrici e puntando molto sulle due ruote con 156 chilometri di piste ciclabili e un servizio di bike sharing da 400 stazioni e 6.000 bici. Sta poi costruendo tre pale eoliche nella zone del porto, oltre a essere diventata la città europea con il minor consumo di acqua domestica;
- LONDRA: la capitale inglese tende a diventare prima in Europa per il risparmio energetico e l’energia sostenibile attraverso una partnership tra società, governo e corpi pubblici. È in corso una campagna di sensibilizzazione per renderla più verde e pulita. Poi, 28 autorità locali londinesi hanno un programma di miglioramento della qualità ambientale;
- PARIGI: ha in campo un forte impegno per le politiche dell’ acqua e dei trasporti, oltre all’abbattimento di CO2 con il taglio dei gas serra del 50% entro il 2050 e un utilizzo del 30% di energie rinnovabili;
- STOCCOLMA: una delle città più “verdi” del mondo, con un complesso sistema di monitoraggio dell’aria riesce a tenere sotto controllo l’indice di inquinamento con l’obiettivo di ridurre ulteriormente i gas di scarico delle auto.
Il castagno è l'albero che assorbe più CO2
Un buon modo per diminuire l’anidride carbonica nell’atmosfera sarebbe quello di piantare castagni, in particolare di una specie americana. Questi alberi, che crescono più in fretta e hanno chiome più folte, avrebbero una maggiore capacità di assorbire la CO2. Lo ha dimostrato uno studio condotto da Douglass Jacobs della Purdue University, Stati Uniti, che è apparso sulla rivista Forest Ecology and Management. Secondo Jacobs, la specie di castagna americana in studio ha una chioma tre volte più sviluppata rispetto ad altri alberi. Per questo avrebbe una capacità maggiore di assorbire l’anidride carbonica. Grazie ad un incrocio con una specie cinese, il castagno americano avrebbe anche acquisito resistenza all’invasione di un fungo che ha decimato, durante lo scorso secolo, molte foreste degli Stati Uniti. «Questo - ha dichiarato Jacobs - non è l’unico metodo per ridurre le emissioni. Abbiamo bisogno di ridurre il consumo di oli fossili ed aumentare l’uso di energie alternative, ma piantare i castagni potrebbe comunque rallentare il rilascio di CO2 nell’atmosfera». mercoledì 17 giugno 2009
Canada, la Shell vende benzina con bioetanolo da cellulosa ricavato da scarti di grano
Shell ha deciso di lanciare i biocarburanti e parte dal Canada dove nelle sue stazioni di servizio di Ottawa è in vendita dal 10 giugno benzina miscelata al 10% di biocarburante cellulosico ottenuto dagli scarti della lavorazione del grano.Il biocarburante è prodotto localmente dalla Iogen Energy Corporation, utilizzando avanzati processi di conversione. Iogen e Shell sono partner nello stabilimento, che ora produce 40.000 litri di carburante al mese.
L’etanolo cellulosico, è identico nelle prestazioni all’etanolo ma è in grado di offrire fino al 90% in meno di emissioni di CO2 rispetto alla benzina. Ha detto Graeme Sweeney Executive Vice President Future Fuels and CO2 della Shell:
Sono eccitato. Siamo arrivati alla produzione di etanolo dalla cellulosa e con ciò abbiamo dimostrato che un futuro è possibile anche se passerà un po’ di tempo prima che i clienti possano acquistare questo prodotto in tutte le stazioni di servizio della Shell. Stiamo lavorando con i governi per rendere questa produzione possibile su scala mondiale.
Per ora nessuno però ha fatto sapere se l’etanolo ottenuto dalla cellulosa costerà più o meno della tradizionale benzina.
Enea in Egitto per il solare termodinamico
Luigi Paganetto, Presidente dell’Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente ha firmato un accordo con l’Accademia scientifica egiziana per la realizzazione di una centrale solare termodinamica
Tecnologia Enea, suolo egiziano e un accordo internazionale: questo alla base della nuova centrale solare termodinamica che sorgerà nel paese africano. Come già anticipato è stato finalmente firmato l’accordo di collaborazione tra il prof. Luigi Paganetto, Presidente dell’ENEA, e il prof. Tarek Hussein, Presidente dell’Accademia della Ricerca Scientifica e Tecnologica – ASRT dell’Egitto. In questo tipo di iniziative l’Egitto si rivela essere un ottimo partner sia per le risorse naturali che per la sua ricettività, basti pensare al protocollo d’intesa siglato tra Enel e l’Egyptian Electricity Holding Company nel corso del G8 Energia per avviare l’applicazione alle centrali elettriche egiziane di tecnologie produttive a più elevata efficienza. Ma la partnership strategica che si è venuta a creare ha un obiettivo che travalica i confini dei due stati mirando alla produzione di energia pulita e rinnovabile che potrà essere diffusa ai Paesi del bacino del Mediterraneo attraverso un’apposita rete elettrica. Si tratta di un progetto pilota che vede ENEA e ASRT collaborare insieme partner industriali, mettendo in campo, rispettivamente, la Soc. FN SpA per parte italiana, e la New & Renewable Energy Authority sul fronte egiziano.
Tecnologia Enea, suolo egiziano e un accordo internazionale: questo alla base della nuova centrale solare termodinamica che sorgerà nel paese africano. Come già anticipato è stato finalmente firmato l’accordo di collaborazione tra il prof. Luigi Paganetto, Presidente dell’ENEA, e il prof. Tarek Hussein, Presidente dell’Accademia della Ricerca Scientifica e Tecnologica – ASRT dell’Egitto. In questo tipo di iniziative l’Egitto si rivela essere un ottimo partner sia per le risorse naturali che per la sua ricettività, basti pensare al protocollo d’intesa siglato tra Enel e l’Egyptian Electricity Holding Company nel corso del G8 Energia per avviare l’applicazione alle centrali elettriche egiziane di tecnologie produttive a più elevata efficienza. Ma la partnership strategica che si è venuta a creare ha un obiettivo che travalica i confini dei due stati mirando alla produzione di energia pulita e rinnovabile che potrà essere diffusa ai Paesi del bacino del Mediterraneo attraverso un’apposita rete elettrica. Si tratta di un progetto pilota che vede ENEA e ASRT collaborare insieme partner industriali, mettendo in campo, rispettivamente, la Soc. FN SpA per parte italiana, e la New & Renewable Energy Authority sul fronte egiziano.
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Deutsche Bank, Rwe e Siemens investono 400 miliardi nel solare africano
L'idea non è nuova. Sono decenni che si parla dell'eventualità di realizzare centrali fotovoltaiche nel deserto del Sahara e distribuire l'energia in Europa. Ora, però, si
stanno muovendo i primi passi. Con una previsione di investimenti enorme, visto che la trasmissione prevede la realizzazione di reti elettriche in corrente continua. Oltre a enormi campi di pannelli solari a concentrazione: grossi specchi che concentrano i raggi del Sole su un tubo al cui interno passa un liquido. Questo, una volta scaldato, viene poi utilizzato per creare vapore acqueo in grado di alimentare una serie di turbine. L'ultima notizia arriva dalla Germania: un consorzio di 20 aziende tedesche ha in progetto di realizzare un investimento da 400 miliardi di euro da qui al 2050. I nomi sono di tutto rispetto. Sotto l'egida del colosso assicurativo Muenchener Rueck verrà creato il 13 luglio a Monaco di Baviera un consorzio di cui fanno parte tra gli altri Siemens, Deutsche Bank e Rwe, il secondo produttore tedesco di energia elettrica. Il progetto, già noto, si chiama «Desertec». La prima fornitura in Germania di energia solare proveniente dal Sahara dovrebbe aver luogo tra 10 anni. Nei piani del consorzio, «Desertec» dovrebbe coprire a medio termine il 15 per cento del fabbisogno energetico europeo. Il presidente di «Muenchner Rueck», Thorsten Jeworrek, si è detto molto ottimista su una partecipazione a medio termine di aziende italiane e spagnole.Quanto all'Italia, da poco è stato siglato un importante accordo tra l'Enea e le autorità egiziane per l'esportazione del solare termodinamico Made in Italy. Non solo. Secondo Milano Finanza tra i punti affrontati tra il governo italiano e quello libico durante la recente visita di Gheddafi in Italia ci sarebbe il progetto di realizzare anche Libia una centrale simile a quella che sta sorgendo a Priolo Gargallo, in Sicilia (tecnologia Enea e centrale Enel). Lo scorso 21 aprile, inoltre, i governi italiano e tunisino hanno firmato un accordo il cui punto saliente è il ponte elettrico sottomarino di interconnessione Tunisia-Sicilia da 1000 megawatt. Il Piano Solare Mediterraneo, complessivamente, prevede almeno cinque grandi autostrade elettriche dai paesi della sponda Sud (Marocco, Algeria, Tunisia, Libia) verso Spagna e Italia. E poi varie interconnessioni balcaniche (Albania e Montenegro) oltre a una dorsale dalla Turchia fino in Germania. Il Mediterraneo, a patto che ci siano la volontà politica e gli investimenti multimiliardari necessari, in qualche decennio potrebbe diventare un grande laboratorio per le energie rinnovabili.
stanno muovendo i primi passi. Con una previsione di investimenti enorme, visto che la trasmissione prevede la realizzazione di reti elettriche in corrente continua. Oltre a enormi campi di pannelli solari a concentrazione: grossi specchi che concentrano i raggi del Sole su un tubo al cui interno passa un liquido. Questo, una volta scaldato, viene poi utilizzato per creare vapore acqueo in grado di alimentare una serie di turbine. L'ultima notizia arriva dalla Germania: un consorzio di 20 aziende tedesche ha in progetto di realizzare un investimento da 400 miliardi di euro da qui al 2050. I nomi sono di tutto rispetto. Sotto l'egida del colosso assicurativo Muenchener Rueck verrà creato il 13 luglio a Monaco di Baviera un consorzio di cui fanno parte tra gli altri Siemens, Deutsche Bank e Rwe, il secondo produttore tedesco di energia elettrica. Il progetto, già noto, si chiama «Desertec». La prima fornitura in Germania di energia solare proveniente dal Sahara dovrebbe aver luogo tra 10 anni. Nei piani del consorzio, «Desertec» dovrebbe coprire a medio termine il 15 per cento del fabbisogno energetico europeo. Il presidente di «Muenchner Rueck», Thorsten Jeworrek, si è detto molto ottimista su una partecipazione a medio termine di aziende italiane e spagnole.Quanto all'Italia, da poco è stato siglato un importante accordo tra l'Enea e le autorità egiziane per l'esportazione del solare termodinamico Made in Italy. Non solo. Secondo Milano Finanza tra i punti affrontati tra il governo italiano e quello libico durante la recente visita di Gheddafi in Italia ci sarebbe il progetto di realizzare anche Libia una centrale simile a quella che sta sorgendo a Priolo Gargallo, in Sicilia (tecnologia Enea e centrale Enel). Lo scorso 21 aprile, inoltre, i governi italiano e tunisino hanno firmato un accordo il cui punto saliente è il ponte elettrico sottomarino di interconnessione Tunisia-Sicilia da 1000 megawatt. Il Piano Solare Mediterraneo, complessivamente, prevede almeno cinque grandi autostrade elettriche dai paesi della sponda Sud (Marocco, Algeria, Tunisia, Libia) verso Spagna e Italia. E poi varie interconnessioni balcaniche (Albania e Montenegro) oltre a una dorsale dalla Turchia fino in Germania. Il Mediterraneo, a patto che ci siano la volontà politica e gli investimenti multimiliardari necessari, in qualche decennio potrebbe diventare un grande laboratorio per le energie rinnovabili.
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Australia: rinnovabili, nuovi posti
Presentato piano, 28mila occupati in piu' per energia verde
Il piano di sviluppo per l'energia rinnovabile adottato dal governo australiano, potra' creare oltre 28.000 nuovi posti di lavoro. Lo indica un rapporto diffuso oggi dal Clean Energy Council, che descrive l'industria dell'energia rinnovabile e dell'energia efficiente come 'il futuro motore economico della nazione'. Il piano prevede che entro il 2020 il 20% dell'energia australiana provenga da rinnovabili. Ora la percentuale e' del 6,5%.
Il piano di sviluppo per l'energia rinnovabile adottato dal governo australiano, potra' creare oltre 28.000 nuovi posti di lavoro. Lo indica un rapporto diffuso oggi dal Clean Energy Council, che descrive l'industria dell'energia rinnovabile e dell'energia efficiente come 'il futuro motore economico della nazione'. Il piano prevede che entro il 2020 il 20% dell'energia australiana provenga da rinnovabili. Ora la percentuale e' del 6,5%.
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Il Blog Non Solo Solare
Vi segnalo l'interessantissimo Blog "Non Solo Solare", focalizzato sulle nuove tecnologie nel campo dell'energia rinnovabile.
http://www.nonsolosolare.it/
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martedì 16 giugno 2009
CON 3.750 MW EOLICO ITALIA 6/A AL MONDO IN 2008
ECO-ENERGIA: CON 3.750 MW EOLICO ITALIA 6/A AL MONDO IN 2008
Con 3.750 Mw di potenza eolica l'Italia ha raggiunto nel 2008 la sesta posizione mondiale. L'entrata in esercizio di oltre 1.000 Mw nel solo 2008 ha consentito di superare la Francia, ferma a 3.400 Mw. La capacita' installata in Italia e' passata da 1.100 Mw nel 2004 a 3.750 Mw nel 2008, mostrando tassi di crescita medi annui interessanti ma ancora di molto inferiori a quelli registrati dai Paesi leaders europei (Germania e Spagna in primis) ed extra Ue (Usa, Cina e India). Questi i dati sull'energia eolica, contenuti in un recente studio della Bocconi per il Gestore dei servizi elettrici (Gse), che acquistano rilevanza proprio in occasione della Giornata mondiale del vento che si celebra oggi. L'eolico ha raggiunto una capacita' globale che ha superato i 90.000 Mw (Megawatt) con circa 100.000 turbine installate in oltre 70 paesi, l'Europa e' l'area leader nella produzione di energia eolica con il 65% della capacita' installata e la presenza dei principali produttori mondiali di turbine.
Con 3.750 Mw di potenza eolica l'Italia ha raggiunto nel 2008 la sesta posizione mondiale. L'entrata in esercizio di oltre 1.000 Mw nel solo 2008 ha consentito di superare la Francia, ferma a 3.400 Mw. La capacita' installata in Italia e' passata da 1.100 Mw nel 2004 a 3.750 Mw nel 2008, mostrando tassi di crescita medi annui interessanti ma ancora di molto inferiori a quelli registrati dai Paesi leaders europei (Germania e Spagna in primis) ed extra Ue (Usa, Cina e India). Questi i dati sull'energia eolica, contenuti in un recente studio della Bocconi per il Gestore dei servizi elettrici (Gse), che acquistano rilevanza proprio in occasione della Giornata mondiale del vento che si celebra oggi. L'eolico ha raggiunto una capacita' globale che ha superato i 90.000 Mw (Megawatt) con circa 100.000 turbine installate in oltre 70 paesi, l'Europa e' l'area leader nella produzione di energia eolica con il 65% della capacita' installata e la presenza dei principali produttori mondiali di turbine.
L'energia arriverà dalle finestre
NUOVI MATERIALIAllo studio in Germania celle fotovoltaiche trasparenti per trasformare la luce solare in elettricità
Le celle solari possono anche essere trasparenti, nessuno esclude, che l’energia del sole potrebbe provenire da occhiali da sole, finestre o persino parabrezza. È solo questione di trovare il materiale giusto.
GLI SCIENZIATI TEDESCHI - Wolfgang Körner e altri ingegneri dell’Istituto Fraunhofer di Materiali Meccanici IWM di Friburgo, in Germania, stanno lavorando a un progetto per sfruttare le finestre dei palazzi come superfici da adibire a celle fotovoltaiche, cercando al tempo stesso di conservare le proprietà di trasparenza del vetro.
I PANNELLI-FINESTRE – La nuova tecnologia allo studio dei ricercatori dell’Istituto di Materiali Meccanici richiede l’uso di due tipi differenti di strati trasparenti: il primo tipo, già collaudato, è in grado di trasferire l’elettricità attraverso gli elettroni, n-conduttori, mentre per lo sviluppo del secondo tipo, in cui sono le lacune elettroniche, i cosiddetti p-conduttori, a consentire all’elettricità di scorrere, le tecnologie sono ancora insufficienti. I p-conduttori presentano molte problematiche e spesso la loro conduttività è troppo bassa e la trasparenza è scarsa.
MATERIALI CONDUTTIVI E TRASPARENTI - I materiali esistenti allo stato attuale non consentono di veicolare sufficiente elettricità né di mantenere la trasparenza, obiettivo che grazie a Körner e ai suoi colleghi potrebbe essere invece più vicino. Attraverso un microscopio elettronico i ricercatori tedeschi hanno studiato infatti la modalità di distribuzione degli elettroni nelle diverse strutture, calcolando così il potenziale di conduttività e trasparenza dei differenti materiali che potrebbe portare alla superficie ideale per la finestra energetica e trasparente. Fino ad ora il materiale più promettente sembra essere l’azoto, ma la ricerca dell'ideale per la finestra solare è appena iniziata.
GLI SCIENZIATI TEDESCHI - Wolfgang Körner e altri ingegneri dell’Istituto Fraunhofer di Materiali Meccanici IWM di Friburgo, in Germania, stanno lavorando a un progetto per sfruttare le finestre dei palazzi come superfici da adibire a celle fotovoltaiche, cercando al tempo stesso di conservare le proprietà di trasparenza del vetro.
I PANNELLI-FINESTRE – La nuova tecnologia allo studio dei ricercatori dell’Istituto di Materiali Meccanici richiede l’uso di due tipi differenti di strati trasparenti: il primo tipo, già collaudato, è in grado di trasferire l’elettricità attraverso gli elettroni, n-conduttori, mentre per lo sviluppo del secondo tipo, in cui sono le lacune elettroniche, i cosiddetti p-conduttori, a consentire all’elettricità di scorrere, le tecnologie sono ancora insufficienti. I p-conduttori presentano molte problematiche e spesso la loro conduttività è troppo bassa e la trasparenza è scarsa.
MATERIALI CONDUTTIVI E TRASPARENTI - I materiali esistenti allo stato attuale non consentono di veicolare sufficiente elettricità né di mantenere la trasparenza, obiettivo che grazie a Körner e ai suoi colleghi potrebbe essere invece più vicino. Attraverso un microscopio elettronico i ricercatori tedeschi hanno studiato infatti la modalità di distribuzione degli elettroni nelle diverse strutture, calcolando così il potenziale di conduttività e trasparenza dei differenti materiali che potrebbe portare alla superficie ideale per la finestra energetica e trasparente. Fino ad ora il materiale più promettente sembra essere l’azoto, ma la ricerca dell'ideale per la finestra solare è appena iniziata.
WWF, 3 MLN POSTI LAVORO IN UE LEGATI A ENERGIE RINNOVABILI
Con oltre tre milioni di posti di lavoro in tutta Europa, le attivita' economiche ''verdi'' stanno superando le industrie inquinanti in termini di posti di lavoro. E' quanto rivela il nuovo studio del WWF ''Low carbon jobs for Europe'' (Lavori a basso contenuto di carbonio per l'Europa) lanciato oggi a livello internazionale alla vigilia della riunione del Consiglio Europeo prevista per il 18-19 giugno a Bruxelles.Lo studio mostra che almeno 3,4 milioni di posti di lavoro in Europa sono direttamente legati ai settori delle energie rinnovabili, della mobilita' sostenibile e dei beni e servizi per l'efficienza energetica, contro i 2,8 milioni di posti di lavoro garantiti da settori inquinanti come attivita' estrattive, elettricita', gas, cemento e industrie del ferro e dell'acciaio. E si prevede che l'economia ''low-carbon'', a basso contenuto di carbonio, continuera' a espandersi in futuro mentre l'impiego nelle industrie estrattive, inquinanti e climalteranti continuera' a diminuire.''Questo studio evidenzia chiaramente chi sono i vincitori della sfida e dimostra che le politiche e le tecnologie 'amiche del clima' danno un contributo fondamentale allo sviluppo dell'economia - ha dichiarato Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia - L'economia pulita e' pronta a prendere il via, e se la politica continuera' a supportare le industrie che invece contribuiscono ad aggravare la crisi climatica, l'Europa dovra' affrontare costi altissimi sia per l'economia che per l'ambiente''.I dati disponibili evidenziano che in Europa circa 400.000 persone sono impiegate nel settore delle energie rinnovabili, circa 2,1 milioni per la mobilita' sostenibile e oltre 900.000 in beni e servizi per l'efficienza energetica, in particolare nel settore edilizio. Questi impieghi includono, per esempio, la produzione, installazione e manutenzione di turbine eoliche e pannelli solari, o i lavori per il miglioramento dell'efficienza energetica negli edifici esistenti. E tutti questi settori - in particolare eolico, solare fotovoltaico, biomasse, mobilita' pubblica e settore edile - stanno registrando una crescita significativa.Accanto a questi, ci sono circa altri 5 milioni di posti di lavoro in settori e impieghi correlati.A guidare la classifica europea delle professioni verdi sono Germania, Spagna e Danimarca per l'eolico, Germania e Spagna per l'energia solare, settori che stanno sviluppandosi anche in altri Paesi con un alto potenziale di miglioramento.
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Eolico: Italia sesta al mondo
Oltre 3. 750 Megawatt di potenza installata
Nel 2008, con 3.750 MW di potenza eolica, l'Italia ha raggiunto la sesta posizione mondiale per energia prodotta dal vento. I dati, forniti dall'Associazione energia del vento (Anev) e da uno studio della Bocconi per il Gestore dei servizi elettrici (Gse), sono stati diffusi in occasione della giornata mondiale del vento che si celebrera' domani. Il fatturato annuo mondiale del settore si aggirerebbe intorno ai 18 miliardi di euro.
L'energia solare tedesca arriverà dal Sahara
Anche la Germania nel progetto Desertec: i nuovi impianti, costruiti nel Sahara appartenente ai Paesi stabili, dovrebbero fornire il 15% dell’energia elettrica necessaria all’Europa
Dalle pagine del quotidiano tedesco ‘Sueddeutsche Zeitung' si legge che venti aziende tedesche stanno collaborando alla progettazione di
alcune centrali elettriche solari nel Sahara. Avranno a disposizione 400 miliardi di euro per creare gli impianti che riforniranno la Germania e altri Paesi europei.Il progetto, denominato “Desertec”, potrebbe contribuire attivamente alla lotta contro il climate change, anche se la prima fornitura di energia elettrica dovrebbe avvenire tra 10 anni e potrebbe coprire circa il 15% del fabbisogno energetico europeo. Le centrali saranno molto simili a quelle già presenti nel deserto californiano del Mojave ed in Spagna.Probabilmente alle iniziative collaboreranno anche Italia e Spagna ma questo si saprà dopo il 13 luglio, data di creazione del consorzio di cui faranno parte il colosso assicurativo Muenchener Rueck, Deutsche Bank, la Siemens e Rwe, secondo produttore tedesco di energia elettrica. “Riguardo all'Italia ed alla Spagna siamo molto ottimisti”, ha spiegato il presidente di “Muenchner Rueck”, Thorsten Jeworrek, “ma anche dal Nordafrica abbiamo ricevuto molti segnali positivi”. Jeworrek si è detto invece scettico su una futura partecipazione francese, poichè “i francesi continuano a puntare sempre molto sul nucleare”.Entro 15 anni, qualora il progetto venisse realizzato, l’impianto sarà competitivo sul mercato.
Dalle pagine del quotidiano tedesco ‘Sueddeutsche Zeitung' si legge che venti aziende tedesche stanno collaborando alla progettazione di
alcune centrali elettriche solari nel Sahara. Avranno a disposizione 400 miliardi di euro per creare gli impianti che riforniranno la Germania e altri Paesi europei.Il progetto, denominato “Desertec”, potrebbe contribuire attivamente alla lotta contro il climate change, anche se la prima fornitura di energia elettrica dovrebbe avvenire tra 10 anni e potrebbe coprire circa il 15% del fabbisogno energetico europeo. Le centrali saranno molto simili a quelle già presenti nel deserto californiano del Mojave ed in Spagna.Probabilmente alle iniziative collaboreranno anche Italia e Spagna ma questo si saprà dopo il 13 luglio, data di creazione del consorzio di cui faranno parte il colosso assicurativo Muenchener Rueck, Deutsche Bank, la Siemens e Rwe, secondo produttore tedesco di energia elettrica. “Riguardo all'Italia ed alla Spagna siamo molto ottimisti”, ha spiegato il presidente di “Muenchner Rueck”, Thorsten Jeworrek, “ma anche dal Nordafrica abbiamo ricevuto molti segnali positivi”. Jeworrek si è detto invece scettico su una futura partecipazione francese, poichè “i francesi continuano a puntare sempre molto sul nucleare”.Entro 15 anni, qualora il progetto venisse realizzato, l’impianto sarà competitivo sul mercato.
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lunedì 15 giugno 2009
Cile, Enel pensa a nuove concessioni per il geotermico
Il governo cileno si prepara a dare in concessione 20 aree ritenute ad “alto potenziale” geotermico ed Enel, che nel paese latinoamericano è attiva in questo settore già da anni, potrebbe essere della partita. Il gruppo italiano è presente in Cile attraverso Enel Green Power, la società che opera nel settore delle fonti rinnovabili, impegnata in due impianti idroelettrici. Nel 2005 è arrivata inoltre la partnership con l’ente petrolifero cileno Empresa Nacional del Petróleo (Enap), che si è concretizzata attraverso la costituzione dell’Empresa Nacional de Geotermía (Eng), di cui il gruppo italiano detiene il 51 per cento. Nel 2006 il rapporto con l’impresa statale cilena si è rafforzata con l’ingresso al 51 per cento nella società Geotermica del Norte (Gdn), dove oltre a Enap è presente con un cinque per cento delle quote Codelco (Corporacion nacional del cobre), l’impresa nazionale per il rame. Attraverso Eng e Gdn Enel ha già avviato sei progetti dal nord al sud del Paese.Ora per il gruppo italiano potrebbero
aprirsi nuove possibilità, dato che Santiago ha deciso di aprire un bando per la concessione e lo sfruttamento da parte di privati di 20 aree dalle quali si può estrarre energia geotermica e che potrebbero permettere al Cile di raddoppiare la propria produzione di energia elettrica. L’ipotesi è contenuta nelle stime prodotte dal ministero cileno alle Miniere e prevede la possibilità di arrivare a una produzione di 16 mila megawatt. Una cifra superiore a quella di tutte le altre fonti già sfruttate nel Paese. Attualmente infatti il Cile può generare fino a 13 mila megawatt, principalmente attraverso centrali idroelettriche e termiche. Secondo quanto riferito dal ministro alle miniere Santiago Gonzalez il governo si attende che “di tutti questi progetti che si svilupperanno nel medio termine, almeno dieci siano proficui e permettano di generare almeno 100 megawatt per uno”. Secondo il governo, ogni progetto avrà bisogno di un investimento di circa 200 milioni di dollari per poter diventare operativo e integrarsi nel sistema elettrico nazionale.
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Società spagnola investe nell'eolico in Macedonia
Skopje - La società spagnola Inval costruirà tre centrali eoliche nella regione orientale della Repubblica macedone, per un valore totale di circa 720 milioni di euro. I parchi eolici saranno dislocati in tre località, come affermato dal rappresentante della "Inval-Spagna" Jordi Molinero, ed in particolare a Stip, dove saranno costruiti 66 mulini a vento di 3Mw di potenza ciascuno con un totale di potenza di circa 200 Mw/h, nonchè a Sveti Nikola e a Kriva Palanka. Gli studi di fattibilità e le analisi del terreno sono stati già completati, e il completamento di tutte le procedure amministrative per la costruzione del mulino a vento Stip dovrebbe iniziare la prossima estate. Secondo gli studi, il parco per la produzione di energia elettrica eolica a Stip produrrà elettricità sufficiente al fabbisogno energetico di 115.000 famiglie.
Alerion, autorizzato uno dei più grandi impianti fotovoltaici d'Italia
Alerion Clean Power S.p.A., società quotata alla Borsa Italiana e attiva nel settore delle energie rinnovabili, ha ricevuto l'autorizzazione per la realizzazione a Castellaneta, in provincia di Taranto, di uno dei più grandi impianti fotovoltaici d'Italia con una potenza complessiva di 14 MW. Lo si legge in un comunicato. L'impianto di Castellaneta è stato completamente sviluppato da Alerion e consentirà una produzione annua a
regime pari a circa 20 GWh/anno. L'impianto fotovoltaico sarà costituito da moduli in silicio policristallino ed eviterà l'emissione in atmosfera di circa 11.800 tonnellate di CO2 all'anno. Il valore complessivo dell'investimento per l'intero impianto sarà pari a circa 50 milioni di euro e la fine dei lavori di costruzione è prevista per il secondo semestre del 2010. L'investimento sarà finanziato tramite ricorso a project financing."L'autorizzazione per la realizzazione del parco fotovoltaico di Castellaneta - ha commentato Giulio Antonello, Amministratore Delegato di Alerion Clean Power S.p.A. - si inserisce nel processo di crescita industriale intrapreso da Alerion negli ultimi anni e ci rende particolarmente orgogliosi perché è frutto della continua capacità di Alerion di ottenere importanti risultati dalla propria pipeline di progetti." "Una volta a regime l'impianto - continua Antonello - ci consentirà di raggiungere circa 23 MW di potenza installata nel fotovoltaico, una posizione di leadership nel segmento a livello nazionale, e un incremento importante verso il target del Piano Industriale che prevede il raggiungimento di 50 MW nel settore fotovoltaico."Con l'impianto di Castellaneta, gli impianti attualmente in esercizio e in costruzione del Gruppo Alerion raggiungono una potenza installata consolidata pari a circa 204 MW eolici, 23 MW fotovoltaici e 5 MW nel settore delle biomasse.
regime pari a circa 20 GWh/anno. L'impianto fotovoltaico sarà costituito da moduli in silicio policristallino ed eviterà l'emissione in atmosfera di circa 11.800 tonnellate di CO2 all'anno. Il valore complessivo dell'investimento per l'intero impianto sarà pari a circa 50 milioni di euro e la fine dei lavori di costruzione è prevista per il secondo semestre del 2010. L'investimento sarà finanziato tramite ricorso a project financing."L'autorizzazione per la realizzazione del parco fotovoltaico di Castellaneta - ha commentato Giulio Antonello, Amministratore Delegato di Alerion Clean Power S.p.A. - si inserisce nel processo di crescita industriale intrapreso da Alerion negli ultimi anni e ci rende particolarmente orgogliosi perché è frutto della continua capacità di Alerion di ottenere importanti risultati dalla propria pipeline di progetti." "Una volta a regime l'impianto - continua Antonello - ci consentirà di raggiungere circa 23 MW di potenza installata nel fotovoltaico, una posizione di leadership nel segmento a livello nazionale, e un incremento importante verso il target del Piano Industriale che prevede il raggiungimento di 50 MW nel settore fotovoltaico."Con l'impianto di Castellaneta, gli impianti attualmente in esercizio e in costruzione del Gruppo Alerion raggiungono una potenza installata consolidata pari a circa 204 MW eolici, 23 MW fotovoltaici e 5 MW nel settore delle biomasse.
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GIORNATA MONDIALE VENTO; BOOM EOLICO DA 18 MLD
ECO-ENERGIA: GIORNATA MONDIALE VENTO; BOOM EOLICO DA 18 MLD
Oltre 200.000 occupati nel mondo e un fatturato di 18 miliardi di euro (nel 2007). Questi i numeri dell'eolico che fa registrare un vero e proprio boom negli ultimi 10 anni con una crescita vicina al 30%. E si celebra oggi, 15 giugno 2009, la Giornata mondiale della materia prima, il vento, che sara' un'occasione, attraverso una serie di manifestazioni, per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla questione dei cambiamenti climatici e sull'importanza della scelta di energie pulite. L'iniziativa interessera' 29 Paesi con il coordinamento congiunto dell'European wind energy association (Ewea) e della Global wind energy council (Gwec). In Italia sono gia' partite una serie di manifestazioni organizzate dall'Associazione nazionale energia del vento (Anev), che si prolungheranno fin al 28 giugno. Quella piu' importante e' organizzata a Roma al parco dei Daini all'interno di Villa Borghese nello spazio multifunzionale pala-energia dell'associazione. A Villa Borghese e' stato allestito un aerogeneratore eolico per permettere ai visitatori di conoscere praticamente l'energia generata dal vento.
Oltre 200.000 occupati nel mondo e un fatturato di 18 miliardi di euro (nel 2007). Questi i numeri dell'eolico che fa registrare un vero e proprio boom negli ultimi 10 anni con una crescita vicina al 30%. E si celebra oggi, 15 giugno 2009, la Giornata mondiale della materia prima, il vento, che sara' un'occasione, attraverso una serie di manifestazioni, per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla questione dei cambiamenti climatici e sull'importanza della scelta di energie pulite. L'iniziativa interessera' 29 Paesi con il coordinamento congiunto dell'European wind energy association (Ewea) e della Global wind energy council (Gwec). In Italia sono gia' partite una serie di manifestazioni organizzate dall'Associazione nazionale energia del vento (Anev), che si prolungheranno fin al 28 giugno. Quella piu' importante e' organizzata a Roma al parco dei Daini all'interno di Villa Borghese nello spazio multifunzionale pala-energia dell'associazione. A Villa Borghese e' stato allestito un aerogeneratore eolico per permettere ai visitatori di conoscere praticamente l'energia generata dal vento.
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Puglia prima in Italia in produzione di energia eolica
Un’intesa arrivata pochi giorni prima della Giornata mondiale del vento che si celebra oggi 15 giugno 2009.
L’Associazione nazionale energia del vento (Anev) ha diffusi i dati sulla produzione di energia eolica in Italia in occasione della Giornata mondiale del vento. La Puglia con 946 Mw è la prima, seguono la Sicilia con 791 Mw e la Campania con 688 Mw. Questa la classifica delle regioni del vento. Al quarto posto la Sardegna (467 Mw), seguita da Basilicata (209 MW), Calabria (192
Mw) e Molise (188 Mw). Con 170 Mw l’Abruzzo e la Toscana con 42 Mw. A chiudere sotto i 15 Mw ci sono Liguria, Lazio, Emilia-Romagna e Umbria. In Puglia la potenzialità al 2020 può raggiungere i 2.070 Mw con oltre 11.000 occupati, in Sicilia si può arrivare a 1.900 Mw per 7.537 occuapti e in Campania 1.915 Mw con 8.738 posti di lavoro. Al 2020 il potenziale è di 16.200 Mw per poco più di 67.010. Un protocollo per sostenere l’eolico tra l’Associazione nazionale energia del vento (Anev) e Greenpeace e Legambiente. Un’intesa arrivata pochi giorni prima della Giornata mondiale del vento che si celebra oggi 15 giugno 2009.
Il presidente dell’Anev, Oreste Vigorito, si è soffermato sull'assenza di una regolamentazione nazionale dell’energia eolica: «Non ci sono delle regole chiare in tutto il territorio nazionale ma ogni regione adotta delle proprie linee guida. Finora Puglia, Campania e Sicilia sono le regioni che si pongono ai primi posti per numeri d’impianti. Marche, Umbria e Sardegna, invece, sono quelle che hanno grandi potenzialità ma danno poche risposte».
Mw) e Molise (188 Mw). Con 170 Mw l’Abruzzo e la Toscana con 42 Mw. A chiudere sotto i 15 Mw ci sono Liguria, Lazio, Emilia-Romagna e Umbria. In Puglia la potenzialità al 2020 può raggiungere i 2.070 Mw con oltre 11.000 occupati, in Sicilia si può arrivare a 1.900 Mw per 7.537 occuapti e in Campania 1.915 Mw con 8.738 posti di lavoro. Al 2020 il potenziale è di 16.200 Mw per poco più di 67.010. Un protocollo per sostenere l’eolico tra l’Associazione nazionale energia del vento (Anev) e Greenpeace e Legambiente. Un’intesa arrivata pochi giorni prima della Giornata mondiale del vento che si celebra oggi 15 giugno 2009.Il presidente dell’Anev, Oreste Vigorito, si è soffermato sull'assenza di una regolamentazione nazionale dell’energia eolica: «Non ci sono delle regole chiare in tutto il territorio nazionale ma ogni regione adotta delle proprie linee guida. Finora Puglia, Campania e Sicilia sono le regioni che si pongono ai primi posti per numeri d’impianti. Marche, Umbria e Sardegna, invece, sono quelle che hanno grandi potenzialità ma danno poche risposte».
Fotovoltaico, «in Sicilia già raggiunta la grid parity»
Parola di Winfried Hoffmann, che nel 1998 coniò il concetto dell'equilibrio tra combustibili fossili e rinnovabili
«In Sicilia la grid parity c'è già», parola di Winfried Hoffmann. Ovvero proprio colui che, nel '98, coniò per primo questo termine ormai così in voga: il punto di magico equilibrio, in cui produrre elettricità dal sole costa quanto produrla con i combustibili fossili. «Fra l'irraggiamento solare di cui gode, gli incentivi governativi in vigore e gli alti prezzi dell'elettricità in Italia, la Sicilia è già arrivata a quel punto di parità», assicura Hoffmann, che oggi è presidente del l'Epia (European photovoltaics industry association) e anche chief technology officer della Applied Materials, il colosso californiano che produce gli impianti per fabbricare chip e che, da pochi anni, si è messo a produrre anche impianti per fabbricare film sottili fotovoltaici, dopo una semplice constatazione: che siano microprocessori o celle solari, sempre silicio è.Difatti, la grid parity – o, se volete, la Legge di Hoffmann – è molto simile alla Legge di Moore che governa il mondo della microelettronica: a parità di prezzo, la potenza raddoppia ogni due anni. Certo, nel caso del silicio per applicazioni fotovoltaiche, il passo di marcia non è esponenziale come nei chip. Ma, come anticipato da Hoffmann nel suo grafico (pubblicato qui sotto) è comunque un passo costante. «Con le appropriate condizioni regolamentari – commenta Hoffmann, incontrato alla fiera Intersolar di Monaco – siamo in grado di ridurre i costi dell'energia prodotta con il fotovoltaico dell'8% all'anno. Il che vuol dire che i costi si riducono del 50% ogni otto». Gli otto anni di Hoffmann contro i due di Moore. Pur sempre «una prospettiva interessante, per gli investitori», assicura.È dal 1979, che herr Hoffmann si occupa di energia solare. Ha realizzato la joint venture fotovoltaica fra la sua azienda e la Daimler-Benz Aerospace. Direttore generale della Applied Solar Energy è poi diventato presidente della Rwe Schott. Oggi, vero credente del fotovoltaico, è la mente tecnologica dei laboratori di ricerca della Applied Materials, in Europa, Stati Uniti e Asia.«La nostra SunFab, permette la produzione di pannelli a film sottile fino a 450 watt ciascuno», spiega Randir Thakur, direttore generale della divisione solare di Applied Materials e vero credente del silicio, nel quale ha lavorato tutta la vita. La SunFab è una vera e propria fabbrica di pannelli solari chiavi in mano. «I nostri clienti – aggiunge – hanno già una capacità produttiva di 200 Mw l'anno, la quale crescerà rapidamente». Finora sono state vendute 14 Sun Fab, una delle quali in Sicilia, al gruppo Moncada, che sarà installata a luglio e funzionante per fine anno.Nel giro di altri cinque o sei anni, l'evoluzione tecnologica porterà il fotovoltaico alla grid parity anche senza incentivi statali, quelli che Hoffmann chiama «le appropriate condizioni regolamentari». In altre parole, la grid parity sta per arrivare anche in tutto il resto d'Italia. «L'Italia – rimarca Hoffmann – non dovrebbe attendere un altro giorno e investire rapidamente sul solare. Secondo gli impegni presi in Europa, entro il 2020 il 12% del mix energetico dovrà venire dal solare. Le feed in tariffs, come il Conto Energia, devono continuare per sostenere il mercato. E sostenendo il mercato si fanno nascere aziende e si creano posti di lavoro». I vantaggi ci sono. Lo testimonia la Legge di Hoffmann.
«In Sicilia la grid parity c'è già», parola di Winfried Hoffmann. Ovvero proprio colui che, nel '98, coniò per primo questo termine ormai così in voga: il punto di magico equilibrio, in cui produrre elettricità dal sole costa quanto produrla con i combustibili fossili. «Fra l'irraggiamento solare di cui gode, gli incentivi governativi in vigore e gli alti prezzi dell'elettricità in Italia, la Sicilia è già arrivata a quel punto di parità», assicura Hoffmann, che oggi è presidente del l'Epia (European photovoltaics industry association) e anche chief technology officer della Applied Materials, il colosso californiano che produce gli impianti per fabbricare chip e che, da pochi anni, si è messo a produrre anche impianti per fabbricare film sottili fotovoltaici, dopo una semplice constatazione: che siano microprocessori o celle solari, sempre silicio è.Difatti, la grid parity – o, se volete, la Legge di Hoffmann – è molto simile alla Legge di Moore che governa il mondo della microelettronica: a parità di prezzo, la potenza raddoppia ogni due anni. Certo, nel caso del silicio per applicazioni fotovoltaiche, il passo di marcia non è esponenziale come nei chip. Ma, come anticipato da Hoffmann nel suo grafico (pubblicato qui sotto) è comunque un passo costante. «Con le appropriate condizioni regolamentari – commenta Hoffmann, incontrato alla fiera Intersolar di Monaco – siamo in grado di ridurre i costi dell'energia prodotta con il fotovoltaico dell'8% all'anno. Il che vuol dire che i costi si riducono del 50% ogni otto». Gli otto anni di Hoffmann contro i due di Moore. Pur sempre «una prospettiva interessante, per gli investitori», assicura.È dal 1979, che herr Hoffmann si occupa di energia solare. Ha realizzato la joint venture fotovoltaica fra la sua azienda e la Daimler-Benz Aerospace. Direttore generale della Applied Solar Energy è poi diventato presidente della Rwe Schott. Oggi, vero credente del fotovoltaico, è la mente tecnologica dei laboratori di ricerca della Applied Materials, in Europa, Stati Uniti e Asia.«La nostra SunFab, permette la produzione di pannelli a film sottile fino a 450 watt ciascuno», spiega Randir Thakur, direttore generale della divisione solare di Applied Materials e vero credente del silicio, nel quale ha lavorato tutta la vita. La SunFab è una vera e propria fabbrica di pannelli solari chiavi in mano. «I nostri clienti – aggiunge – hanno già una capacità produttiva di 200 Mw l'anno, la quale crescerà rapidamente». Finora sono state vendute 14 Sun Fab, una delle quali in Sicilia, al gruppo Moncada, che sarà installata a luglio e funzionante per fine anno.Nel giro di altri cinque o sei anni, l'evoluzione tecnologica porterà il fotovoltaico alla grid parity anche senza incentivi statali, quelli che Hoffmann chiama «le appropriate condizioni regolamentari». In altre parole, la grid parity sta per arrivare anche in tutto il resto d'Italia. «L'Italia – rimarca Hoffmann – non dovrebbe attendere un altro giorno e investire rapidamente sul solare. Secondo gli impegni presi in Europa, entro il 2020 il 12% del mix energetico dovrà venire dal solare. Le feed in tariffs, come il Conto Energia, devono continuare per sostenere il mercato. E sostenendo il mercato si fanno nascere aziende e si creano posti di lavoro». I vantaggi ci sono. Lo testimonia la Legge di Hoffmann.
DA DON CHISCIOTTE A VOLVER,IN SPAGNA TERRA VENTO
ECO-ENERGIA: DA DON CHISCIOTTE A VOLVER, IN SPAGNA TERRA VENTODa 'Don Chisciotte' a 'Volver', la regione spagnola della Mancia, quella dei mulini a vento e del picaresco su cui soffia incessamente il solano (vento meridionale della Spagna), e' la terra del vento celebrata nell'opera di Miguel Cervantes e nel film di Pedro Almodovar. La Mancia, grazie a un piano predisposto, e' stata la prima regione spagnola a elevare a rango di norma l'utilizzo di energie pulite il suo territorio, che equivalgono al 15,7% di quello spagnolo. E' la regione piu' verde della penisola iberica, dal momento che genera attualmente circa 3.400 megawatt, dei quali ben 3.189 di energia eolica, pari al 22,7% di quella prodotta sull'intero territorio nazionale. Negli oltre 80.000 km quadrati della terra del vento e' in costruzione l'impianto fotovoltaico piu' grande del mondo che si estende su una superficie di 200 ettari pari a 210 campi di calcio regolamentari per un costo stimato di 500 milioni di euro e eviteranno oltre 30.500 tonnellate di CO2 l'anno. E se Cervantes lottava contro gli storici mulini a vento presenti in quel territorio dal medioevo, nel film di Almodovar il vento che non smette mai di soffiare e' causa la pazzia degli abitanti di quel luogo, oltre a alimentare incendi che animano, nelle intenzioni del regista, cose e spirito.
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